Lo psicologo Pellai con grande sollecitudine pubblica la notizia in un lungo, ma utilissimo approfondimento su Facebook.
Lo ringrazio e condivido il suo appassionato e autorevole intervento con i numerosi utenti di questo blog, alcuni dei quali non visualizzano fb.
"L’IMMAGINE PUBBLICITARIA E’ STATA RIMOSSA: E ADESSO?
L’immagine della pubblicità della Apple è stata rimossa. In
questo lungo articolo provo a spiegare perché questa rimozione rappresenta un
primo step importante del cambiamento oggi necessario al mondo e soprattutto ai
nostri figli. L’articolo è lungo, ma importante. Per leggerlo ci vogliono circa
10 minuti. Se li hai prosegui, altrimenti torna a leggerlo in un altro momento.
Io ci ho lavorato per parecchie ore, perciò ti sono grato se saprai valorzzarne
i contenuti, ritenendoli adeguati e competenti, facendolo leggere ad altre
persone.
La rimozione dell’immagine pubblicitaria, che oggi non è più
visibile a Milano, dove era stata affissa, potrebbe rappresentare una vittoria
per tutti noi che abbiamo considerato quell’immagine totalmente incongruente
con quanto oggi sappiamo rispetto ai rischi correlati all’ingresso precoce dei
minori nel mondo digitale. Al tempo stesso, ieri il Conseil Consitutionnel
francese ha bloccato la legge, voluta da Macron, che stabiliva il divieto di
accesso ai social media da parte dei minori di 15 anni. Al tempo stesso, negli
Stati Uniti, Meta sta affrontando un’azione legale che potrebbe portarla a
pagare una multa cumulativa di proporzioni mai viste prima, a causa
dell’architettura che contraddistingue le sue piattaforme social, considerate
additive nei confronti dei minori (e non solo) e in quanto tali, dannose per la
salute mentale dei soggetti in età evolutiva.
Questa congiunzione di elementi è solo un piccolo indicatore
di come il mondo stia cercando – con molta fatica – di guardare al mondo
digitale con uno sguardo totalmente nuovo rispetto a quanto avvenuto fino ad
oggi.
Per anni, si è guardato al mondo digitale considerandolo una
straordinaria opportunità. Questo ha favorito la logica pervasiva delle Big
Tech che hanno introdotto devices e piattaforme in tutti gli ambienti
scolastici (e di conseguenza nella vita di tutti i nostri figli e figlie) proponendo un’urgenza e una precocità di
ingresso e di utilizzo che oggi la scienza definisce non oggettivamente
vantaggiosa per i minori, che in tutto il mondo presentano indicatori di salute
fisica e mentale usurati.
La rimozione dell’immagine gigantesca che a Milano mostrava
un bimbo piccolissimo con in mano uno smartphone non è una vittoria né una
sconfitta. E’ semplicemente un indicatore che qualcosa sta cambiando e
rappresenta la prova che una parte significativa del mondo adulto oggi ha
consapevolezze che pochi anni fa non esistevano.
Per anni, tutto il mondo tecno-entusiasta – fortemente
sostenuto, finanziato e reso a sua volta pervasivo grazie al sostegno delle Big
Tech (tutti ci ricordiamo la presenza alla Casa Bianca di tutti i Ceo delle Big
Tech il giorno della seconda elezione di Trunp negli USA) non ha mai considerata
degna di approfondimenti e di valutazioni serie e oggettive la correlazione tra
uso dei devices e salute degli utenti. Tutte le volte che gli esperti (vedi il
lavoro di J.Haidt con il suo fondamentale saggio “Generazione ansiosa”) hanno
provato a dare evidenza dell’impatto sulla salute dei minori causato dalla
frequenza del mondo online, le Big Tech, corroborate dalle dichiarazioni di
alcuni scienziati e specialisti, si sono difese dicendo che non esistono prove
scientifiche certe che dimostrino che quei danni siano la conseguenza dell’uso
dei devices. Si utilizzano spiegazioni che si rifanno al paradigma della
“complessità”, al mantra “correlation is not causation”: tutto ammissibile, se
non che genitori e docenti quella correlazione la vedono molto chiaramente
nella quotidianità dei loro figli e studenti e la scienza oggi ha sufficienti
evidenze epidemiologiche e cliniche per sentirsi autorizzata a non arretrare di
fronte ai detrattori che vorrebbero continuare ad affermare al mondo che “il
digitale non è il problema”.
Tra l’altro, come spiegazione alternativa, da tutte le parti
viene affermato che il problema siamo noi genitori, che non siamo capaci di
educare i figli al buon uso del digitale, in quanto pigri, assenti, inetti:
alla luce di quale evidenza scientifica, tutti i genitori dei cinque continenti
nello stesso momento storico si sarebbero alleati per produrre nei loro figli
la peggiore crisi di salute mentale mai vista in età evolutiva? Questa sarebbe
la spiegazione scientifica dei dati epidemiologici di cui disponiamo oggi?
