Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 1 giugno 2026

Beatrice e gli altri bambini invisibili. Orrore, consapevolezza, impegno e speranza


Ho raccolto dai social il pensiero della professoressa  Paola Milani  sui crudeli fatti intorno alla piccola Beatrice e  rimando a P.I.P.P.I., perchè c'è chi lavora per salvare i bambini e le loro famiglie. 

Vi invito a consultare il sito,  ascoltare la presentazione è respirare la speranza di cui c'è bisogno, ma soprattutto di conoscere le azioni di impegno: https://pippi.unipd.it/

"A cosa sto pensando? A Beatrice. A Beatrice di due anni e alla sua morte inenarrabile. E ai tanti bambini che continuano a morire perché i genitori attraversano problemi ben più grandi di loro e nessuno vede il dramma né dei bambini, che indiscutibilmente  sono vittime, né dei loro genitori, nessuno capisce, nessuno riesce a portarli in un percorso di cura e protezione.

Allora il problema  è che i servizi di protezione e tutela a volte agiscono modalità e forme di allontanamento che possono essere migliorate, ma il problema è soprattutto che i servizi di protezione e tutela sono presidi di democrazia e giustizia sociale irrinunciabili, che l’Italia è il terz’ultimo paese europeo per numero di allontanamenti e che questo dato ha sì molti significati e molte cause, ma vuol dire comunque una cosa semplice e chiara: troppi bambini restano fuori dalla rete, invisibili ai servizi e le conseguenze di questa mancata capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie sono troppo spesso tragiche.

Incomprensibile che non si parli di ciò che accade quando è evidente che l’allontanamento avrebbe salvato una vita e che si urli quando l’allontanamento sembra dubbio a chi non può sapere come sono andate davvero le cose.

Allora forse è più comprensibile perché il LEPS PIPPI è un LEPS. Perché difendiamo il diritto dei bambini di non essere condannati a una doppia invisibilità: quella dei loro genitori e quella dei servizi e di tutti noi.

Perché è necessario un metodo di intervento per rafforzare la capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie soprattutto, ma non solo, prima dell’allontanamento, prima che si apra la voragine, quando ci sono ancora risorse nella famiglia e intorno alla famiglia e la vulnerabilità è ancora in potenza e non in atto. Perché  la vulnerabilità è un terreno da coltivare, tramite dialogo e possibilità di costruire fiducia tra famiglie, servizi, ospedali, nidi e scuole.

Le famiglie che stiamo intercettando attualmente sono oramai migliaia, ma evidentemente non sono abbastanza e tantissimo lavoro è ancora davanti a noi per affermare questa cultura dell’andare verso, dell’andare incontro, del prevenire, dell’andare a cercare piuttosto che dell’attendere. Dell’affidarsi reciprocamente perché questo è l’allontanamento (e forse questa parola ‘allontanamento’ possiamo oggi proprio metterla da parte): un affidarsi reciproco tra due famiglie o tra una famiglia e una comunità. Del parlarsi tra enti, servizi e soggetti diversi, del costruire équipe, dello stare con le comunità e le famiglie come servizi. Del dare forma a nuovi mondi possibili anche nelle vite di famiglie che vivono in mondi totalmente avversi." ( Paola Milani*) 

*Laureata in Pedagogia, Specializzata in Psicoterapia all’Università Salesiana di Roma (IFREP), Dottore di Ricerca in Scienze dell’Educazione nel 1994, dal 2018 Direttrice del Centro Interdipartimentale di Pedagogia e Psicologia dell’Infanzia dell’Università di Padova, dal 2015 Professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale nel Dipartimento FISSPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata) dell’Università di Padova

Pubblicato da Annamaria Gatti

illustrazione di E. Basili (Mirta si fida. La famiglia Bottoni Una famiglia che accoglie, A.Gatti E. Basili. Ed. la meridiana,  Molfetta 2020)

domenica 31 maggio 2026

Festa della Repubblica, Madri della Costituzione e i nostri giovani

 


Passando da Tina Anselmi, Lina Merlin a Nilde Iotti sarebbe così utile raccontare una storia che ha creato la più bella Costituzione, la nostra.
E raccontarla ai giovani con mostre, incontri, libri, percorsi guidati di approfondimento, laboratori... e in alcune occasioni si fa, ma non a tappeto,da parte della scuola per esempio, come sarebbe auspicabile, perchè nulla di ciò che è stato tenace, coraggioso e lungimirante vada perduto.

