Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

domenica 31 maggio 2026

Festa della Repubblica, Madri della Costituzione e i nostri giovani

 


Passando da Tina Anselmi, Lina Merlin a Nilde Iotti sarebbe così utile raccontare una storia che ha creato la più bella Costituzione, la nostra.
E raccontarla ai giovani con mostre, incontri, libri, percorsi guidati di approfondimento, laboratori... e in alcune occasioni si fa, ma non a tappeto,da parte della scuola per esempio, come sarebbe auspicabile, perchè nulla di ciò che è stato tenace, coraggioso e lungimirante vada perduto.

Un  libro autorevole in uscita di Leonardo Brancaccio, (che tiene un corso di fomazione agile proprio sul tema della Democrazia  come bene da conoscere e difendere
ci illustra in particolare queste tre madri della Costituzione. 

In questo ottantesimo della Repubblica, nata sui valori civili più alti  che anche i giovani possono apprezzare, riconoscersi per ritrovare nuove spinte e motivi di progetto e sogno per la propria  esistenza, imparare dal passato diventa un imperativo categorico.  

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto: Provincia di Perugia

sabato 30 maggio 2026

Intorno ai nostri giovani: l'educazione viene prima... di tutto

 




"Ciacuno cresce solo se sognato" è una nota citazione di Danilo Dolci a cui fa eco la certezza che solo adulti vicini, interessati e appassionati educatori fanno da sfondo a sogni e a voli da intraprendere.  

Gli sforzi in questi tempi difficili si stanno concentrando, speriamo! proprio sulla determinazione di pedagogisti, psicologi e parte della società educante ad essere quello che è urgente e da tempo auspicato: 

"Accompagnare un giovane ...è aiutarlo a sposare la solitudine. ad ascoltare e attendere. a pregare che un Altro-Vero nuovamente gli parli  e lo guidi" (Michele De Beni, Città Nuova maggio 2026 -  Dossier- Giovani: il futuro è oggi)

"Come ci richiama Eraldo Affinati, il maestro è specialista dell'avventura interiore. Ci vuole tempo a provare quel senso di "felice inquietudine" per trovare il volto di cui innamorarci. I giovani attendono, forse un po' distaccati ma ancora affamati di senso, fiduciosi di vedere la felicita nei nostri occhi. Nonostante tutto, non sono quella generazione distratta che ci viene mostrata. Chiedono profondità, spazi di dialogo e di discernimento e adulti generosi che li sappiano incontrare." (idem)

pubblicato da Annamaria Gatti

foto: greenMe

martedì 19 maggio 2026

Grazie a chi non semina odio e salva così i nostri ragazzi: il ruolo dei docenti

 


Eppure molto si muove.

La ricerca di positività e di accoglienza, a detta di autorevoli osservatori (e chi legge giornali e statistiche lo può confermare) pare proprio superare il fango degli "odiatori" di professione, politici e comunicatori .

Ma i giovani si schierano alla ricerca di verità e di dialogo, per una vita pacifica fra chi abita per un pugno di anni questa nostra martoriata Terra.

Un contributo sintetico  di riflessione ce lo dà  Antonio Maria Mira su Avvenire, quando ci ricorda che promettere provvedimenti duri e super restirittivi, che non piacciono neppure a tutta la destra di maggioranza, non tiene conto della realtà e naviga sul consenso più becero, per cui  l'immigrato comunque, anche di seconda o terza generazione, è da cacciare. 

E poi? Un ascolto attento e informato delle analisi sociologiche sarebbe urgente...

Non importa se sulle pagine di giornali attenti spiccano spesso "immigrati" che salvano, che si distinguono per correttezza e impegno e talvolta muoiono a causa di italiani magari giovanissimi che hanno avuto la disgrazia forse di crescere senza educazione civica... e a causa di omissione di soccorso di qualche persona che ha dimenticato l'umanità.

Come già docente, autrice e psicologa, curatrice di numerosi progetti di inclusione e altri afferenti alla psicologia scolastica, ho   incontrato nella scuola dagli anni '90 moltissimi bambini e ragazzi che hanno fatto la loro strada e portato con orgoglio l'appartenenza a questo nostro Paese. Non tutti certamente hanno frequentato l'università o sono diventati campioni di basket o di nuoto, ma questo non ce li fa sentire meno nostri. E parlo a nome di tanti docenti, presidi, colleghi e colleghe.  

