Decido di pubblicare questa rigorosa intervista di Candela Copparoni, che ringrazio, perchè è necessario conoscere cosa si muove nel mondo giovanile e cosa può fare la differenza.
Avendo seguito la straordinaria esperienza della Summer School Interuniversitaria dell'estate scorsa in Val di Sole, Trentino, mi sono resa conto dell'importanza di trovare testimoni che sorreggano i nostri giovani, li motivino e quanta cura va riservata a questo compito.
LA POLITICA IN MANO AI GIOVANI
di Candela Copparoni
cittanuova.it
"Decidere di donare le proprie capacità e forze vitali a un impegno sociale o politico: uno slancio da valorizzare. Intervista a Cristina Guarda.
Cristina Guarda è membro del Parlamento europeo per Europa
Verde. Imprenditrice, gestisce un’azienda agricola ed è impegnata attivamente
nelle questioni che riguardano il suo territorio, il Veneto. Il suo
coinvolgimento in politica suscita l’interesse di altri giovani che vorrebbero
seguire la stessa strada.
Nell’ambito della Summer School interuniversitaria EduCare:
Oggi per essere futuro, i partecipanti
hanno approfondito su come essere dei buoni educatori, legando la tematica alla
riflessione sulla propria vocazione personale e professionale. Secondo te, che rilevanza ha questo tipo
di formazione per i giovani e quindi per la realtà del nostro Paese?
È assolutamente importante, perché credo che sia nell’ambito
accademico che nell’ambito politico ci sia difficoltà nel riappropriarsi
dell’umanità e di tutto quello che ci sta dietro, come le relazioni. Le
competenze non si costruiscono sulla base esclusivamente di un apprendimento
accademico, ma si fondano anche sulla propria esperienza personale, sull’intelligenza
emotiva che possiamo allenare, sulla propria ricchezza.
Se penso alla relazione tra politica e mondo accademico, quello che vedo molto spesso è proprio la necessità di rigenerare connessioni tra le battaglie locali e il mondo accademico, che deve essere di supporto perché deve dare consistenza a quella che invece è un grido d’allarme o una proposta lanciata a livello territoriale. Se non c’è questa sinergia, se non c’è l’umanità all’interno di questi due mondi, quello politico della cittadinanza attiva e quello universitario, istituzionale e di insegnamento, probabilmente qualcosa manca. Per quanto mi riguarda, le migliori lotte che ho fatto, quelle che sono riuscite ad ottenere grandi risultati, sono state costruite attraverso l’unione tra queste due competenze.
I giovani, spesso
privi ancora di esperienza, ricevono l’ascolto e il riconoscimento che servono
per partecipare in politica?
Bisogna darglielo, cioè, bisogna che anche noi giovani ce ne
riappropriamo dove ne abbiamo la possibilità. Non dobbiamo mai pensare di essere
facilmente sostituibili.
L’impegno, la dedizione, l’energia che un giovane può
trasmettere in qualsiasi ambito, da quello lavorativo, a quello del
volontariato, fino all’ambito politico, è unico. Per questo bisogna fare
alleanze intergenerazionali che non guardino dal giovane verso l’anziano, ma
che dall’anziano, dalla persona con più esperienza, guardino al giovane proprio
per dargli spazio e possibilità di realizzazione.
E soprattutto non dobbiamo spegnere la fiammella, c’è bisogno di far sì che l’entusiasmo e la proposta giovanile trovino realizzazione per dare la consistenza del proprio impegno e per non allontanarli da questo contesto.
A partire dalla tua
esperienza personale, che consiglio daresti alle studentesse e agli studenti
che vorrebbero impiegare la loro vita nella politica?
Gli direi di impegnarsi in qualcosa, in un ambito di
volontariato, di attivismo, lavorativo, professionale, qualcosa che sia vicino
alla loro sensazione, alla loro sensibilità, alle loro passioni, per consentire
a loro stessi di dare il meglio. Gli direi anche di specializzarsi in qualcosa,
di avere delle competenze, penso all’ambito ambientale piuttosto che a quello
della cultura, del diritto sociale, ecc., per diventare utili e importanti
all’interno dei processi politici. Acquisendo competenze e generando relazioni
si ottiene anche una credibilità che spesso nell’ambito politico è molto
positiva.
Io ho iniziato così, facendo attività di volontariato e di
cittadinanza attiva, ed elaborando progetti e strategie utili per questi
settori piuttosto che per il mio ambito comunale e provinciale, dove appunto
sento di potermi esprimere meglio. Ed è questo che consiglio a chi vuole
avvicinarsi al mondo politico.
Però soprattutto è specialmente importante ricordare che non
lo si fa per se stessi, e che la fiammella di passione per la cosa pubblica non
è una fiammella che nasce per fare un percorso professionale. Bisogna essere
sempre pronti a perdere tutto, e quindi serve avere le basi solide nella
propria vita, rispetto per se stessi e sicurezza, a prescindere dalla politica.