Un  libro autorevole in uscita di Leonardo Brancaccio, (che tiene un corso di fomazione agile proprio sul tema della Democrazia  come bene da conoscere e difendere
ci illustra in particolare queste tre madri della Costituzione. 

In questo ottantesimo della Repubblica, nata sui valori civili più alti  che anche i giovani possono apprezzare, riconoscersi per ritrovare nuove spinte e motivi di progetto e sogno per la propria  esistenza, imparare dal passato diventa un imperativo categorico.  

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto: Provincia di Perugia

sabato 30 maggio 2026

Intorno ai nostri giovani: l'educazione viene prima... di tutto

 




"Ciacuno cresce solo se sognato" è una nota citazione di Danilo Dolci a cui fa eco la certezza che solo adulti vicini, interessati e appassionati educatori fanno da sfondo a sogni e a voli da intraprendere.  

Gli sforzi in questi tempi difficili si stanno concentrando, speriamo! proprio sulla determinazione di pedagogisti, psicologi e parte della società educante ad essere quello che è urgente e da tempo auspicato: 

"Accompagnare un giovane ...è aiutarlo a sposare la solitudine. ad ascoltare e attendere. a pregare che un Altro-Vero nuovamente gli parli  e lo guidi" (Michele De Beni, Città Nuova maggio 2026 -  Dossier- Giovani: il futuro è oggi)

"Come ci richiama Eraldo Affinati, il maestro è specialista dell'avventura interiore. Ci vuole tempo a provare quel senso di "felice inquietudine" per trovare il volto di cui innamorarci. I giovani attendono, forse un po' distaccati ma ancora affamati di senso, fiduciosi di vedere la felicita nei nostri occhi. Nonostante tutto, non sono quella generazione distratta che ci viene mostrata. Chiedono profondità, spazi di dialogo e di discernimento e adulti generosi che li sappiano incontrare." (idem)

pubblicato da Annamaria Gatti

foto: greenMe

martedì 19 maggio 2026

Grazie a chi non semina odio e salva così i nostri ragazzi: il ruolo dei docenti

 


Eppure molto si muove.

La ricerca di positività e di accoglienza, a detta di autorevoli osservatori (e chi legge giornali e statistiche lo può confermare) pare proprio superare il fango degli "odiatori" di professione, politici e comunicatori .

Ma i giovani si schierano alla ricerca di verità e di dialogo, per una vita pacifica fra chi abita per un pugno di anni questa nostra martoriata Terra.

Un contributo sintetico  di riflessione ce lo dà  Antonio Maria Mira su Avvenire, quando ci ricorda che promettere provvedimenti duri e super restirittivi, che non piacciono neppure a tutta la destra di maggioranza, non tiene conto della realtà e naviga sul consenso più becero, per cui  l'immigrato comunque, anche di seconda o terza generazione, è da cacciare. 

E poi? Un ascolto attento e informato delle analisi sociologiche sarebbe urgente...

Non importa se sulle pagine di giornali attenti spiccano spesso "immigrati" che salvano, che si distinguono per correttezza e impegno e talvolta muoiono a causa di italiani magari giovanissimi che hanno avuto la disgrazia forse di crescere senza educazione civica... e a causa di omissione di soccorso di qualche persona che ha dimenticato l'umanità.

Come già docente, autrice e psicologa, curatrice di numerosi progetti di inclusione e altri afferenti alla psicologia scolastica, ho   incontrato nella scuola dagli anni '90 moltissimi bambini e ragazzi che hanno fatto la loro strada e portato con orgoglio l'appartenenza a questo nostro Paese. Non tutti certamente hanno frequentato l'università o sono diventati campioni di basket o di nuoto, ma questo non ce li fa sentire meno nostri. E parlo a nome di tanti docenti, presidi, colleghi e colleghe.  

E anche questo blog, che curo da 16 anni, offre e ha sempre offerto in ogni suo post motivi di lavoro, lettura, informazione e formazione perchè chi lavora, vive nella nostra realtà che educa sempre (perchè "non si può non educare",  assunto mutuato e modificato dalla migliore tradizione psicologica della pragmatica della comunicazione) possa trovare conferme e stimoli. 

Sollecitare l'odio per cavalcare la paura scarica sulle spalle di tutti i ragazzi un futuro oscuro e dai connotati decisamente angoscianti.

Grazie allora a quei docenti che accompagnano a decifrare e ad esercitare valori di empatia, rispetto per tutti gli uomini e donne, bambine e bambini, per i fragili di questa società. Nelle loro mani è il presente e  il futuro.

pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto:  Fanpage

lunedì 18 maggio 2026

A Roma con i miei studenti? Sì, grazie!

