Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 20 aprile 2026

I nostri figli diseducati all'empatia

Immagine della sera della fiaccolata a Massa in memoria di Giacomo Bongiorni foto da Avvenire/FOTOGRAMMA

Propongo l'intervento dello psicoterapeuta  Alberto Pellai pubblicato su Avvenire il 19 aprile scorso. 

Anche questo fatto ci interroga e ci obbliga a fermarci per saper leggere, capire, trovare soluzioni, alleanze, lavorare, proporre, condividere, avere cura... e c'è molto da fare per tutti. 

Nell'omicidio di Massa a far inorridire è il blackout dell'empatia

di Alberto Pellai

... Cosa ci strazia dell’orribile omicidio di un padre di famiglia avvenuto a Massa Carrara ad opera di un gruppo di adolescenti e giovani adulti? Più o meno tutto: l’età dei protagonisti, la dinamica dei fatti, la futilità delle motivazioni che lo hanno reso possibile. 

Tutto ciò che ci ha raccontato la cronaca sembra fuori dal principio di realtà. «Non è possibile, una cosa così» viene da dire, a noi, esterni ai fatti, che ne veniamo a conoscenza dai mass media. Ma la stessa incredulità appartiene anche ai genitori degli indagati, che raccontano di non riconoscere i loro figli negli autori di quei fatti di cui tutti i media parlano. 

Siamo tutti straziati, di fronte a fatti così. Lo siamo come adulti della comunità educante: che cosa abbiamo sbagliato per trasformare la crescita in un’età indifferente al dolore, al valore della vita, alla capacità di rispettare limiti non oltrepassabili, tra l’altro sanciti dalla legge che – se quei limiti non sai riconoscerli e rispettarli – te ne chiederà conto e cambierà per sempre la traiettoria del tuo futuro?

Ma c’è uno strazio che ci avvolge e coinvolge che nasce da un elemento ancora più profondo, che è la dis-umanità di cui questo omicidio è testimonianza, una disumanità della cui origine, causa, procedure non riusciamo a capacitarci. Ci viene da credere ai genitori degli indagati, il cui pensiero suona più o meno così: «Non possono essere i nostri figli ad aver fatto una cosa del genere. A casa nostra, noi non celebriamo la violenza, non li percepiamo desiderosi di provocare la morte altrui, non possiamo credere che dentro di loro abiti un istinto omicida che aspetta solo il momento giusto, la vittima inconsapevole per emergere e agire». 

Come è possibile che soggetti che stanno ancora abitando il primo tempo della loro vita siano capaci di produrre crimini tanto efferati rimanendo indifferenti e insensibili? È proprio questa la domanda che continua a girarmi in testa da giorni, perché in questa storia mi ha colpito la totale mancanza di freni inibitori nell’aggredire un adulto che ha di fianco a sé il proprio figlio undicenne. 

Se c’è un minore vicino, gli esseri umani sanno fare (o dovrebbero essere capaci di farlo) due passi indietro, qualsiasi sia l’intenzione che ti muove. Ancora di più se quel minore ha pochi anni meno di te. Anche tu eri undicenne nel recente passato, anche tu hai camminato col tuo papà per le strade della tua città. Come è possibile che vedere un tuo quasi coetaneo a fianco del padre che stai massacrando, sentirlo urlare di fermarti, vederne l’angoscia e l’impotenza non provochi in te una retroazione correttiva, non intervenga sul tuo impulso violento, inibendolo?

La scena di questo crimine è inconcepibile, perché ci mostra un gruppo di ragazzi che massacrano senza una reale ragione il padre di un quasi loro coetaneo, che è lì, di fianco a loro, che guarda tutto, che urla, che piange, di cui dovrebbero sentire il dolore e l’angoscia, empatizzando con la sua condizione. 

In fin dei conti lui è quasi come loro. 

Invece non sentono nulla. 

Agiscono indifferenti a tutto. Di fronte a un padre e a suo figlio, trattano quell’uomo come se fosse una bambola di pezza, da abbattere. E quel figlio che assiste è per loro un essere di cui disinteressarsi, del cui dolore non avere alcuna cura. Si muovono sulla scena di un crimine orrendo come si muoverebbe dentro un film in cui gli attori sono chiamati a recitare un ruolo, sapendo che ciò che verrà ripreso dal regista serve a realizzare una fiction che non ha alcuna ricaduta sulle vite reali di chi agisce quella scena. 

Invece, a Massa Carrara, non c’era un set e non c’erano attori: tutto era vero. Era vero il dolore, era vera la morte che è arrivata senza chiedere il permesso, era vero il doloroso sgomento di un figlio undicenne che davanti al proprio padre morto è l’unico a sperare di essere dentro un film e implora al proprio padre di alzarsi, come se – una volta finito di girare la scena – fosse possibile rimettere tutto a posto, ricomporre tutto, senza alcuna conseguenza per nessuno.