Non va trascurato che proprio di recente la stessa Corte di
Cassazione, in un caso riguardante proprio la Apple, ha affermato che
“l’incertezza scientifica non fa venir meno il dovere di informare l’utente da
parte del produttore che gli vende un servizio o un prodotto. Infatti, quando
gli studi disponibili abbiano prospettato un rischio plausibile, pur senza
dimostrare in modo definitivo la nocività del prodotto, il professionista deve
valutare misure informative proporzionate. .L’incertezza scientifica, dunque,
non equivale a irrilevanza giuridica. Non dimostra automaticamente la
responsabilità del produttore, ma impone al giudice di verificare se il rischio
sia stato adeguatamente comunicato e governato”..
Ad oggi, le Big Tech non solo non hanno comunicato il
rischio correlato all’uso dei loro prodotti e servizi, ma anche quando lo hanno
identificato (ed è successo molte volte) hanno fatto di tutto per negarlo,
nasconderlo, minimizzarlo al fine di tutelare il loro profitto economico
ritenuto più importante della salute dei suoi utenti. Esattamente la stessa
cosa avevano fatto le multinazionali del tabacco e per questo poi sono state
condannate. Da quella condanna, è derivato che il tabacco è stato trattato per sempre e in tutto il
mondo come “fattore di rischio” per la salute dei suoi utilizzatori.
La sanità pubblica oggi si è assunta la funzione e la
responsabilità di raccontare, denunciare, prevenire il rischio oggettivo
correlato all’uso del digitale in età evolutiva. Lo fa perché i dati oggi
disponibili ci fanno parlare di “emergenza”. E quando c’è un’emergenza di
sanità pubblica, si devono fare tre cose: educazione preventiva (interventi
formativi rivolti alla comunità), cambiamenti ambientali (per esempio: scuole
smartphone-free oppure rimozione di immagini come quella della pubblicità
denunciata), interventi legislativi (per esempio: divieti basati sui limiti di
età). La sanità pubblica ha già fatto questo con alcol, tabacco, gioco
d’azzardo, etc.
Gli interessi delle multinazionali che fanno profitto con
questo genere di prodotti e comportamenti non ha mai sostenuto il lavoro degli
specialisti di prevenzione. Ogni giorno, io che faccio questo lavoro, vedo
quanta contro-narrazione viene rivolta verso ciò che la sanità pubblica afferma
e anche contro noi specialisti che stiamo provando a generare un cambiamento di
cui siamo convinti non in quanto ideologicamente schierati contro il digitale,
ma in quanto le competenze cliniche, epidemiologiche e preventive che abbiamo
ci obbligano a fare questo lavoro per la salute della comunità. I pediatri
parlano dei rischi associati al digitale in età evolutiva e le loro linee guida
vengono smentite da filosofi e sociologi che certamente hanno competenze
elevatissime, ma che non si troveranno mai a dover gestire problemi di salute
mentale e fisica dei piccoli pazienti. Psichiatri e neuropsichiatri denunciano
addiction e dipendenza correlati all’uso dei devices e in giro tantissimi
opinionisti affermano che non esiste evidenza che il mondo digitale generi
fenomeni di dipendenza. Lo si nega per i social e per i videogiochi, per la
pornografia e per lo shopping online, per l’ossessione rivolta al corpo e per
le pratiche di skin care e beauty-routine messe in atto da bambini di 9 anni (e
ripeto: 9 anni). come è possibile tutto ciò? Come si può smentire di continuo
l’emergenza clinica che chi lavora con l’età evolutiva osserva tutti i giorni?
Io da anni, come medico specialista di sanità pubblica e
psicoterapeuta dell’età evolutiva, ho deciso di parlare a genitori e comunità
educante raccontando ciò che so, che studio, che constato nello svolgimento
della mia professione. Non importa se nel farlo, ho collezionato ormai una
lunga lista di haters e detrattori che mi definiscono: tecnofobico, profeta di
sventura, ideologo, dinosauro, amante del vintage e spesso anche grande
ignorante. No, non importa. Proseguo nel mio lavoro divulgativo e
psicoeducativo, consapevole che negli ultimi quindici anni non ho mai dovuto
cambiare la mia narrazione, alla luce dei dati di ricerca ad oggi disponibili.
Per questo, io personalmente, considero la rimozione del manifesto
pubblicitario che tanto ha fatto discutere in questi giorni, un passaggio che
segna un movimento fondamentale dalla fase di “precontemplazione” a quella di
“contemplazione” del problema, cosa che obbligherà le Big Tech a fare molta più
attenzione non solo nei processi comunicazionali ma anche nella qualità,
offerta e tipologia dei loro prodotti e servizi, perché la collettività ha
dimostrato di aver cominciato a mettere l’asticella (che prima non c’era mai
stata) al giusto posto: ovvero all’altezza della tutela della salute dei minori
e non della tutela del profitto.
Se pensi che questo messaggio serva oggi ad altri adulti che
stanno provando a cambiare lo status quo, commenta e condividi. Credo che sia
utile farlo circolare soprattutto fra quegli adulti che ancora faticano ad
avere accesso alla divulgazione medico-scientifica su questo tema.
Buon ferragosto.
P.S. L'immagine mi è stata inviata ed è tratta dalla Pagina
Facebook di Scuole Naturali"
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