E anche questo blog, che curo da 16 anni, offre e ha sempre offerto in ogni suo post motivi di lavoro, lettura, informazione e formazione perchè chi lavora, vive nella nostra realtà che educa sempre (perchè "non si può non educare",  assunto mutuato e modificato dalla migliore tradizione psicologica della pragmatica della comunicazione) possa trovare conferme e stimoli. 

Sollecitare l'odio per cavalcare la paura scarica sulle spalle di tutti i ragazzi un futuro oscuro e dai connotati decisamente angoscianti.

Grazie allora a quei docenti che accompagnano a decifrare e ad esercitare valori di empatia, rispetto per tutti gli uomini e donne, bambine e bambini, per i fragili di questa società. Nelle loro mani è il presente e  il futuro.

pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto:  Fanpage

lunedì 18 maggio 2026

A Roma con i miei studenti? Sì, grazie!

 


Alcuni giorni trascorsi in città d'arte italiane o europee per accompagnare i propri studenti possono mettere in un certo stato di ansia prof e presidi. Forse anche qualche genitore.

Brutte notizie su comportamenti fortemente scorretti o pericolosi fanno presto a trovare rilancio sui media e hanno alimentato spesso rifiuti, dubbi, sfiducia dilagante, che non fanno bene a nessuno. Inoltre si è spesso segnalato che  i docenti non sono doverosamente riconosciuti e tutelati in queste attività. 

Poi però ci sono prof  che credono nei loro studenti e che non mollano. E ci vanno, ad accompagnarli e la faccenda spesso fa i conti con impegni, forze e molto altro.

Eppure c'è chi ci sta. Oggi la docente di un liceo veneto  ha avuto espressioni di lode per come sono andati giorni romani decisamente impegnativi: i ragazzi e le ragazze sono stati splendidi. E la mia giornata è decisamente stata più luminosa: qualcuno che ci crede in questa gioventù così dimenticata da chi potrebbe fare la differenza e agire con lungimiranza. 

Se abbiamo fiducia nei giovani e abbiamo creato attorno a loro con tenacia e nel tempo attenzione, dialogo, disponibilità a farsi coinvolgere, insomma se siamo stati alleati, sanno rispondere e sono loro a fare la differenza. Ma quanto lavoro occorre e soprattutto quanta professionalità, che andrebbe davvero riconosciuta, perchè più presente di quanto si ipotizzi in inutili chiacchiere di circostanza. 

Quanto ci servono lamentazioni e giudizi gratuiti? Ai ragazzi e ai giovani non servono a nulla. Servono adulti forti, capaci di stare accanto, di camminare insieme, di pretendere e favorire fiducia e coerenza. Per fare la differenza, appunto!


pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto: Virgilio Sapere

sabato 16 maggio 2026

"Il mondo salvato dai ragazzini"... se saremo davvero dalla loro parte.

 


Già nel precendete post si era scritto che il Salone del Libro di Torino quest’anno s’ispira a Elsa Morante con quel titolo "Il mondo salvato dai ragazzini" che pare avveneristico in un clima sociale e politico che di ragazzine e ragazzini pare proprio non curarsi e in modo, così miope e colpevole, partecipare al degrado del futuro di tutti. Ma speriamo sempre che il buon senso e il coraggio alla fine abbiano il sopravvento, perchè ciascuno poi è chiamato a fare la sua parte.

"Perché l’appello non sia vuota retorica, occorre capire concretamente come la Gen Z pensa, legge, scrive, spera. Scoprendo che tante differenze considerate scontate già non esistono più. E altre, insospettabili, avanzano" si scrive nell'inserto Gutemberg di Avvenire, e a ragione si fan parlare coloro che condividono concretamente cammini e cure dei nostri ragazzi. 

Portare alla luce i valori e l'impegno di tanti per il mondo educativo dovrebbe essere una priorità anche dei media, perchè anche di lì passa il risveglio e la coscienza civile. A meno che si preferisca il sonnolento procedere secondo paletti già prefissati e controllati. 