La banalità del male oggi sta in una miriade di azioni che vengono compiute assecondando un impulso che non viene sottoposto al filtro del pensiero, che non riflette sulle implicazioni e le conseguenze che derivano dall’agirlo – quell’impulso – perché non sai frenarlo, placarlo, addomesticarlo e significarlo. Sta accadendo che si arriva alla maggiore età, avendo immerso il proprio cervello in un brodo di sovrastimolazione ed eccitazione, dove il valore della potenza e della velocità sopravanza – di gran lunga – quello del pensiero e del significato. Moltissimi videogiochi ti rendono un campione e un super-eroe della loro classifica, se uccidi tanto e in fretta. Per ore, agisci un impulso omicida per gioco, poi esci fuori nel mondo e dovresti fare l’esatto contrario, ovvero preoccuparti di proteggere chi ti sta davanti. Ma dentro di te, quella spinta ad agire in modo indifferente e potente contro l’altro può essere diventata molto più allenata di quella che invece serve nel principio di realtà: ovvero il bisogno empatico e protettivo che nell’altro non vede qualcuno da far fuori, ma qualcuno di cui occuparsi in modo amorevole e solidale.

Nelle vite dei nostri figli è fragilissima la loro empatia, la loro capacità di guardare l’altro in modo soccorrevole, di de-centrarsi dal proprio sentire per sintonizzarsi su ciò che c’è nella mente e nelle emozioni di chi ci sta a fianco. 

Noi adulti non ci siamo accorti che il brodo socioculturale e digitale in cui abbiamo immerso il loro cervello in crescita li educa più alla violenza che all’empatia, più alla logica del branco che alla cooperazione della squadra. 

Siamo tutti, come i genitori, degli indagati: increduli perché anche noi pensiamo che i nostri figli non possono essere quelli che compiono azioni così tremende. Il dato di fatto è che anche i ragazzi del branco, oggi, messi di fronte al principio di realtà che li obbliga a pensarsi come assassini, probabilmente raccontano che loro non avrebbero mai voluto che le cose andassero in questo modo; che loro non ci avevano pensato che dare quei pugni e quei calci avrebbe ucciso un padre; che tutto è degenerato senza che loro se ne rendessero conto. Invece, quel sapersi assassini, oggi dovranno impararlo. Perché nella realtà le cose vanno diversamente da ciò che accade in un film o in videogioco. 

È da qui che tutti noi, genitori, educatori docenti e adulti, dobbiamo ripartire.


pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it


domenica 12 aprile 2026

"Voce di Mamma" un libro, un gioiello

 


VOCE DI MAMMA

di Lorenza Farina 

illustrazioni di Lucia Ricciardi

Edizioni MIMebù

Quasi una recensione di Annamaria Gatti

"Un canto a due voci,

un posto sicuro,

dove si sta bene

e si rimane per sempre." 

da Voce di Mamma

Ci sono gioielli che son fatti di carta, di caratteri alfabetici, dove le parole si rincorrono fra pagine preziose, creando sfumature di perla che incrociano il cuore e accarezzano la mente... Di colori che sanno di cielo e di mare e di forme magiche, che si attardano e si nascondono in un gioco poetico intrigante.

E "Voce di Mamma" è proprio questo, una splendida occasione per accedere a una nuova esperienza da vivere  intorno alla figura materna, che racconta e svela a bambine e bambini, ma che coinvolge profondamente  anche gli adulti accanto a loro. 

Infatti le emozioni suscitate dal recentissimo lavoro del fortunato e consolidato sodalizio fra la scrittrice Lorenza Farina e l'illustratrice Lucia Ricciardi, sono una occasione per rivivere, sia nella lettura ai bambini, sia nell'immersione nelle grandi pagine illustrate, ricordi assopiti della relazione con la madre.



Emerge davvero ciò che autrice e illustratrice sottolineano all'unisono: questo albo è frutto di un'intesa felice, laboriosa e lungimirante per offrire il meglio ai destinatari della loro arte: la voce della mamma torna e ritorna, la riconosci sempre come un'impronta che non può essere cancellata nella tua vita. E' un sospiro o un imperativo, una risata o una nenia... nulla cancella la sua profonda verità: essere stati ed essere amati. 

Ed è questa consapevolezza che fa bene all'infanzia, e non solo, per poter essere protagonisti di giorni gentili, di gesti di pace e di speranza.

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it




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mercoledì 25 marzo 2026

I bambini ci osservano, i giovani insegnano.

 


In questi giorni sembra che la vita dei bambini scorra senza novità particolari.

