Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.
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giovedì 24 novembre 2022

Quando la rabbia del figlio trasforma la mamma in ...una quercia.



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La mamma di Paolino era così rattristata per essersi fatta prendere dall'esplosione di rabbia verso il figlio!

La mamma allora ne parla con l'amica Laura, esperta nel supporto genitoriale,  che l'ascolta per molto tempo, con attenzione, ma poi mamma si blocca e  pensa a quando andrà a riprendere Paolino a scuola.  E lui farà la solita tiritera e lei sente già un nodo alla gola.  Laura se ne accorge. Aspetta un po',  poi rievoca  una immagine.

"Sai l'immagine della quercia? Soffiano i venti, arrivano temporali e grandinate, ma poi risplende il sole che  gioca fra  i suoi  rami.  Gli uccellini cantano e la rallegrano,  la brezza l'accarezza e l'abbraccia, mentre lei guarda il mare che le manda spruzzi di gioia. Lei sta sempre lì, fedele e forte, non si piega, non si ritira, non si dà colpe di quel che accade al tempo meteorologico... "

 Mamma ama molto  il mare e il pensiero vola... Incontra anche una burrasca e si scuote...

"Sai l'immagine della quercia?" riprende Laura. "Ecco tu sei una quercia. Il tuo bambino è  il tempo meteorologico. 

Soffia come il vento, esplode come i temporali e le grandinate, splende e ti ama all'impossibile ed è  come il sole che gioca fra  i suoi  rami, fra le tue braccia. 

Come gli uccellini canta e ti rallegra, come  la brezza ti accarezza e ti abbraccia mentre tu guardi il mare,   il futuro per lui che immagini pieno  di  spruzzi di gioia.

Non hai sbagliato nulla con tuo figlio.

Lui è  un bambino.  Che esplode o accarezza.

Tu sei la sua quercia  che accoglie il bello e il suo cattivo tempo.

Ma resta lì." 

Laura si ferma, mentre mamma ascolta le sue emozioni. Una valanga che sta per acquietarsi. Forse.

"Ma resta lì..." prosegue Laura.

"Non si accascia, freme e si piega un po'. Anche se soffre sa che lei starà    ferma,  con tutta la forza di cui è  capace, aggrappandosi alle radici.  Un po' fiera un po' provata.

Sai che  se lui, tuo figlio,  trova la quercia, sua madre,  fissa, salda, , allora gli passerà  il temporale e la rabbia.

Se vede che la mamma soffre e si ferisce,  il temporale  faticherà  a passare, perché  si sentirà  colpevole.

I temporali e   gli scoppi di ira nei bambini solitamente  sono fisiologici."

 La mamma di Paolino alza ora occhi  fiduciosi  verso il cielo, fuori... mentre l'amica prosegue: 

"Lui è un bambino libero, capace di esprimersi e lui è così perchè la madre ha lavorato bene. E' stata brava e lui esprime il positivo e il negativo a 360°.  E sarà  una bella persona.

Bene che  esprima il dolore... Deve essere guidato a tirarlo fuori in sicurezza per  sè e per gli altri.

Se la quercia regge le emozioni,  allora lui sarà  aiutato. E gli passeranno gli scoppi di ira.

Se la mamma  sdrammatizza e non si dà colpe e accetta quel  che è  fisiologico,  lui la troverà autorevole e ferma e si fermerà anche lui,  pian piano,  si autoregola in sicurezza."

Ma come le querce hanno bisogno di cure, così anche mamma-quercia userà compassione e premura verso di sè, attesa e comprensione. E anche noi... una carezza gliela mandiamo!

 pubblicato da Annamaria Gatti

Foto: da Tuttogreen


mercoledì 16 febbraio 2022

Come aiutare Paolino che si arrabbia?


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Nel post precedente Paolino era proprio in sofferenza, ma anche la  sua mamma. Si era descritto l'ennesimo fattaccio in cui la rabbia di Paolino era esplosa, lasciando la mamma stupita e addolorata, preoccupata e disorientata. Mamma e papà avevano  ignorato e gestito, avevano provato anche a castigare Paolino, senza risultati apprezzabili.

Infatti non serve fingere che nulla sia accaduto, è una disconferma del bambino.  Ce lo ricorda Francesca Broccoli in un titolo consolante  "Lascia che si arrabbi" - Sperling e Kupfer.

Non serve reprimere, ma si trovano modalità diverse da quella verbale, per manifestarla.
Paolino deve descrivere cosa gli succede, deve poterlo fare usando linguaggi diversi,  per esprimere,  dare un nome a ciò che vive prima , durante e dopo la reazione di rabbia,  che è sempre un  dolore, spesso celato a lungo. E deve poter scaricare  questo stato emotivo, in modo sicuro e non dannoso.


Inoltre... Punire un bambino che tende ad arrabbiarsi  perchè non si sente apprezzato, ci ricorda Margot Sunderland, abbassa i livelli di serotonina,  alza quelli di noradrenalina e lo rende più incline all'impulsività e alla scarica motoria. Invece  bambini appagati e felici,  che si sentono amati e coccolati, tendono meno  a manifestare impulsi aggressivi.

In fondo la rabbia è un' emozione fondamentale per l'uomo e di difficile gestione, certo!
Ma occorre imparare a regolare i propri stati d'animo e i relativi comportamenti e l'adulto deve sostenere le capacità di regolazione delle emozioni nei bambini,  per consentire fin dalla nascita di avere gli strumenti per modularle e renderle proficue.

Un cammino quindi, quello di Paolino e dei suoi genitori, di conoscenza, di dialogo, di osservazione e di  condivisione, di esercizio di coerenza e attenzione da parte degli adulti e di possibilità di fare esperienze significative e adeguate. Perchè... occorre so-stare con i bambini, per aiutarli a crescere bene.


pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
Foto da: fotocommunity

venerdì 4 febbraio 2022

Una favola per riprendere fiducia: PAOLINA "NONCIRIESCO"

fonte: CITTA' NUOVA, gennaio 2022
racconto di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti

PAOLINA ...NONCIRIESCO!

