Rilancio l'articolo di Avvenire del 2 febbraio, a firma di Viviana Daloiso, dedicato alla grande figura di Maria Rita Parsi, che ci ha lasciati improvvisamente appunto due giorni fa, che ben sintetizza il contributo importante dato da questa professionista alla lettura della realtà dell'infanzia e dell'adolescenza in particolare. Un aiuto per tutti gli adulti a comprendere con autorevolezza e con attenzione l'essere umano, una serie di interventi e collaborazioni importanti in difesa dei bambini a livelli istituzionali e mediatici.
"Non è stata
soltanto una delle psicologhe e psicoterapeute più autorevoli del nostro tempo,
Maria Rita Parsi; è stata, prima ancora, una coscienza vigile del Paese, capace
di attraversare i fatti – anche i più oscuri della cronaca – senza cedere alla
semplificazione o al moralismo, riportando sempre il discorso là dove, per lei,
doveva stare: sui bambini, sugli adolescenti, sui giovani feriti prima ancora
che devianti.
Del loro
modo di vedere la realtà, e dei sempre più complicati rapporti con gli adulti,
aveva parlato con il suo tradizionale entusiasmo ancora domenica pomeriggio in
televisione, all’interno del programma di approfondimento Check Up su Raiuno.
E forse
anche per questo la notizia stamattina della sua morte, a Roma, per un malore,
ha lasciato tutti senza parole. Anche noi, qui ad Avvenire, che per tanti anni
(i suoi primi interventi sul giornale risalgono al 1993) abbiamo avuto con lei
un rapporto di amicizia intellettuale e di dialogo franco.
Maria Rita
Parsi, che era nata proprio nella capitale il 5 agosto del 1947, ha dedicato
d’altronde l’intera esistenza allo studio, alla tutela e alla difesa dei
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intrecciando in modo raro e coerente
l’attività clinica con l’impegno istituzionale, la ricerca scientifica con la
divulgazione, la formazione con la sensibilizzazione sociale.
Un lavoro instancabile, condotto con rigore e
passione, che l’ha resa un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche a
livello internazionale. Dopo una lunga carriera come docente, psicopedagogista
e psicoterapeuta, Parsi ha elaborato e messo a punto una metodologia operativa
originale, la “psicoanimazione”, applicabile in ambito psicologico,
socio-pedagogico e terapeutico.
Un approccio
di matrice umanistica, orientato allo sviluppo del potenziale umano, capace di
trasformare i concetti teorici in strumenti concreti di aiuto e di crescita.
Attorno a
questa visione ha fondato e diretto la Scuola italiana di psicoanimazione
(Sipa), un istituto di ricerca che ha formato generazioni di operatori.
Nel 1992 ha dato vita all’Associazione onlus Movimento per,
con e dei bambini, divenuta dal 2005 Fondazione Movimento Bambino onlus, oggi
uno dei principali centri di riferimento per la diffusione della cultura
dell’infanzia e dell’adolescenza, impegnato nel contrasto agli abusi e ai
maltrattamenti e nella tutela giuridica e sociale dei minori.
La sua visione
era semplice, dirompente: ascoltare davvero i più piccoli, riconoscerne i
bisogni, garantire protezione e strumenti di crescita, prima che le ferite
diventino destino.
Accanto al lavoro clinico e istituzionale, Maria Rita Parsi
ha sempre saputo parlare anche al grande pubblico. Ha partecipato a numerose
trasmissioni televisive come esperta, ha condotto programmi come Junior Tv e,
già nel 1986, si era cimentata anche nella sceneggiatura televisiva
collaborando alla serie Professione vacanze. Dal 1995 era iscritta all’Ordine
dei giornalisti del Lazio come pubblicista e ha collaborato con continuità a
molte testate nazionali – Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La
Nazione, Oggi, Donna Moderna, Starbene – con uno stile capace di coniugare
solidità scientifica e chiarezza divulgativa. Con Avvenire, si diceva prima,
una lunga frequentazione. Anche negli ultimi giorni: appena giovedì scorso
l’avevamo intervistata nell’ambito di un approfondimento che pubblicheremo nel
corso della settimana sul bullismo, affrontando un tema spesso rimosso, quello
del bullismo che nasce dentro le mura domestiche, quando sono i genitori a
esercitare forme di sopraffazione sui figli, lasciando ferite profonde e
durature (qui sotto pubblichiamo il testo integrale): un lascito ulteriore
della sua capacità di vedere dove altri distolgono lo sguardo.
Non era la prima
volta che, sulle pagine del giornale, Maria Rita Parsi aiutava a leggere il
presente. L’ultima ampia intervista risaliva al 2023, firmata da Lucia Bellaspiga,
all’indomani dell’assassinio di Giulia Cecchettin: un dialogo lucido e doloroso
sulla fragilità del maschile, sulle radici culturali e affettive della
violenza, sulla necessità di un’educazione emotiva che parta dall’infanzia e
interroghi il mondo adulto.
Il suo impegno istituzionale è stato altrettanto rilevante.
Dal 2021 faceva parte del gruppo di lavoro istituito dal Ministero del Lavoro e
delle Politiche sociali sulla Child Guarantee; dal 2020 era esperta
dell’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza presso il Dipartimento per le
Politiche della famiglia. Nel 2012 era stata eletta al Comitato Onu per i
diritti del fanciullo, a Ginevra, contribuendo a definire politiche e standard
di tutela a livello globale.
In Italia è stata consulente tecnico del Tribunale
civile di Roma, della Commissione parlamentare per l’infanzia, membro di
comitati contro l’abuso sessuale dei minori e di organismi di
autoregolamentazione pubblicitaria e televisiva. Autrice prolifica, ha
pubblicato oltre cento libri tra saggistica scientifica, divulgazione e
narrativa. Da Le mani sui bambini a S.O.S. Pedofilia a Maladolescenza fino al
più recente Manifesto contro il potere distruttivo, il filo rosso della sua
scrittura è rimasto sempre lo stesso: dare parole a chi non ne ha, smascherare
le forme invisibili della violenza, difendere i più fragili.
Numerosi anche i
riconoscimenti, dal titolo di Cavaliere al merito della Repubblica al Premio
Paolo Borsellino, dal Premio Hemingway al Premio Eccellenza Donna. Ma il segno
più profondo resta forse quello ricordato oggi dal mondo della ricerca,
dall’Ordine degli psicologi, dalle istituzioni tutte: per tutti una voce capace
di «parlare al cuore e alla coscienza del Paese», un insegnamento che la
comunità professionale si impegna a custodire e a far vivere.
Maria Rita Parsi
d’altronde lascia un’eredità esigente: chiede agli adulti di non voltarsi
dall’altra parte, di non usare i bambini come alibi o come schermo e di
riconoscere che ogni disagio ha una storia e ogni violenza un’origine
educativa. Ciò che interpella tutti, ben oltre il mondo della psicologia"
Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Avvenire