 


Alcuni giorni trascorsi in città d'arte italiane o europee per accompagnare i propri studenti possono mettere in un certo stato di ansia prof e presidi. Forse anche qualche genitore.

Brutte notizie su comportamenti fortemente scorretti o pericolosi fanno presto a trovare rilancio sui media e hanno alimentato spesso rifiuti, dubbi, sfiducia dilagante, che non fanno bene a nessuno. Inoltre si è spesso segnalato che  i docenti non sono doverosamente riconosciuti e tutelati in queste attività. 

Poi però ci sono prof  che credono nei loro studenti e che non mollano. E ci vanno, ad accompagnarli e la faccenda spesso fa i conti con impegni, forze e molto altro.

Eppure c'è chi ci sta. Oggi la docente di un liceo veneto  ha avuto espressioni di lode per come sono andati giorni romani decisamente impegnativi: i ragazzi e le ragazze sono stati splendidi. E la mia giornata è decisamente stata più luminosa: qualcuno che ci crede in questa gioventù così dimenticata da chi potrebbe fare la differenza e agire con lungimiranza. 

Se abbiamo fiducia nei giovani e abbiamo creato attorno a loro con tenacia e nel tempo attenzione, dialogo, disponibilità a farsi coinvolgere, insomma se siamo stati alleati, sanno rispondere e sono loro a fare la differenza. Ma quanto lavoro occorre e soprattutto quanta professionalità, che andrebbe davvero riconosciuta, perchè più presente di quanto si ipotizzi in inutili chiacchiere di circostanza. 

Quanto ci servono lamentazioni e giudizi gratuiti? Ai ragazzi e ai giovani non servono a nulla. Servono adulti forti, capaci di stare accanto, di camminare insieme, di pretendere e favorire fiducia e coerenza. Per fare la differenza, appunto!


pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto: Virgilio Sapere

sabato 16 maggio 2026

"Il mondo salvato dai ragazzini"... se saremo davvero dalla loro parte.

 


Già nel precendete post si era scritto che il Salone del Libro di Torino quest’anno s’ispira a Elsa Morante con quel titolo "Il mondo salvato dai ragazzini" che pare avveneristico in un clima sociale e politico che di ragazzine e ragazzini pare proprio non curarsi e in modo, così miope e colpevole, partecipare al degrado del futuro di tutti. Ma speriamo sempre che il buon senso e il coraggio alla fine abbiano il sopravvento, perchè ciascuno poi è chiamato a fare la sua parte.

"Perché l’appello non sia vuota retorica, occorre capire concretamente come la Gen Z pensa, legge, scrive, spera. Scoprendo che tante differenze considerate scontate già non esistono più. E altre, insospettabili, avanzano" si scrive nell'inserto Gutemberg di Avvenire, e a ragione si fan parlare coloro che condividono concretamente cammini e cure dei nostri ragazzi. 

Portare alla luce i valori e l'impegno di tanti per il mondo educativo dovrebbe essere una priorità anche dei media, perchè anche di lì passa il risveglio e la coscienza civile. A meno che si preferisca il sonnolento procedere secondo paletti già prefissati e controllati. 

Diamo spazio allora a coloro che si fanno portavoce della tensione educativa realmente esercitata, secondo l'emergenti esperienze, sostenute dai grandi pedagogisti e pedagogiste che hanno fatto la storia e formato il pensiero della pedagogia italiana, che magari una principessa inglese viene a conoscere ed apprezzare, come accade in questi giorni in Italia... 

Papa Leone XIV nel messaggio inviato all'arcivescovo di Torino, in occasione proprio del salone del libro richiama con fermezza che  «in un tempo che sembra soffocato dall’orrore della guerra e dal gelo dell’indifferenza, i bambini, con la loro innata capacità di guardare il mondo con occhi nuovi, accendono nella società una luce di speranza. C’è bisogno di una letteratura che aiuti a riconoscere la dignità di ogni persona, specialmente dei più vulnerabili, e che diventi sempre più scuola di fraternità e di pace»

Pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

giovedì 14 maggio 2026

L'educazione è impresa di popolo: un libro "EDUCARE VIENE PRIMA non lasciamoli soli"

 



L’IMPORTANZA DELLE NUOVE GENERAZIONI E DELL’IMPEGNO EDUCATIVO

                                                                                                         di Annamaria Carobella

fonte Città Nuova - 14 Maggio 2026

Dal 14 al 18 maggio 2026 si svolgerà la Fiera del libro e della cultura di Torino, dal titolo Il mondo salvato dai ragazzini. L’editrice Città Nuova sarà presente nel Padiglione Oval UELCI-Media CEI – V101/U102

La Fiera del Libro di Torino, la più importante manifestazione italiana dedicata all’editoria, alla lettura e alla cultura, ha come titolo: Il mondo salvato dai ragazzini, preso da un celebre libro di Elsa Morante (1968). Esso sottolinea l’importanza delle nuove generazioni, ma anche l’importanza dell’impegno educativo da parte di chi si occupa di educazione.

