Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 24 febbraio 2026

Abbonamenti a riviste quasi gratuiti per le scuole? Eccoli!

 

             

Scuole, ultimi giorni per abbonarsi (quasi gratis) a riviste e giornali cartacei e digitali

di Sara Fornaro

Fonte Città nuova

Stanziati 2 milioni di euro. Lo Stato rimborserà fino al 90% della spesa sostenuta dalle scuole.

Le scuole italiane hanno tempo fino al 28 febbraio 2026 per acquistare un abbonamento a giornali, quotidiani, periodici e riviste scientifiche o di settore, in formato cartaceo o digitale, ricevendo dallo Stato un rimborso fino al 90% della spesa effettuata (leggi qui la nota esplicativa del Ministero dell’Istruzione e del Merito) 

https://informazioneeditoria.gov.it/media/ybunxgxa/nota_mim_1_10_25.pdf

Successivamente, avranno tempo fino al 16 marzo 2026 per chiedere i rimborsi. Il progetto rientra nell’ambito delle iniziative per la promozione della lettura in classe e prevede uno stanziamento di complessivi 2 milioni di euro. «L’inserimento in classe di quotidiani, periodici e riviste scientifiche, anche in formato digitale, offre – si legge sul bando – occasioni di lettura capaci di arricchire il patrimonio lessicale ed espressivo, rafforzando al contempo comunicazione, collaborazione, alfabetizzazione mediatica e pensiero critico. L’iniziativa si propone di valorizzare la lettura su carta e la riflessione come strumenti essenziali per lo sviluppo cognitivo, linguistico e relazionale delle nuove generazioni, favorendo un equilibrio tra saperi tradizionali e innovazione tecnologica».

Costituisce requisito di ammissibilità della spesa la delibera del Collegio dei docenti che individua, nell’ambito dei prodotti editoriali ammessi al contributo, le testate riconosciute come utili ai fini didattici. 

Le domande di rimborso dovranno essere inviate dal dirigente scolastico esclusivamente per via telematica. Le fatture prese in considerazione saranno quelle emesse tra il primo settembre 2025 e il 28 febbraio 2026.

Le proposte di Città Nuova per le scuole

Il giornalino Big Bambini in gamba

Per i bambini della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e dei primi anni delle medie si propone il giornalino Big bambini in gamba. Big sostiene e promuove la lettura dei bambini con fumetti, racconti, storie vere, esperimenti e curiosità e nel 2022 ha ricevuto la «menzione speciale per la qualità dei giochi e per il contributo all’educazione alla pace» nell’ambito del premio nazionale Città di Chiavari per il miglior giornalino per ragazzi. In ogni numero c’è un inserto destinato agli educatori che approfondisce le tematiche trattate nel giornalino. Dal 2024 si stanno approfondendo le life skills, per aiutare i bambini a sviluppare le proprie capacità relazionali e comportamentali.

Rivista trimestrale Teens

Per i ragazzi degli ultimi anni delle scuole medie e delle scuole superiori si propone la rivista bimestrale Teens, fatta dai ragazzi per i ragazzi. La rivista tratta argomenti di attualità, scienza, scuola, intercultura, sport, film, con testimonianze italiane e internazionali nella prospettiva dell’unità, del dialogo e del confronto tra i ragazzi e tra diverse generazioni e culture. Vuole essere uno sguardo sul mondo con l’obiettivo di dare voce alle tante buone notizie, “good news”, realizzate da e per i ragazzi. Nel 2022 Teens ha ricevuto il «premio per le migliori rubriche, per il coinvolgimento dei lettori a livello redazionale e per l’attenzione alla multiculturalità e alle tematiche ambientali» nell’ambito del premio nazionale Città di Chiavari per il miglior giornalino per ragazzi.

Romanzi PassaParola

Per gli studenti delle scuole medie e superiori Città Nuova propone in abbonamento anche i romanzi della collana Passaparola. Autori affermati o promettenti esordienti raccontano storie, alcune ispirate a fatti veri, scritte per immedesimarsi, emozionarsi e sognare. Sono storie da far passare di mano in mano, di cui raccontare o da leggere e rileggere e su cui confrontarsi.