Diamo spazio allora a coloro che si fanno portavoce della tensione educativa realmente esercitata, secondo l'emergenti esperienze, sostenute dai grandi pedagogisti e pedagogiste che hanno fatto la storia e formato il pensiero della pedagogia italiana, che magari una principessa inglese viene a conoscere ed apprezzare, come accade in questi giorni in Italia... 

Papa Leone XIV nel messaggio inviato all'arcivescovo di Torino, in occasione proprio del salone del libro richiama con fermezza che  «in un tempo che sembra soffocato dall’orrore della guerra e dal gelo dell’indifferenza, i bambini, con la loro innata capacità di guardare il mondo con occhi nuovi, accendono nella società una luce di speranza. C’è bisogno di una letteratura che aiuti a riconoscere la dignità di ogni persona, specialmente dei più vulnerabili, e che diventi sempre più scuola di fraternità e di pace»

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

giovedì 14 maggio 2026

L'educazione è impresa di popolo: un libro "EDUCARE VIENE PRIMA non lasciamoli soli"

 



L’IMPORTANZA DELLE NUOVE GENERAZIONI E DELL’IMPEGNO EDUCATIVO

                                                                                                         di Annamaria Carobella

fonte Città Nuova - 14 Maggio 2026

Dal 14 al 18 maggio 2026 si svolgerà la Fiera del libro e della cultura di Torino, dal titolo Il mondo salvato dai ragazzini. L’editrice Città Nuova sarà presente nel Padiglione Oval UELCI-Media CEI – V101/U102

La Fiera del Libro di Torino, la più importante manifestazione italiana dedicata all’editoria, alla lettura e alla cultura, ha come titolo: Il mondo salvato dai ragazzini, preso da un celebre libro di Elsa Morante (1968). Esso sottolinea l’importanza delle nuove generazioni, ma anche l’importanza dell’impegno educativo da parte di chi si occupa di educazione.

Questo titolo, che è  un invito a dare spazio ai giovani, trovo che sia strettamente connesso al libro uscito alla fine di aprile “ Educare viene prima: non lasciamoli soli” di Michele De Beni (pedagogista), Ezio Aceti (psicologo dell’età evolutiva), Mariano Iavarone (sociologo e mediatore familiare).

I ragazzini  salvano il mondo se gli adulti non li spengono né li lasciano soli. In un recente incontro on line, venerdì 8 maggio, Michele De Beni si è ritrovato con un gruppo di appassionati lettori per rispondere alle loro domande. Ha parlato dritto al cuore senza nascondersi dietro falsi messaggi, mettendo in evidenza che il titolo del libro vuole essere anche un impegno che, come adulti, dobbiamo assumerci. Infatti «l’educazione è impresa di popolo. Se ci aiuteremo, la strada sarà un viaggio di condivisione e di speranza. Uniti si vince per il bene dei ragazzi».

Se il testo di Elsa Morante Il mondo salvato dai ragazzini è un inno all’adolescenza, alla sua energia e alla sua bellezza come visione per cambiare il mondo, perfino un mondo segnato dalla follia della guerra, quello di cui De Beni è coautore, Educare viene prima: non lasciamoli soli, è un inno ai ragazzi, all’atto dell’educare e ai veri educatori. Insegnare è trasmettere conoscenze, mentre educare da educere significa “trarre fuori”, formando il carattere e la personalità; insegnare riempie la mente, educare apre il cuore e guida alla vita.

Il professor De Beni è un pedagogista, autore e curatore di diversi volumi e autorevole docente, prima dell’Università di Verona, ora presso l’Istituto universitario Sophia (IUS) di Loppiano. È un maestro, di quelli che lasciano il segno e spronano a dare il meglio di sé, perché appassionato della scuola e dei ragazzi da sempre. Appena diplomato, tramite un concorso, diventa maestro di ruolo, sempre in contatto con ragazzi disagiati, quasi tutti pluribocciati nell’estrema periferia di Milano, che lui segue anche oltre l’orario di lavoro. Uno di questi, il più tribolato, prima di morire chiese a suo fratello: «Cerca il mio maestro, mi voleva bene» Non possiamo aspettarci di raccogliere i fiori che non abbiamo mai piantato. «L’educazione è cosa del cuore». E di cuore De Beni ce ne ha messo e ce ne mette tanto per far nascere progetti importanti, quali convegni e ricerche sulla qualità dell’educazione, che non si improvvisa. Ma educare è anche un atto di speranza e di coraggio.