Eppure, a ben pensarci, sono giorni in cui tutto viene assorbito, con l'estrema capacità di filtrare e di intuire che i bambini talvolta non perdono o che tengono ben custodita.

Fra le altre vicende, a cui dovremmo risparmiarli, ci sono anche alcune considerazioni a cui i più grandicelli  possono accedere per trarne vantaggi. 

Sono le piccole o grandi notizie positive, i fatti in cui gli adulti fanno qualcosa di buono e di bello per questa umanità travagliata, e sono tante davvero, anche se i media non le pubblicano.

Poi ci sono le notizie che riguardano i giovani, che in questi giorni hanno dato un esempio a tanti adulti assenti dalla consultazione elettorale.

Come tanti, spero, sto sempre dalla parte dei giovani, un tesoro immenso, che meritano molto, ma molto di più, dagli adulti e dalle istituzioni. 

Intanto il rispetto e la valorizzazione e la promozione. 

Grazie allora a loro che hanno espresso la loro scelta di andare al seggio, intanto, sia per un, sia per un no e poi grazie perchè hanno dato un segnale importantissimo ed epocale: i care, sembrano dire le scelte apposte sulla scheda, e tutto non può essere come prima.

Grazie per  aver scelto poi un no che aiuta a crescere nella democrazia, che dovrà essere fatta di dialogo, di collaborazione tesa al bene comune,  di ascolto, di scelte per i fragili e i deboli, con uno sguardo intenso al desiderio di pace e di giustizia.

Spieghiamolo ai più grandicelli, spieghiamolo nelle scuole. 

Grazie ragazzi!


pubblicato da Annamaria Gatti

foto adnkronos


sabato 21 marzo 2026

Festa del papà il giorno dopo. Un' occasione mancata per le famiglie.

 

 


Pensiero bambino...

Peccato non aver dato seguito 

ai congedi parentali per i padri. 

https://www.avvenire.it/famiglia/la-bocciatura-del-congedo-paritario-

e-la-cura-dei-figli-come-questione-femminile_105236

Un'occasione mancata per fare il bene della famiglia, di tutta la famiglia.

Non c'erano i finanziamenti. 

Ci sono finanziamenti per molte altre cose

(decisamente meno importanti, costruttive e lungimiranti 

della qualità della vita delle famiglie, 

visto l'allarme educativo, la denatalità, ecc ecc).

Era più importante altro...?

E cosa?

L'Italia è amica delle sue bambine e dei suoi bambini?

E delle loro mamme?

Speriamo ci ripensino e ci lavorino su...


Pubblicato da Annamaria Gatti

foto da  blogmamma



mercoledì 18 marzo 2026

Festa del papà: colui che si prende cura, con dolcezza.



In occasione del giorno di San Giuseppe, in cui si festeggiano tutti i papà, una riflessione dello psicologo Ezio Aceti e un video a partire dal volume “Giuseppe di Nazareth marito e padre” (Città Nuova) fonte: cittanuova.it

Il padre, un uomo che si prende cura

Oggi è la festa di San Giuseppe, la festa del papà. 

Nei suoi sogni Giuseppe ha ricevuto dall’angelo quasi sempre un unico messaggio: prendi con te tuo figlio e sua madre a va’ dove ti indicherò.

Ecco, San Giuseppe si è preso cura: questo è quello che deve fare un padre oggi, in un tempo che papa Francesco definisce “un tempo cattivo”. 

Un padre non deve gridare, urlare, arrabbiarsi, come tanti purtroppo fanno: è un padre che serve, che si prende cura. Come può fare questo? 

Usando le buone maniere, la pazienza, l’onestà, l’intelligenza, la gentilezza.

Apparentemente sembra che tutto ciò sia fonte di debolezza, ma non è così. 

Per parlare del padre mi viene in mente la scena di San Pietro, quando nell’ultima cena Gesù spiazza tutti mettendosi in ginocchio e lavando i piedi e Pietro si ribella: Gesù invece dice «Questa è la via», il servizio.

Cari papà, c’è bisogno di noi, di uno sguardo verso il futuro: ma è uno sguardo che si nutre della gentilezza, della dolcezza. Facciamolo trionfare questo servizio, facciamo trionfare la dolcezza, in un mondo dove tutti vogliono avere ragione, dove tutti si arrabbiano. Invece il padre è colui che diventa servo di tutti, per portare tutti ad essere un’unica grande famiglia.

Da non perdere:

A questo link è possibile vedere il video del dialogo tra Ezio Aceti e Luca Gentile “Papà dove sei”, in occasione dell’uscita del libro “Giuseppe di Nazareth marito e padre” (Città Nuova)

https://www.youtube.com/watch?v=VskNhdjJBwk


Pubblicato da Annamaria Gatti

foto da Città Nuova 

martedì 17 marzo 2026

Contro il male: passa il favore.