Sennò nel momento in cui entri all’interno di determinati mondi molto
competitivi rischi di lavorare per mantenere quello status, quella posizione
non soltanto economica ma anche di potere, perché molti sono attratti dalla
necessità di avere controllo di qualcosa. E lì si perde tutto, si perde il
motivo per cui si è iniziato, il motivo per cui la politica doveva essere
fatta.
Quali sono i tuoi
ambiti di attuazione e in che modo questo ti contraddistingue?
Provo ad esserci dove gli altri non ci sono, ascolto i
piccoli comitati, li incontro e rispondo sempre quando un singolo cittadino o
un gruppo mi presenta un problema. Ho cominciato ad occuparmi di olimpiadi
quando tutti erano assolutamente ignari delle problematiche, di trasporto
pubblico, di dispersione di risorse pubbliche, di problemi di ambito ambientale
che venivano ignorati dagli altri. Ho cominciato ad occuparmene io e piano
piano è diventata una lotta comune, dando voce a quei pochi cittadini che a
livello locale cercavano di difendere la dignità della propria terra e non
resistere all’imposizione di grandi eventi da parte di politici che non si
erano nemmeno confrontati con la comunità.
Poi il tema sostanziale nel mio percorso politico è stato
quello della prevenzione degli avvelenamenti e della protezione della salute
pubblica dagli inquinamenti. È un tema che ricorre molto spesso, si parla della
semplice contaminazione di una roggia e si arriva fino a grandi contaminazioni
di aria, acqua o suolo da parte di grandi imprese. Non di rado sono i cittadini
che si mobilitano contro queste che sono violazioni della normativa europea,
italiana e anche regionale, e si ritrovano inascoltati. Da lì, da quella
sofferenza, bisogna trarre un insegnamento, e cercare di capire che cosa si può
fare di diverso.
Io ho sempre cercato di dare loro la credibilità e
l’ascolto, di accompagnarli dove magari esageravano a contenere il proprio
linguaggio, e di aiutarli a farsi accompagnare da chi da un punto di vista
accademico e formativo poteva suggerirli meglio come agire per riuscire a
generare strategie o soluzioni alternative, facendole fare direttamente dai
comitati. Non deve essere una cosa firmata dalla Guarda, ma dalla comunità.
Questa è l’esperienza che ho fatto io dove gli altri non ascoltano, dove gli
altri non ci sono.
Durante la Summer
School è emersa la preoccupazione sulla possibilità di conciliare famiglia e
lavoro. In quanto donna in carriera e madre, ritieni che siano due progetti
raggiungibili in contemporanea?
Questo è un interrogativo e una preoccupazione purtroppo
molto reale. Devo essere sincera: pur avendo conosciuto in passato la
difficoltà genitoriale e specialmente femminile nel riuscire a coniugare la
necessità di realizzazione personale-professionale e familiare, oggi essendo
diventata sia europarlamentare che mamma ho constatato che è davvero di una
complessità che molto spesso non si riesce a capire.
Comprendo chi si pone questo problema, e me lo pongo io
stessa, trovandomi pronta oggi, pur soffrendo, a dire di no ad incarichi che
potrebbero aiutarmi da un punto di vista politico, ma che in realtà non mi
aiuterebbero a svolgere il mio compito di mamma. È molto doloroso, perché
significa dover rinunciare a qualcosa, e dal mio punto di vista non è giusto.
Questa consapevolezza personale mi spinge ancora di più a
essere determinata, anche un po’ ad arrabbiarmi di fronte alle scelte che sto
vedendo sia a livello locale che in Parlamento europeo.
A quali scelte ti
riferisci?
Vedo che le politiche sociali vengono sempre dopo
qualcos’altro, ad oggi la difesa. Per questo ritengo che purtroppo siamo ancora
politicamente e culturalmente molto indietro nell’affrontare il rispetto del
diritto della donna, e anche dell’uomo genitore, di poter non rinunciare a fare
qualcosa in più della propria vita. Qui c’è una buona dose di patriarcato –
anche se per molti non è una parola popolare – da dover smantellare, purtroppo
esiste ed è intrinseco sia negli uomini che nelle donne. E dobbiamo combatterlo
culturalmente, dobbiamo rendercene consapevoli, liberarci da alcuni
preconcetti, anche della colpa, tipicamente presenti in questa esperienza, e
dobbiamo costruire le possibilità sociali per riuscire ad avere supporto.
Questo non significherà mai abbandonare il proprio ruolo di madre, ovviamente,
ma significa darci la possibilità di bilanciare, a seconda della nostra
sensibilità e delle necessità dei nostri figli, una realizzazione che sia a
360°, perché credo che un genitore possa dare il proprio meglio tanto più se è
realizzato personalmente e professionalmente. Questo implica comunque fare
rinunce, ma anche garantire che ci sia la possibilità di scelta.
Ecco i punti chiave della nuova normativa:
Voto per delega: Le deputate non dovranno più essere
fisicamente presenti in aula per votare, ma potranno delegare il proprio voto a
un altro membro del Parlamento europeo.
Periodo di validità: Il diritto di delega può essere
esercitato fino a tre mesi prima della data prevista per il parto e fino a sei
mesi dopo la nascita del figlio.