Ci si è soffermati su una domanda:

«Non è che all’uomo contemporaneo sta sfuggendo di mano il senso dell’educare?».

Dove? Come? Con chi? Per cosa?

Sono domande che non è semplice porsi né offrire alla coscienza dei giovani. Occorre mettersi in cammino, voler incontrare l’altro che ci offre mondi diversi e schemi spesso non coincidenti con i nostri.

 L’incontro è fatica, ma è anche grazia. E se un vero maestro vale un tesoro, fortunato è chi ne incontra qualcuno che lo accompagni ad uscire dalla propria solitudine e gli apra la porta della sua casa per dargli ospitalità, qualcuno che parli alla sua interiorità e susciti in lui desideri di vita buona. Ed è proprio l’incontro, con l’esempio e le parole di uomini e donne spesso sconosciuti, come – ha sottolineato il professor De Beni – che può illuminare la nostra vita.

Perché il maestro è uno specialista dell’avventura interiore

e i giovani attendono di incontrarlo sul loro cammino.

Anche se talvolta appaiono distaccati, chiusi in un loro mondo, sono ancora affamati di senso, fiduciosi di vedere felicità nei nostri occhi. Chiedono profondità, spazi di dialogo e discernimento, ma soprattutto, adulti generosi che li sappiano incontrare ed amare. Ognuno esiste solo se pensato.

 

 

 

lunedì 4 maggio 2026

C'è speranza: la politica in mano ai giovani. Intervista da Città Nuova on line

 


Decido di pubblicare questa rigorosa intervista di Candela Copparoni, che ringrazio,  perchè è necessario conoscere cosa si muove nel mondo giovanile  e cosa può fare la differenza. 

Avendo seguito la straordinaria esperienza della Summer School Interuniversitaria dell'estate scorsa in Val di Sole, Trentino, mi sono resa conto dell'importanza di trovare testimoni che sorreggano i nostri giovani, li motivino e quanta cura va riservata a questo compito.

LA POLITICA IN MANO AI GIOVANI

di Candela Copparoni

cittanuova.it

"Decidere di donare le proprie capacità e forze vitali a un impegno sociale o politico: uno slancio da valorizzare. Intervista a Cristina Guarda.

Cristina Guarda è membro del Parlamento europeo per Europa Verde. Imprenditrice, gestisce un’azienda agricola ed è impegnata attivamente nelle questioni che riguardano il suo territorio, il Veneto. Il suo coinvolgimento in politica suscita l’interesse di altri giovani che vorrebbero seguire la stessa strada.

Nell’ambito della Summer School interuniversitaria EduCare: Oggi per essere futuro,  i partecipanti hanno approfondito su come essere dei buoni educatori, legando la tematica alla riflessione sulla propria vocazione personale e professionale. Secondo te, che rilevanza ha questo tipo di formazione per i giovani e quindi per la realtà del nostro Paese?

È assolutamente importante, perché credo che sia nell’ambito accademico che nell’ambito politico ci sia difficoltà nel riappropriarsi dell’umanità e di tutto quello che ci sta dietro, come le relazioni. Le competenze non si costruiscono sulla base esclusivamente di un apprendimento accademico, ma si fondano anche sulla propria esperienza personale, sull’intelligenza emotiva che possiamo allenare, sulla propria ricchezza.

Se penso alla relazione tra politica e mondo accademico, quello che vedo molto spesso è proprio la necessità di rigenerare connessioni tra le battaglie locali e il mondo accademico, che deve essere di supporto perché deve dare consistenza a quella che invece è un grido d’allarme o una proposta lanciata a livello territoriale. Se non c’è questa sinergia, se non c’è l’umanità all’interno di questi due mondi, quello politico della cittadinanza attiva e quello universitario, istituzionale e di insegnamento, probabilmente qualcosa manca. Per quanto mi riguarda, le migliori lotte che ho fatto, quelle che sono riuscite ad ottenere grandi risultati, sono state costruite attraverso l’unione tra queste due competenze.

I giovani, spesso privi ancora di esperienza, ricevono l’ascolto e il riconoscimento che servono per partecipare in politica?