Sarà che i media, troppi! ignorano persone, volontari, onlus, amministratori, professionisti, aziende, politici...  che lavorano per la pace e le scelte che rompono la barriera della logica guerrafondaia e della litigiosità a prescindere, vien voglia proprio di capovolgere questo clima diffuso, che vorrebbe tutti nel girone della prevaricazione e della litigiosità, per approdare su spiagge pulite e visitate dalla speranza. 

Non è buonismo becero o ingenuo. 

E' desiderio di improntare ogni piccolo gesto quotidiano alla pace, all'accoglienza, alla compassione, per trovare motivo di coraggio e forza per abbattere i muri. 

Ecco perchè alcune animatrici di gruppi giovanili mi hanno stupito con "passa il favore", mutuato da un film, neppure troppo famoso credo, ma che lascia un'impronta là dove passa, appunto!

La narrazione posa l'attenzione su un ragazzino che trova il modo perchè il mondo cambi e in meglio.

Se ciascuno che riceve un favore, lo "passa" ad altre tre persone, e di conseguenza le tre persone lo ricambiano ad altre tre, ecco: la moltiplicazione degli aiuti cambierebbe tutto il clima delle relazioni umane di questo povero e acciaccato pianeta.  

E non ci sarebbe posto per i poveri pazzi che fanno o vorrebbero fare la guerra, come nelle migliori filastrocche per bambini, e per adulti.

"Passa il favore", dal film Un sogno per domani

 https://www.youtube.com/watch?v=uSj-FZ4dK3A

mercoledì 4 marzo 2026

Un'altra favola di Paolina per raccontare la speranza e la bellezza: Paolina primavera

                              

PAOLINA PRIMAVERA

di Annamaria Gatti

Illustrazione di Eleonora Moretti 

Fonte:  Città Nuova Marzo 2022

dedicata a Sofia

Paolina era stata in letargo nella sua tana e ora si stava svegliando.

“Oh, che dormita. Chissà cosa farà ora Sandro…” stava pensando, proprio mentre la voce dell’orsetto l’aveva invitata.

“Paolina esci, ho una fame! Facciamo colazione?”

L’orsacchiotta aveva afferrato l’inseparabile peluche orsobimbo e si era precipitata fuori.

Si era stropicciata gli occhi perché il sole era già alto e splendente.

“Cavolo! Orsobimbo, guarda com’è diventato magro Sandro e il bosco non è più rosso e giallo come nel mio bel disegno! Ci sono foglioline nuove sui rami dei larici e l’abete ha gli aghi verde chiaro!”

“Il bosco è diverso, ma cosa è accaduto?” aveva chiesto Sandro.  

“Ops! Sono inciampata in una zolla fiorita… Sono primule. E ohi,  stavo per schiacciare una bellissima farfalla gialla! ”

“Queste sono margheritine, ma chi ce le ha messe? E le formiche hanno ripreso a fare lunghe file per procurarsi qualche seme” aveva aggiunto Sandro stupito.

“Dobbiamo scoprire chi ha fatto queste bellissime cose.” Paolina era decisa e voleva capire. Intanto si stiracchiava e pensava alla colazione: il pancino suo e di Sandro brontolavano. Solo orsobimbo era pacifico come sempre, chissà perché.

Fu allora che un fringuello sfiorò Paolina con un frullio d’ali: “Paolina, ben svegliata! PISTAAAAAA, devo preparare il nido per i miei piccolini.”

“Oh bella, ma che succede?” Ma l’uccellino era già volato via.

“Non vedi orsetta? E’ arrivata la primavera!” aveva spiegato una capinera di passaggio.

“Prima-cosa?!”era sbottato Sandro.

“P - R - I - M -A- V -E -R -A, Sandro. Quella cosa che c’è più luce e calore e…”

“…E scoiattolo Rossino si risveglia e ricomincia ad arrampicarsi e a borbottare?”

“Ecco proprio così, ma non so chi combina tutto questo. Vieni, facciamo colazione da nonno Gianni così chiediamo a lui.”

Si incamminarono verso la dimora di nonno Gianni e quando furono lì, finalmente il mistero fu…quasi svelato.  

“Cari orsacchiotti, cara nipotina, è l’amore il responsabile di tutta la primavera. La natura obbedisce all’amore che l’aiuta a mettere nuovi frutti, foglie e nuove creature. Non è meraviglioso?”

Aveva un sguardo birichino e dolce il nonno, da dietro le lenti degli occhiali posati sul suo nasone di vecchio orso. Quante cose sanno i nonni!

Paolina e Sandro restarono a bocca aperta increduli. Poi orsobimbo partì alla ricerca dell’amore per ringraziarlo di quella bellezza.

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it