Paolina oggi pare proprio nei guai e neppure il suo orsobimbo di peluche riesce a consolarla: sta realizzando un disegno su un grande foglio disposto sul prato e qualcosa non va.

“NON CI RIESCO!” sbotta l’orsetta lanciando lontano una matita colorata.

La matita finisce fra le zampe di Sandro che sta correndo verso di lei, tutto festoso, perché vuole invitarla a giocare a nascondino.

“Ehi, che ti succede Paolina?” chiede stupito.

“Devo disegnare il bosco,  ma NON CI RIESCO. Mi sento proprio una gocciolina persa nel mare.”

“Ehhh ti capisco, ti senti anche come una nuvoletta sola nel cielo?”

Orsobimbo annuisce. “ Vedi? Anche lui sta male come me” chiarisce   Paolina.

Sandro osserva orsobimbo, ma lo trova in ottima forma, per essere un peluche malato o triste.

“Mi dispiace Paolina che tu ti senta incapace.”

Questo sembrerebbe già un buon inizio, ma lei ribatte:

“Non sono incapace solo NON CI RIESCO!”

Sandro così prende in braccio l’orsobimbo e lo accarezza.

“Piccolo amico, come possiamo aiutarla a RIUSCIRE?”

Sandro è proprio furbetto. Bisbiglia qualcosa ad orsobimbo e poi si rivolge all’amica:

“Lui dice che se ti portiamo a passeggio per il bosco subito, tu scoprirai tante cose da disegnare e poi ti aiuteremo noi a fare il tuo capolavoro.”

Sandro è stato convincente: Paolina riprende coraggio e si rasserena.

“Andiamo orsobimbo” dice sottovoce, “una passeggiata ci piace e riprenderemo dopo a disegnare il bosco. Non è che tu sei incapace, solo anche tu hai bisogno di un po’ di coraggio e di fiducia…”

E il bosco non era mai stato così invitante, prima del letargo. 

Ora Paolina sarà in letargo, ma il suo disegno è là,  appeso nella tana, per ricordarle che non serve scoraggiarsi se non si riesce. 

Meglio scovare occasioni per  ricominciare sempre, magari in compagnia di  qualche amico, fratello... maestra... nonno...  

pubblicato da Annamaria Gatti
 

mercoledì 19 febbraio 2020

Un mese senza social. Un romanzo

Copertina di 'Liberamente Veronica'

LIBERAMENTE VERONICA 
i miei 30 giorni senza social

di Fernando  Muraca

Città Nuova

Recensione di Annamaria Gatti

Fra le pubblicazioni interessanti e ben curate della collana Narratori di Città Nuova, il lavoro di Fernando Muraca “Liberamente Veronica i miei 30 giorni senza i social” è particolarmente coinvolgente  non solo  per genitori, insegnanti o nonni, ma per qualsiasi adulto che voglia, senza troppe ricerche,  riflettere su un tema greve, che riguarda davvero tutti.

Mi piacerebbe  rivolgere queste impressioni ai ragazzi, perché il romanzo è ben scritto e va diretto al cuore e alla mente di un quindicenne o giù di lì, anche se un dodicenne, soprattutto  al femminile, ci si immergerebbe subito con grande facilità.

E’ talmente credibile  che  non pare proprio  scritto da un serioso e definito “puntiglioso” padre di famiglia. Come fa un “uomo"  a immedesimarsi con una quindicenne e raccontare così bene la faccenda?  Perché poi la storia è inquietante: Veronica davvero si fa un mese senza social. Pazzesco, direte voi!  Poi in terza di copertina si legge che Muraca è scrittore, appassionato della questione social e  autore di film.
La cosa quindi prende una sua fisionomia, soprattutto quando scopriamo alcune variazioni sul tema adolescenti: se Luigi e  Daniele, figli dell’autore, hanno acconsentito a metterci del loro, con due “postfazioni”  significa che  ne valeva la pena.

Noi adulti siamo presi da  un forte senso di colpa, quando vediamo i nostri ragazzi farsi parabola sui loro mini schermi, appendici della loro esistenza, e questo libro ci aiuta a trovare le parole per dirlo, questo dolore. Dire che  così non è giusto, che la bellezza di questi nostri figli o nipoti non può essere soffocata da artigli prepotenti e invisibili. 

Scoprire il coperchio che tiene a mollo forzato creatività e tempo, sonno e relazioni vere, ci darebbe una grande soddisfazione e ci piacerebbe che in tutti i collegi docenti  ci fossero una ventina di prof tipo La Balena Bianca (soprannome curioso).  Bella questa prof che  si appassiona, difende i suoi studenti, li rispetta nella libertà, caparbiamente sosta con le loro criticità,  condivide e viene ricompensata. E la scuola nel libro ci fa proprio una bella e onorevole figura, grazie a lei, mentre  l'invito  alle scolaresche a digiunare di social, balza prepotentemente ovvio e intrigante da queste pagine.

Veronica, giovane studentessa, si racconta in prima persona quando viene sfidata a misurarsi coraggiosamente, e inizialmente in solitudine, con l’assenza del cellulare e dei suoi annessi e connessi. Sarà così che Veronica  VEDE… scopre  la REALTA’ delle cose intorno, dell’altro, del tempo, della bellezza, della vera amicizia, della condivisione che toglie la benda dallo sguardo per comprendere, capire e amarsi e giocarsi nella relazione e nella scrittura di un diario di bordo, che invia quotidianamente alla prof, diario che diventa un manuale di salvezza esistenziale.

Piace questa ragazza autonoma, decisa, con i suoi limiti e i suoi talenti. E’ una bella protagonista, attraverso cui l’autore passa molte informazioni autorevoli, documentate nella bibliografia, che a noi servono davvero in sintesi, per trovare al bisogno quelle parole.
La voglia di spegnere tutto viene, a leggere di Veronica, ma se non sempre è possibile  praticamente, il romanzo ci fa da semaforo, da campanello d’allarme, ci convince che è possibile gestire con intelligenza questo strumento, perché sia strumento davvero e non padrone della vita.


martedì 30 luglio 2019

EDUCARE ALLA FELICITA' : ridere a scuola conviene?