Questo titolo, che è  un invito a dare spazio ai giovani, trovo che sia strettamente connesso al libro uscito alla fine di aprile “ Educare viene prima: non lasciamoli soli” di Michele De Beni (pedagogista), Ezio Aceti (psicologo dell’età evolutiva), Mariano Iavarone (sociologo e mediatore familiare).

I ragazzini  salvano il mondo se gli adulti non li spengono né li lasciano soli. In un recente incontro on line, venerdì 8 maggio, Michele De Beni si è ritrovato con un gruppo di appassionati lettori per rispondere alle loro domande. Ha parlato dritto al cuore senza nascondersi dietro falsi messaggi, mettendo in evidenza che il titolo del libro vuole essere anche un impegno che, come adulti, dobbiamo assumerci. Infatti «l’educazione è impresa di popolo. Se ci aiuteremo, la strada sarà un viaggio di condivisione e di speranza. Uniti si vince per il bene dei ragazzi».

Se il testo di Elsa Morante Il mondo salvato dai ragazzini è un inno all’adolescenza, alla sua energia e alla sua bellezza come visione per cambiare il mondo, perfino un mondo segnato dalla follia della guerra, quello di cui De Beni è coautore, Educare viene prima: non lasciamoli soli, è un inno ai ragazzi, all’atto dell’educare e ai veri educatori. Insegnare è trasmettere conoscenze, mentre educare da educere significa “trarre fuori”, formando il carattere e la personalità; insegnare riempie la mente, educare apre il cuore e guida alla vita.

Il professor De Beni è un pedagogista, autore e curatore di diversi volumi e autorevole docente, prima dell’Università di Verona, ora presso l’Istituto universitario Sophia (IUS) di Loppiano. È un maestro, di quelli che lasciano il segno e spronano a dare il meglio di sé, perché appassionato della scuola e dei ragazzi da sempre. Appena diplomato, tramite un concorso, diventa maestro di ruolo, sempre in contatto con ragazzi disagiati, quasi tutti pluribocciati nell’estrema periferia di Milano, che lui segue anche oltre l’orario di lavoro. Uno di questi, il più tribolato, prima di morire chiese a suo fratello: «Cerca il mio maestro, mi voleva bene» Non possiamo aspettarci di raccogliere i fiori che non abbiamo mai piantato. «L’educazione è cosa del cuore». E di cuore De Beni ce ne ha messo e ce ne mette tanto per far nascere progetti importanti, quali convegni e ricerche sulla qualità dell’educazione, che non si improvvisa. Ma educare è anche un atto di speranza e di coraggio.

Ci si è soffermati su una domanda:

«Non è che all’uomo contemporaneo sta sfuggendo di mano il senso dell’educare?».

Dove? Come? Con chi? Per cosa?

Sono domande che non è semplice porsi né offrire alla coscienza dei giovani. Occorre mettersi in cammino, voler incontrare l’altro che ci offre mondi diversi e schemi spesso non coincidenti con i nostri.

 L’incontro è fatica, ma è anche grazia. E se un vero maestro vale un tesoro, fortunato è chi ne incontra qualcuno che lo accompagni ad uscire dalla propria solitudine e gli apra la porta della sua casa per dargli ospitalità, qualcuno che parli alla sua interiorità e susciti in lui desideri di vita buona. Ed è proprio l’incontro, con l’esempio e le parole di uomini e donne spesso sconosciuti, come – ha sottolineato il professor De Beni – che può illuminare la nostra vita.

Perché il maestro è uno specialista dell’avventura interiore

e i giovani attendono di incontrarlo sul loro cammino.

Anche se talvolta appaiono distaccati, chiusi in un loro mondo, sono ancora affamati di senso, fiduciosi di vedere felicità nei nostri occhi. Chiedono profondità, spazi di dialogo e discernimento, ma soprattutto, adulti generosi che li sappiano incontrare ed amare. Ognuno esiste solo se pensato.