Bisogna darglielo, cioè, bisogna che anche noi giovani ce ne riappropriamo dove ne abbiamo la possibilità. Non dobbiamo mai pensare di essere facilmente sostituibili.

L’impegno, la dedizione, l’energia che un giovane può trasmettere in qualsiasi ambito, da quello lavorativo, a quello del volontariato, fino all’ambito politico, è unico. Per questo bisogna fare alleanze intergenerazionali che non guardino dal giovane verso l’anziano, ma che dall’anziano, dalla persona con più esperienza, guardino al giovane proprio per dargli spazio e possibilità di realizzazione.

E soprattutto non dobbiamo spegnere la fiammella, c’è bisogno di far sì che l’entusiasmo e la proposta giovanile trovino realizzazione per dare la consistenza del proprio impegno e per non allontanarli da questo contesto.

A partire dalla tua esperienza personale, che consiglio daresti alle studentesse e agli studenti che vorrebbero impiegare la loro vita nella politica?

Gli direi di impegnarsi in qualcosa, in un ambito di volontariato, di attivismo, lavorativo, professionale, qualcosa che sia vicino alla loro sensazione, alla loro sensibilità, alle loro passioni, per consentire a loro stessi di dare il meglio. Gli direi anche di specializzarsi in qualcosa, di avere delle competenze, penso all’ambito ambientale piuttosto che a quello della cultura, del diritto sociale, ecc., per diventare utili e importanti all’interno dei processi politici. Acquisendo competenze e generando relazioni si ottiene anche una credibilità che spesso nell’ambito politico è molto positiva.

Io ho iniziato così, facendo attività di volontariato e di cittadinanza attiva, ed elaborando progetti e strategie utili per questi settori piuttosto che per il mio ambito comunale e provinciale, dove appunto sento di potermi esprimere meglio. Ed è questo che consiglio a chi vuole avvicinarsi al mondo politico.

Però soprattutto è specialmente importante ricordare che non lo si fa per se stessi, e che la fiammella di passione per la cosa pubblica non è una fiammella che nasce per fare un percorso professionale. Bisogna essere sempre pronti a perdere tutto, e quindi serve avere le basi solide nella propria vita, rispetto per se stessi e sicurezza, a prescindere dalla politica. Sennò nel momento in cui entri all’interno di determinati mondi molto competitivi rischi di lavorare per mantenere quello status, quella posizione non soltanto economica ma anche di potere, perché molti sono attratti dalla necessità di avere controllo di qualcosa. E lì si perde tutto, si perde il motivo per cui si è iniziato, il motivo per cui la politica doveva essere fatta.

Quali sono i tuoi ambiti di attuazione e in che modo questo ti contraddistingue?

Provo ad esserci dove gli altri non ci sono, ascolto i piccoli comitati, li incontro e rispondo sempre quando un singolo cittadino o un gruppo mi presenta un problema. Ho cominciato ad occuparmi di olimpiadi quando tutti erano assolutamente ignari delle problematiche, di trasporto pubblico, di dispersione di risorse pubbliche, di problemi di ambito ambientale che venivano ignorati dagli altri. Ho cominciato ad occuparmene io e piano piano è diventata una lotta comune, dando voce a quei pochi cittadini che a livello locale cercavano di difendere la dignità della propria terra e non resistere all’imposizione di grandi eventi da parte di politici che non si erano nemmeno confrontati con la comunità.

Poi il tema sostanziale nel mio percorso politico è stato quello della prevenzione degli avvelenamenti e della protezione della salute pubblica dagli inquinamenti. È un tema che ricorre molto spesso, si parla della semplice contaminazione di una roggia e si arriva fino a grandi contaminazioni di aria, acqua o suolo da parte di grandi imprese. Non di rado sono i cittadini che si mobilitano contro queste che sono violazioni della normativa europea, italiana e anche regionale, e si ritrovano inascoltati. Da lì, da quella sofferenza, bisogna trarre un insegnamento, e cercare di capire che cosa si può fare di diverso.

Io ho sempre cercato di dare loro la credibilità e l’ascolto, di accompagnarli dove magari esageravano a contenere il proprio linguaggio, e di aiutarli a farsi accompagnare da chi da un punto di vista accademico e formativo poteva suggerirli meglio come agire per riuscire a generare strategie o soluzioni alternative, facendole fare direttamente dai comitati. Non deve essere una cosa firmata dalla Guarda, ma dalla comunità. Questa è l’esperienza che ho fatto io dove gli altri non ascoltano, dove gli altri non ci sono.