Educare alla felicità




Dalla bella terra di Puglia un libro da non perdere.
L'autrice di "EDUCARE ALLA FELICITA'", EDITRICE LA MERIDIANA, MOLFETTA,  è LUCIA SURIANO, insegnante e madre di tre figlie.
Conoscerla è come incontrare un torrente fresco e rilassante, accompagnato da un entusiasmo contagioso, frutto di tenacia e di coraggio.
Lucia ha  fatto dell'insegnamento una vera missione e si è giocata il tutto per tutto, con il desiderio di portare un cambiamento sostanziale, un benessere per chi la scuola la fa e la vive, insomma auspicheremmo il motore e l'obiettivo  nel DNA di ogni docente.
Risultati immagini per lucia suriano immagini Lucia Suriano

Incontrarla a Molfetta presso l'editrice La Meridiana,  mi ha appunto contagiato e in lei ho trovato molte conferme e condivisioni. Il suo libro è esattamente la copia dell'autrice, frizzante e impegnativo, mai banale e scontato, molto vissuto e curioso, soprattutto per chi non ha mai incrociato lo Yoga della Risata, di cui lei è "teacher". Le ho chiesto un'intervista che lei ha gentilmente rilasciato e da cui si ricavano informazioni interessanti e l'umile e intelligente certezza che il cammino è sempre aperto e destinato a contaminarsi, crescendo in qualità.

 Lucia Suriano,quali sorprese ha riservato questo lavoro? 

Molte sono state le sorprese che sono giunte con la pubblicazione di Educare alla Felicità, innanzitutto vedere il mio lavoro divulgato in tutta Italia ed essere accolto con grande entusiasmo nel mondo educativo e della scuola, leggere e ricevere feedback molto positivi circa l’esperienza proposta e le idee racchiuse nel libro è stato molto bello e gratificante. Partecipare a convegni nazionali per comunicare e condividere la mia idea di scuola, ha fatto sì che io iniziassi a dialogare e a progettare formazione  per generare concretamente un cambio di paradigma nel mondo della scuola italiana, forse questa è la sorpresa che ho accolto e vivo con maggiore responsabilità. Incontrare centinaia di colleghi insegnanti e provare con loro a trovare strade possibili per realizzare una scuola più felice è senza ombra di dubbio ciò che mi sorprende e spinge a continuare a studiare e a sperimentare. C’è un bisogno che io avevo intuito ed al quale ho dato voce con educare alla felicità, mi sorprendo ad essere parte di una comunità molto ampia che al contrario di quanto si pensa, lavora quotidianamente sul campo per vedere la scuola del nostro Paese stare Bene.
Infine ma non ultima tra le sorprese, la grande opportunità di avere Edizioni la meridiana come casa editrice che mi ha seguita, ha creduto in me e mi ha permesso di spiccare il volo, rimanendo sempre porto sicuro.

 Il libro propone sezioni di narrazione. Quanta storia personale nel tuo lavoro?


Molto, se non tutto, parte dalla mia storia personale, poiché io sono fermamente convinta del valore delle nostre biografie. Un insegnante, un genitore, un educatore non può prescindere dalla sua storia personale, poiché da essa nel bene e nel male si genera ciò che siamo. Riflettere e lavorare sulle esperienze vissute ci rende consapevoli del nostro agire e sentire, dunque, rende possibile anche la scelta di operare cambiamenti nel nostro modo di essere e nelle nostre convinzioni per diventare professionisti consapevolmente umani.



   Quando si scrive si vuole comunicare ad ...altro. A chi si rivolge in particolare l'autrice del libro?

Educare alla Felicità è rivolto a tutti, poiché tutti nella vita ci occupiamo di educare. Insegnanti, educatori e genitori senza ombra di dubbio i principali interlocutori, ma tutti nella vita siamo continuamente educatori di noi stessi e di chi incontriamo nella nostra quotidianità.

    Tre buoni motivi per educare alla felicità a scuola...

·         Per apprendere di più e meglio
·         Per stare bene e imparare che la felicità non sta negli obiettivi da perseguire,     ma è uno stile di vita, è una scelta che facciamo quotidianamente anche quando le esperienze che viviamo non sono “facili”
·         Per offrire ai nostri bambini e ragazzi strumenti di vita che li porteranno ad essere prima di tutto persone di valore.


Da quale età iniziare? Si potrebbe rispondere dalla vita intrauterina...

Senza ombra di dubbio! Offrire ai nostri bambini gravidanze serene, ricche di esperienze emotive di significato, fa sì che sin dalla vita intrauterina si inizino a generare tracce che poi potranno essere meglio segnate in tutto lo sviluppo post natale.

    
Quali ricadute sugli insegnanti? E sui genitori?

Le ricadute sugli insegnanti e sui genitori sono collegate soprattutto alla possibilità di crearsi uno spazio di decompressione dalle fatiche che l’educare comporta.

Abbiamo letto nel tuo libro di applicazioni della metodologia dello Yoga della Risata e interazioni in ogni  zona d'Italia. A tuo parere dove ha trovato la migliore accoglienza e perchè, secondo te?


 Io non credo ci sia un luogo dove si sia sviluppato meglio o abbia avuto migliore accoglienza, ci sono esperienze molto significative in tutta Italia, la differenza la fanno le persone, io ho incontrato moltissimi leader e teacher di yoga della risata, quelli che ho ritenuto molto validi sono coloro che già erano professionisti della scuola o psicologi o educatori. Sono fermamente convinta che la differenza la facciano solo ed esclusivamente le persone, i loro bagagli culturali ed esperienziali che costituiscono poi la qualità umana e la qualità di ciò che mettono in campo realizzando progetti di valore.


    Occorre diventare quel genere di teacher per educare alla felicità? 

Come ho più volte detto non esiste una certificazione per diventare insegnanti “Educare alla Felicità”, io nel libro propongo lo yoga della risata come strumento molto valido per recuperare la dicotomia tra risata e scuola.
Per educare alla felicità occorre molto di più che una certificazione e questo gli insegnanti lo sanno molto bene, per questo il lavoro nei corsi di formazione con me non è mai uguale, partendo da una base di studio fondata sugli studi delle neuroscienze, di psicologia positiva e di molto altro, lavoro sulla costruzione di percorsi che poi ciascun insegnante realizzerà in autonomia e completa originalità.


  Quali consigli per chi intenda proporre questo percorso?

Essere autenticamente convinti che la risata sia uno strumento utile, non una strategia didattica, ma un ingrediente imprescindibile nel modo di incontrare gli alunni e di offrire loro opportunità di crescere in modo sano e completo puntando allo sviluppo armonico e mai separato di cuore, corpo e mente.

Quali sono le caratteristiche che tu vedi necessarie in un insegnante che voglia riflettere sulle tue proposte e applicarle? 

Io credo che la caratteristica fondamentale per un insegnante che educa alla felicità sia prima di tutto la voglia di mettersi costantemente in gioco, educare alla felicità ti chiede di lavorare molto su te stesso ancor prima che sui tuoi alunni.

 ...Quindi più che una nuova materia di studio è una esperienza di vita?

Educare alla Felicità non è un metodo. Uno stile di vita? Può esserlo, si. Del resto quale è lo scopo che un educatore persegue nella sua attività, se non quello di offrire opportunità di crescita? Ecco cosa è Educare alla Felicità: una opportunità per chi educa e per chi si lascia educare, per vivere accogliendo tutto ciò che accade come occasione per diventare persone migliori.

Tre buoni motivi per leggere il tuo libro…  comunque si decida di applicare le tue proposte.

Oggi ci troviamo di fronte alla perdita di valore dell’istituzione educativa per eccellenza, se accade vuol dire che qualcosa è andata storta, se accade vuol dire che abbiamo la possibilità di cambiare rotta, di permettere alla scuola italiana di riprendere il suo spazio, ma questo non è possibile se rimaniamo ancorati a convinzioni rigide e gerarchiche. Abbiamo bisogno di un cambiamento, il cambiamento che io propongo non è affatto semplice ma è il cambiamento più necessario quello che passa attraverso la cura di chi la scuola la vive, la fa e la costituisce. Questo è il motivo che mi spinge a cercare strade possibili, mai uguali, che trovano fondamento in quella intuizione che quattro anni fa mi spinse ad uscire dalla mia zona di comfort e mettermi in gioco per un progetto molto più grande di me quale è Educare alla Felicità.

Quali progetti sta studiando e preparando  Lucia Suriano?

In questo periodo sto completando il mio nuovo lavoro editoriale, frutto dell’esperienza vissuta in questi ultimi cinque anni come insegnante di sostegno, un lavoro faticoso che mi ha portata a scoprire il grande potere della fragilità. Sto continuando a studiare e a mettere insieme idee e intuizioni per portare nella scuola del nostro Paese la centralità dello stare bene per poter attuare percorsi educativo-didattici di alta qualità.



Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da adiscuola

mercoledì 11 aprile 2018

Per insegnanti e genitori: allearsi con le fatiche dei ragazzi contro gli errori. Conviene.

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Da alcune settimane la professoressa Daniela Lucangeli lascia su Facebook contributi di grande interesse e fruibilità, è un appuntamento con cadenza  settimanale lieve, una manciata di minuti (6/7),  ma così intenso da suscitare commenti entusiasti di insegnanti o genitori: sono i "MERCOLEDI' DELLA LETTURA".

Ordinaria di Psicologia dello Sviluppo (e molto altro) presso l'Università di Padova, è docente di chiarissima fama, molto seguita nel mondo accademico, educativo e scolastico. (vedi CV in http://www.unipd.it/prorettrice-continuita-formativa-scuola-universita-lavoro). 

I suoi numerosissimi interventi, che in parte si ritrovano anche  in video sul web, hanno a mio parere due caratteristiche fondamentali: una grande autorevolezza scientifica, a cui si accompagna una attenzione speciale e una capacità empatica  entusiasmante, sempre autenticamente dalla parte dei  bambini e dei ragazzi. Soprattutto quelli con  disturbi dell'apprendimento, ma non solo!

Sei un insegnante deluso o con molti dubbi? Sei un docente bravo, ma senti la fatica di affrontare tante problematiche anche di apprendimento dei tuoi ragazzi? Sei un maestro comunque entusiasta, a cui farebbe bene sentirsi in buona compagnia? Senti che qualcosa non va per i tuoi ragazzi, quando parli di disturbi di apprendimento?

I MERCOLEDI' DELLA LETTURA della professoressa sono  perle da non perdere.  Da rileggere, per documentarsi con tenacia.

Oggi legge con la lettera D, DIFENDICI... ma poi anche dolore, disturbi, con un'escursione su "desiderio"

https://www.facebook.com/danielalucangeliofficial/videos/1652495554832057/UzpfSTE2NjAyNzEzNTE6MTAyMTM4NzM0ODE1MDU0MzU/

ALLEATI CON I RAGAZZI O ALLEATI CON GLI ERRORI?
Una verità che è di colossale portata

Ascoltate la mail di Luca! 
Dateci una scuola che rispetti la nostra vulnerabilità! 
E come lo spiega alla prof.ssa Lucangeli... che poi conclude:

"Il mio punto di Dolore è questo: è davvero necessario che utilizziamo tanto tempo della nostra vita a dover spiegare che dove si cresce (scuola, ambienti educativi, amici...) non ci può essere la percezione di pericolo, perchè il primo modo di difendersi  è di scappare... 

Quindi, come possiamo ottenere il meglio da questi ragazzi se li facciamo sentire in pericolo per ciò che hanno di fragile? 
Dobbiamo decidere: se non siamo alleati dei ragazzi, siamo giudici.

E' un meccanismo di alleanza invece che serve! 
Il meccanismo è di alleanza,  qualsiasi sia la loro vulnerabilità. 

Se siamo alleati delle loro fatiche contro gli errori,  allora saremo maestri e professioni che sanno aiutare...

martedì 1 settembre 2015

Mio figlio non vuol mangiare! Una buona notizia...