Durante la Summer School è emersa la preoccupazione sulla possibilità di conciliare famiglia e lavoro. In quanto donna in carriera e madre, ritieni che siano due progetti raggiungibili in contemporanea?

Questo è un interrogativo e una preoccupazione purtroppo molto reale. Devo essere sincera: pur avendo conosciuto in passato la difficoltà genitoriale e specialmente femminile nel riuscire a coniugare la necessità di realizzazione personale-professionale e familiare, oggi essendo diventata sia europarlamentare che mamma ho constatato che è davvero di una complessità che molto spesso non si riesce a capire.

Comprendo chi si pone questo problema, e me lo pongo io stessa, trovandomi pronta oggi, pur soffrendo, a dire di no ad incarichi che potrebbero aiutarmi da un punto di vista politico, ma che in realtà non mi aiuterebbero a svolgere il mio compito di mamma. È molto doloroso, perché significa dover rinunciare a qualcosa, e dal mio punto di vista non è giusto.

Questa consapevolezza personale mi spinge ancora di più a essere determinata, anche un po’ ad arrabbiarmi di fronte alle scelte che sto vedendo sia a livello locale che in Parlamento europeo.

A quali scelte ti riferisci?

Vedo che le politiche sociali vengono sempre dopo qualcos’altro, ad oggi la difesa. Per questo ritengo che purtroppo siamo ancora politicamente e culturalmente molto indietro nell’affrontare il rispetto del diritto della donna, e anche dell’uomo genitore, di poter non rinunciare a fare qualcosa in più della propria vita. Qui c’è una buona dose di patriarcato – anche se per molti non è una parola popolare – da dover smantellare, purtroppo esiste ed è intrinseco sia negli uomini che nelle donne. E dobbiamo combatterlo culturalmente, dobbiamo rendercene consapevoli, liberarci da alcuni preconcetti, anche della colpa, tipicamente presenti in questa esperienza, e dobbiamo costruire le possibilità sociali per riuscire ad avere supporto. Questo non significherà mai abbandonare il proprio ruolo di madre, ovviamente, ma significa darci la possibilità di bilanciare, a seconda della nostra sensibilità e delle necessità dei nostri figli, una realizzazione che sia a 360°, perché credo che un genitore possa dare il proprio meglio tanto più se è realizzato personalmente e professionalmente. Questo implica comunque fare rinunce, ma anche garantire che ci sia la possibilità di scelta.

Un’esperienza piccolina ma per me molto forte: nel 2024 ho deciso di rimanere a casa almeno per tre mesi per riprendermi dal parto e per costruire il primo rapporto con mia figlia. Volevo partecipare online, mi è stato permesso soltanto due volte. Mi è stato invece impedito di fare una domanda a distanza di un minuto, e da allora ho continuato a combattere e a generare una rete con altri neo-genitori o future mamme in Parlamento europeo, da dove lavoreremo anche per i livelli locali". (ndr: divieto dopo l'intervista  corretto con provvedimento europeo, una vittoria ottenuta con altre/i parlamentari) 

Qui pubblico una nota che brevemente illustra la riforma: 

Il Parlamento europeo ha approvato, ad aprile 2026, una storica riforma delle regole di voto per consentire alle eurodeputate in gravidanza o neo-mamme di partecipare alle votazioni plenarie attraverso il voto per delega.

Ecco i punti chiave della nuova normativa:

Voto per delega: Le deputate non dovranno più essere fisicamente presenti in aula per votare, ma potranno delegare il proprio voto a un altro membro del Parlamento europeo.

Periodo di validità: Il diritto di delega può essere esercitato fino a tre mesi prima della data prevista per il parto e fino a sei mesi dopo la nascita del figlio.

Obiettivo: La misura, approvata con una larga maggioranza (616 voti a favore, 24 contrari e 8 astensioni), mira a conciliare l'esercizio del mandato parlamentare con la maternità e la salute, eliminando la necessità di scegliere tra vita professionale e familiare.

Pubblicato da Annamaria Gatti
foto di F.V.