Il rapporto con il cibo è fonte e causa di molti aspetti della risposta di un bambino alla vita e alle relazioni. 
Inizia molto prima dell'autonomia, direi dalla nascita, ma anche dalla relazione con entrambi i genitori fin dal concepimento....

Mi piace pensare anche che l'autosvezzamento, di cui se vorrete parleremo e di cui tanti genitori stanno facendo felice esperienza, veicoli messaggi di grande valenza e rispetto... e regala rapporti di gioia e serenità. Ma anche di autoeducazione: i figli ci mettono sempre nella condizione di crescere.... come persone!

Davvero interessante questo  inserto del giornale per bambini BIG!   Vi invito a leggerlo, è un contributo e voi potrete scrivermi per raccontare ai lettori del blog la vostra esperienza.

Mio figlio non vuole mangiare. Che faccio?

24-08-2015  di Raffaele Arigliani, Francesca Arigliani
fonte: Big Piccoli consigli del pediatra e della nutrizionista per un approccio al cibo che, dallo svezzamento in poi, sia anche relazione d’amore. Dal primo inserto per educatori del giornalino per bambini in gamba Big


Fiamma della Big Band

In famiglia il cibo può essere uno strumento per esprimere attenzioni speciali, raccontare tradizioni e trasferirle di generazione in generazione, far nascere emozioni, fermare ricordi che supereranno il tempo e la distanza, donando senso di appartenenza e solidità. Aiutano uno sviluppo sereno con il cibo tutte quelle occasioni in cui, offrendo cibo al bambino, mostriamo attenzione, rispetto, raccontando con il nostro modo di fare un amore incondizionato.

Con lo svezzamento sarebbe utile dar modo al piccolo di toccare piccole quantità del cibo che gli si propone. Il suo viso soddisfatto al vostro “Bravo”, quando centrerà la bocca, vi ripagherà della fatica di riordinare. Gli avrete dato non solo cibo, ma fiducia, nutrendo anche la sua autostima e il senso di appartenenza alla vostra comunità familiare!

Ma ogni comunità ha delle regole. Per l’educazione all’alimentazione una dovrebbe essere inderogabile: si mangia nel seggiolone! Ovviamente lui/lei proveranno a rompere questa regola, ma se si rimane fermi e sorridenti nello scoraggiare
questi tentativi di “presa di potere”, in poco tempo diverrà semplice e normale non fare inseguimenti per casa! Offrire verdure e frutta dai primi pasti significa poi “educare” il cervello del bambino a riconoscere quei sapori che saranno molto salutari nel costruire un’alimentazione equilibrata. Allo stesso modo, introdurre i dolci il più tardi possibile aiuterà ad evitare l’eccesso di grassi.

E se non vuole mangiare?  Un grande stimolante dell’appetito è il digiuno. Se il bimbo non vuole mangiare, deve essere libero di farlo. Tuttavia deve essere chiaro a lui e a voi che, se non mangia il pranzo, questo non può essere sostituito con tre merendine o ½ litro di latte con quattro biscotti!

Lasciargli la libertà di non mangiare significa dirgli con i fatti: «Abbiamo fiducia in te. Sei un bambino capace di gestirti. Ti vogliamo un bene infinito e sei parte del nostro mondo. Nel nostro mondo si mangia a tavola, insieme. È una regola semplice, ma non possiamo romperla. Però, poiché ti amiamo, ti lasciamo libero se aderire o meno. E se aderisci ne siamo felici». State tranquilli: un bimbo che sta bene troverà il suo equilibrio nella quantità di cibo da assumere se non è pressato e condizionato.

Paradossalmente, il problema dell’obesità è molto più frequente quando un bimbo che nei primi anni “non voleva mangiare” è stato forzato ad assumere cibo. In generale, per educare all’alimentazione e non solo, vi è bisogno di tempo da trascorrere con il bimbo. Il cellulare e il televisore spenti quando si mangia, seduti intorno allo stesso tavolo, valgono più di mille consigli su cosa mangiare. Ma anche mettere le sue mani con le nostre nella farina per preparare un dolce, cucinare, pulire la verdura, scegliere la frutta insieme.

Questi momenti diverranno la “sua storia” alimentare e lo accompagneranno nella vita, guidandolo a scelte di ben-essere perché avranno dentro di lui il “sapore” di un amore generoso, accettante, parte di “un racconto” che con lui continuerà, in una catena di doni che esprimono il senso stesso della vita.
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pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
 

sabato 2 febbraio 2013

Un gesto di onestà che fa scuola.

 
Raccontiamolo ai nostri ragazzi...
In questo clima deludente, dove gli adulti dei media sembrano davvero smarriti, questo gesto ci consola e forse oggi potremo risparmiarci le solite raccomandazioni.
"Allora lo sport è ancora qualcosa in cui valga la pena di credere. Il gesto che vi stiamo per raccontare è accaduto quasi due mesi fa, ma solo negli ultimi giorni è arrivato al grande pubblico. E per fortuna, aggiungiamo noi...
Il 2 dicembre scorso il il corridore basco Iván Fernández Anaya si è reso protagonista di una corsa campestre a Burlada, in Navarra, pur arrivando in seconda posizione. Davanti a lui Abel Mutai, la medaglia di bronzo nella 3000 siepi a Londra: ma se non fosse stato per il suo avversario, Iván Fernández appunto, il primo posto sarebbe stato un'utopia. Infatti il keniano quasi si ferma a 10 metri dal traguardo, convinto di aver già concluso la gara e di averla vinta.
Chiunque fosse stato nei panni del basco alle spalle di Mutai ne avrebbe approfittato, e si sarebbe fiondato davanti a lui. E invece no: incredibilmente Iván Fernández Anaya sospinge l'avversario, smarrito, oltre il traguardo e si accontenta del secondo posto. Ma alla fine gli applausi dei presenti sono tutti per lui.
"Anche se mi avessero detto che la vittoria mi avrebbe garantito un posto nella squadra spagnola per i campionati europei, non l’avrei fatto - dichiara poi il secondo arrivato -. Perché oggi, con il modo in cui vanno le cose in tutti gli ambienti: nel calcio, nella società, nella politica, in cui sembra che tutto sia permesso, un gesto di onestà è anche più importante".
da: it.eurosport.yahoo.com/notizie/atletica
Molto incisivo, ma...
Ma dovrebbe essere la norma del comportamento in ogni luogo e con ogni ruolo!
Coraggio ragazzi: troviamo altri esempi luminosi e quotidiani, vicini a noi, in cui l'onestà  si fa spazio e conferma la normalità dei comportamenti etici. Per tutti.
 
pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto. I. F. Anaya

venerdì 23 novembre 2012

Aiutami! Vivo come in una stanza buia.







 
Non aver paura di dare regole ai nostri bambini. E' un pensierino facile da sfiorare. Ma...
Andrea, 5 anni, vive con grande impegno la "regola" che le norme siano dettate da lui, sempre e  comunque e ovunque. Lui il re della famiglia, il principe inaffondabile e infallibile.

Ma non lo fa con piacere, in effetti si sente potente e reagisce agli eventi, anche a quelli più banali, cercando di dimostrare sempre che è in grado di fare ciò che vuole.  E sta male, senza saperlo raccontare. E' una incombenza dura la sua! Che dura da 5 anni.

Ora che è più grandino poi, e i genitori stupiti si aspetterebbero altro comportamento, se ne è fatta una ragione di vita e non gusta più nulla delle relazioni, delle esperienze, delle scoperte, oscurando pesantemente le abilità logiche, quanto quelle creative. Vivendo un eterno disagio affettivo.
Andrea vive senza gioia. E  dà anche segnali inequivocabili urlando, ribellandosi, opponendosi, piangendo...  E questo è l'aspetto più angosciante della faccenda, che preoccupa all'inverosimile i genitori. E non solo.
Peraltro è comprensibile il disagio e l'imbarazzo suscitati,  in tutte le situazioni nella sua vita di figlio (pure) unico.

Una cosa però ce l'ha detta, chiara: non ci capisco più niente! E si è messo in castigo da solo ieri.
Vero: non sa più perchè deve prendere lui decisioni che non gli competono, non sa perchè tutti si preoccupino di lui in questo modo e nessuno gli dica con decisione  e autorevolezza  quello che deve fare e come farlo, senza sciorinare fiumi di parole a giustificazione.

Che fatica! fare il bambino senza potersi appoggiare e fidare di un adulto o due che lo rassicurino, lo perdonino e gli permettano di sbagliare indicandogli la via giusta.
Andrea ha paura sì: di stare in questa vita come in una stanza buia, senza sprazzi di luce che lo facciano sentire bambino vero, non onnipotente,  fragile magari, ma con l'opportunità di sentirsi bene e vivere esperienze contenute e gratificanti. Di piangere sommessamente perchè finalmente qualcuno ha capito di cosa ha bisogno: ed è una rabbia e un pianto liberatorio.

pubblicato da Annamaria Gatti
ill. di Quino
 
 

giovedì 29 marzo 2012

Punizione 3

SCHIAFFI E AFFINI?

Ricerca "Save the Children ": il 25% dei genitori ammette  punizioni fisiche per educare i loro figli.
Ma  ce lo hanno subito confermato: 
gli schiaffi sono solo un segno di debolezza educativa, l'ultima spiaggia che sarebbe meglio evitare, proprio perchè...
" Il genitore sfinito usa lo strumento educativo più debole, preferendo la potenza alla competenza".  (Pellai, Avvenire, 28 marzo 2012)
E fallisce, perchè l'atto educativo passa attaverso "...le parole , il dialogo, gli sguardi...con gli occhi faccio capire a mio figlio che sta sbagliando. L'angolo del castigo... è sì, una punizione, ma consente un lavoro di rielaborazione".
Alla forza si sostituisce la credibilità, che lascia un' orma indelebile nella crescita del bambino, nel determinare quei famosi paletti.
"Chiediamo ai nostri figli di ubbidirci, non perchè ci temono" conferma Pellai "ma perchè ci amano e non vogliono deluderci... perchè si fidano di noi..."
Mi piacciono moltissimo queste espressioni, che condivido  pienamente e che trovo incredibilmente vere anche nel rapporto educativo bambino-insegnante.
pubblicato da Annamaria 
ill. di Quino: Mafalda

 

martedì 25 gennaio 2011

ESASPERATA!


"Lucas è mio figlio, ha quasi 9 anni, figlio unico; è intelligente e sveglio. Un tesoro. Ma non mi obbedisce mai, ad ogni richiesta anche la più legittima (metti a posto le scarpe, metti in ordine la stanza, prepara la tavola, butta l'immondizia, raccogli la biancheria vicino alla doccia...) fa orecchie da mercante. Non grida non fa capricci, semplicemente non fa e a me sembra di avere nessun potere e autorità. Anche a scuola si lamentano un po': permaloso con i compagni, fa solo quello che gli chiedono le maestre, lo stretto necessario, con calma!
Sono esasperata, se chiedo collaborazione, non l'ottengo neppure da mio marito, che litiga volentieri con suo figlio. E poi anche lui è poco solerte e preciso. Adesso che ci penso: qualche volta mi pare di avere due figli da accudire! da che parte comincio?
" Lucia N.

...Dal papà. Correggere il comportamento poco responsabile, che fa da specchio a Lucas, è la cosa principale. Assieme anche alla ripresa dell'autorevolezza paterna, che non "litiga", ma ascolta, condivide, dialoga, comunica e dà paletti e indicazioni precise prese insieme a mamma, che è compagna e moglie, non governante di casa.
Un dialogo fra i due genitori deve rimettere in sesto l'ambiente educativo. Non servono molte parole o molto tempo, ma un chiaro piano d'attacco e un progetto educativo solido. Lucas vi sta dicendo: mi date punti sicuri su cui appoggiarmi per creare la mia autostima personale e su cui posso verficare la mia efficacia di bambino di 9 anni?
Semplice, no? Con un po' di umorismo: buona avventura!
pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto , fonte: Marta

lunedì 23 agosto 2010

CHE TIPO DI EDUCATORE SEI? 6


PERDONARE!


Chi non ha mai fatto l'esperienza del perdono, cioè dell'essere perdonati?
Sono certa che sia stato il momento più "educativo" vissuto, sia che sia stata scusata la classica sottrazione della marmellata, sia il perdono di tradimenti o di comportamenti altamente offensivi.
Un bambino perdonato è un bambino conquistato.
Conquistato alla sfera della fiducia, dell'autostima, della empatia, rafforzato nella correzione di comportamenti inadeguati e nocivi, se il perdono affonda le sue radici nella verità, nella coerenza e nella costanza. E nel dialogo.
E i bambini, che vedono sempre al di là delle cose, sentono quando possono fidarsi.

Chiara Lubich ci ricorda la parabola del figliol prodigo, così "trasversale" nell'esperienza umana, universale, che non è possibile non riferire anche al mondo avvincente dell'educazione dei bambini.
UNO SOLO E’ IL MAESTRO"Gesù mostra nella stupenda parabola del figliol prodigo come è la misericordia del Padre, e quindi anche la sua, verso coloro che ritornano al bene, che si pentono. I genitori devono comportarsi con i figli come Dio si comporta con noi. La misericordia del padre e della madre in una famiglia deve arrivare a saper veramente dimenticare, al "tutto copre" (l Cor. 13,7) della carità di Dio. I reiterati interventi, che ricordano un passato negativo, non sono nella linea di Gesù. Possiamo quindi comprendere perché non siano accettati.

UNO SOLO E’ IL MAESTRO

Gesù usa anche il dialogo, alternando domande e risposte, fa uso di sentenze e, con gli scribi e i farisei, discute. Fra genitori e figli, siano essi piccoli o grandi, il colloquio non deve mai interrompersi; deve essere sempre aperto, sereno, costruttivo come fra amici."

Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto fonte: Città Nuova

venerdì 20 agosto 2010

CHE TIPO DI EDUCATORE SEI 5?



CORREGGERE?

E' aiutarli a saltare l'ostacolo, per continuare il cammino!

Miriam e Pietro, genitori di due bambini di 3 e 5 anni, scrivono di avere dubbi sugli interventi di correzione dei comportamenti inadeguati: servono sempre? scoraggiano il bambino? demotivano? inibiscono?

Uno dei compiti indubbiamente più delicati è proprio la correzione dei bambini. E degli adolescenti. Ma tant'è che imparare a correggere i figli da bambini, prepara buone prassi e il clima educativo più idoneo per le epoche successive...
Che occorra correggere non v'è dubbio.
Ci ricorda Chiara Lubich nel suo ampio intervento "Uno solo è il maestro":
"...Guai se non si corregge! Si sarà responsabili d'una tale omissione! ... E' dovere dei genitori, dunque, la correzione. L'ammonimento dato con pace, con calma, con distacco pesa sulla responsabilità dei figli che se ne ricorderanno."

Chi se non i genitori debbono essere presenti e vivi nel cuore dei figli a loro affidati, uomini e donne di domani? Possiamo delegare ad altre figure educative la correzione? Possiamo farci aiutare a provare i valori in cui la famiglia crede, ma la testimonianza, che passa attraverso la coerenza e il compito di sollevare e indirizzare e svelare è dei genitori, qualsiasi costo abbia, qualsiasi fatica comprenda. Pena la ribellione dei figli diventati grandi, verso i genitori e le loro omissioni: e la storia quotidiana è ricca di aneddoti, spesso dolorosi.
Che sia complesso correggere altrettanto!
Che occorra distinguere tra i vari metodi di correzione è necessario, e bisogna scegliere, ma è anche vero che non esistono ricette preconfezionate e sicure, occorre essere tenaci e giocarsi sul campo dell'autorevolezza, assolutamente indispensabile! Le variabili sono tante e legate non solo all'età dei bambini, al contesto socioculturale, ma anche alla personalità, al temperamento del bambino e alle scelte pedagogiche che supportano il progetto educativo dei genitori.
Quel che è indispensabile è che la correzione sia accompagnata dall'attenzione e dall'amore verso QUEL BAMBINO, che si sente accettato e valorizzato come persona, al di là del comportamento.
La correzione quindi passa attraverso l'ascolto, il dialogo, l'osservazione, la qualità del tempo, il sapere so-stare, la coerenza e la condivisione... per raggiungere autonomia, responsabilità, su cui ci siamo già incontrati in questo blog.
Ci rivediamo sui post precedenti?
E aspettiamo altre vostre testimonianze o segnalazioni!

UNO SOLO E’ IL MAESTRO

Pubblicato da Annamaria

gatti54@yahoo.it

foto di Giovanni




lunedì 9 agosto 2010

SENTIRSI ACCOLTI E PROTETTI




E' con gratitudine che condivido in post questo commento!
Emanuela Boron Insegnante AIMI (Associazione Italiana Massaggio Infantile) ha detto...

Cara Annamaria,concordo con la nonna!
Quando più di nove anni fa sono diventata mamma per la prima volta e mi sono ritrovata davanti il mio bel fagottone (4,5kg di pupo) ho cominciato subito a coccolarmelo, baciarmelo, tenermelo vicino a tutte le ore del giorno e della notte seguendo il mio istinto di mamma e, a quel tempo, andando contro a chi mi diceva: "Mettilo giù che così lo vizi!".
Subito ho deciso di iscrivermi ad un corso sul massaggio infantile dove con dolcezza, sicurezza e tanto amore si insegnava alle mamme l'arte di coccolare il bambino. Che esperienza! Talmente bella che dopo pochi mesi anch'io sono diventata insegnante AIMI(Ass.Italiana Massaggio Infantile).
La cosa più bella che ho vissuto durante la mia formazione è stato vivere il contatto sulla mia pelle, capire cosa significa essere toccati, coccolati con rispetto e amorevolezza!
Ed è proprio questo che il bmbino vuole:
CONTATTO e AMORE!
Quando le mamme mi chiedono se il massaggio serve, a cosa serve ...io ripeto sempre: nove mesi in pancia, al calduccio, massaggiato costantemente dal liquido in cui e immerso, cullato dolcemente ad ogni respiro della mamma, mai lasciato solo e improvvisamente tutto questo non c'è più! Di cosa ha bisogno il cucciolo d'uomo per poter sopravvivere in questo mondo?? Coccole, coccole, coccole! Sentirsi amato e protetto...perchè anche questo è nutrimento!

Annamaria cara voglio lasciarti con questo scritto che mi porto nel cuore e che dedico a tutte le mamme e papà che ti leggono:

“Se tu mi tocchi con dolcezza e tenerezza,
se tu mi guardi e mi sorridi,
se qualche volta prima di parlare mi ascolti,
Io crescerò, crescerò veramente.”
Bradley, 9 anni

foto AIMI

venerdì 6 agosto 2010

INUTILI... ECCESSIVE COCCOLE, O NO?


ED ORA LE COCCOLE!
"Hanno scoperto l'acqua calda", ha commentato la nonna. Comunque i ricercatori della Duke University di Durham, nel Nord Carolina, hanno confermato ciò che è stato testato su 482 persone in 50 anni di osservazioni, dagli otto mesi di vita: coloro che sono stati più "coccolati", sono risultati a distanza quindi del tempo, individui più sereni, equilibrati e capaci di relazioni positive. Ce lo conferma anche lo psicoterapeuta Alberto Pellai (Popotus Avvenire, 29 luglio): "per diventare forti e sicuri servono coccole e tenerezza...sia chiaro che non vuol dire concedergli tutto, non sapergli dire mai no, trasformarlo in un piccolo tiranno..." Ok, mamme e papà, equilibrio e fantasia, tenerezza e tenacia... E' un bel contributo che completa con soddisfazione ciò che ritrovate nei post del blog con questa etichetta: regole, autostima, sicurezza!

pubblicato da Annamaria Gatti
disegno di Sofia 5 anni

gatti54@yahoo.it

martedì 13 aprile 2010

I PRIMI MILLE GIORNI DI VITA 2

"HO UN BAMBINO DI POCHI MESI, COME IMPOSTARE AL MEGLIO LA RELAZIONE CON LUI?"
ACCOGLIERE IL BAMBINO: LA RELAZIONE, L’AMBIENTE, L’EDUCAZIONE NEI PRIMI MILLE GIORNI DI VITA
Nel bambino piccolo sono i bisogni ad essere poco chiari.
...Piange, cosa avrà? Devo lasciarlo nel lettino o prenderlo in braccio?
La relazione tra genitori e figli è più ricca e feconda quando i genitori accettano di lasciarsi guidare da quello che via via scoprono dei loro bambini. Ciò è possibile se i genitori si predispongono interiormente ad apprendere dal bambino e dalle situazioni, senza troppe attese preconcette. Nella prima età della vita, dalla nascita ai tre anni, è vitale accettare il bimbo così com’è, cercando solo di conoscerlo e adeguando a lui le forme di accudimento.
Un esempio classico è il sonno: ci sono bimbi che dormono meno di altri e viceversa sono più desiderosi di un contatto fisico: sono i bimbi ad alta domanda di contenimento affettivo ed è del tutto inutile sperare che diventino diversi da quello che sono. Meglio rispondere col contatto e il tempo per loro: sperimenteranno un amore grande che ne asseconda le inclinazioni e ne potenzia la sensazione di sicurezza.
Da zero a tre anni un bambino evolve velocemente e passa da un’ esperienza del mondo prevalentemente visiva, uditiva e tattile ad una capacità motoria che lo mette in grado di esplorare da solo. Logicamente l’accompagnamento amorevole del genitore cambia scopi e funzioni, e si fa strada la possibilità di scegliere se potenziare le capacità di autonomia oppure farsi prendere la mano dalla protezione .
Il nuovo compito, quando il bimbo ha terminato il primo anno di vita, è di essere maestri del proprio figlio e quindi insegnare, lodare e incoraggiare, dire di no, essere di esempio.
Anche questo compito viene meglio assolto in presenza di un pre-requisito interiore del genitore, che è la riflessione (il contrario dell’impulsività).
Riflettendo, il babbo e la mamma usano modi comprensibili al bambino .
Ne scaturisce la comunicazione che associa il gesto al linguaggio, la richiesta alla partecipazione attiva del genitore, la disciplina alla calma, il rimprovero alla brevità.
Sono questi i modi che forniscono le regole di comportamento, impossibili altrimenti finché il bambino non ha ancora la maturità cerebrale per acquisirle da solo.
Dire “chiudiamo piano la porta “ è diverso da dire “chiudi piano!”
Dire “ mettiamo a dormire le macchinine” è diverso da dire “metti a posto i giochi”,
Molte azioni , se mostrate, danno nel bambino un effetto imitativo :parlare a bassa voce, condividere i pasti, aspettare il proprio turno… e premiano il genitore che riesce ad essere di esempio al figlio.
Non dimentichiamo che le capacità di empatia sono precoci, perché iscritte nella biologia del cervello, e in grado di sostenere forme di cooperazione e condivisione adeguate all’età. Molti si stupiscono vedendo un bimbo di diciotto mesi che chiede una piccola scopa per pulire il pavimento. In realtà non c’è nulla di più naturale per il bambino: è strano invece che, pur osservando questo, gli adulti non riescano quasi mai ad assegnare ai bimbi piccoli compiti utili in casa. Sarebbe un’azione educativa che aiuta a insegnare l’altruismo e sviluppa la comprensione per gli altri.
L’educazione plasma il cervello e la personalità: anche questa affermazione dovrebbe aiutare i genitori a non sottovalutare il proprio ruolo nello sviluppo dell’apprendimento e dell’intelligenza.
Un ruolo che potemmo dire di espansione dei significati, per dare al piccolo il senso di cosa vive. Espansione delle prime parole del bambino, espansione delle domande, espansione delle emozioni immaginate in un personaggio. Il genitore espande parlando, leggendo un libro o spiegando un fatto…anche in questi esempi il posto fondamentale spetta alla relazione. Una relazione di qualità, che facilita la relazione col mondo.

Pubblicato da Maddalena Petrillo Triggiano
drtriggiano@tin.it
foto di Sara