 Rivista mensile Città Nuova

Per gli studenti delle superiori il Gruppo editoriale propone inoltre la rivista Città Nuova. Il mensile analizza e approfondisce i grandi temi al centro della discussione sociale, ma anche fatti, attualità, tendenze e storie di vita dalla prospettiva del dialogo interculturale e interreligioso, della pace e dell’accoglienza. Propone focus su temi come ambiente, pace, politica interna e internazionale, istituzioni europee… Alla rivista Città Nuova sono allegati 3 Dossier l’anno, che approfondiscono temi di attualità e al centro del dibattito sociale.

Per informazioni: abbonamenti@cittanuova.it

Pubblicato da Annamaria Gatti





giovedì 19 febbraio 2026

Prima i bambini... e le loro mamme. Così racconta Ester

 




Nel post precedente https://attentiaibambini.blogspot.com/2026/02/cosa-accade-ad-una-societa-che-ignora.html è stato segnalato un video che propone due riflessioni importanti sulle condizioni dei bambini nelle nostre città, puntando i focus soprattutto sulle scelte culturali a cui è urgente fare riferimento. 
Ho raccolto la  semplice, ma intensa esperienza di Ester, che ha il famoso sapore del "villaggio che serve per crescere un bambino sereno", là dove le difficoltà di saper so-stare con i bambini viene elaborata insieme, magari anche alle altre generazioni.

La giovane madre era indaffarata con un bimbo di alcuni mesi, irrequieto, che non le permetteva di fare la spesa nel grande supermercato. Ester l'aveva sfiorata con lo sguardo, senza essere invadente nè giudicante,  come qualche volta accade per gli adulti, in alcuni analoghi contesti.
Erano un bimbo con delle necessità e una mamma a cui volere bene ed Ester sentiva  chiaramente di essere dentro a ciò che aveva ascoltato e visto in un video a un incontro di formazione e condivisione: Costruire una cultura dell'infanzia nelle città, a cura di Riccardo Bosi ed Elena Granata.

Ester era nonna e bisnonna... Eppure quegli interventi così attuali e specifici avevano davvero coinvolto lei e il marito Luigi che sempre l'affiancava. Si sentivano, anche loro come molti,  impotenti di fronte a problemi così grandi, ma erano convinti che occorresse dare voce ai bisogni-bambini proprio partendo dalle piccole cose della vita di tutti i giorni. Erano invitati a non far passare inutilmente ogni incontro dove, interfacciarsi con un bambino, poteva fare la differenza per loro, per la famiglia e per la società.

Sembrava fatta apposta ora quella circostanza: lasciare quella mamma nel suo mondo di fatica o interagire?
Prendersene cura! aveva concluso Ester, che aveva preso a sorridere e a parlare al bambino che, sorpreso forse dalla nuova voce, si era calmato. A quella vista la mamma si era confidata, raccontando di come fosse difficile lavorare, accudire il figlio e tutto il resto e lei aveva reagito confermandole la sua comprensione. 

L'empatia creatasi poteva però trovare uno sbocco e restituire senso a quell'incontro inaspettato. E infatti, quando Ester aveva snocciolato con garbo e a grandi linee il suo quadro famigliare, 5 figli, 19 nipoti e una pronipote, la giovane mamma aveva esclamato sbalordita: "Che bella è la famiglia!" e aveva intrecciato con quella sposa, madre e nonna un tenero dialogo fatto anche  di tante domande. 

La conclusione di quel momento ha il sapore di una favola, ma invece è la realtà, là dove si fa unità e si incrociano gli sguardi e i cuori.  
La donna aveva concluso: "Sto pensando che per il mio bambino essere figlio unico è davvero poco, quindi,  nonostante le difficoltà  a cui andremo incontro, se ce l'avete fatta voi, ce la faremo anche noi."

Essere testimoni di speranza, essere attenti e non girare lo sguardo altrove aiuta e rende consapevoli che questa società deve, nelle sue diverse espressioni, farsi vicina alle donne, alle famiglie, a madri e padri che stanno imparando ed esercitando l'accudimento, come espressione di umanità e dignità. L'unica speranza di futuro.

Attenti ai bambini quindi, come recita questo blog... ma anche alle loro mamme e ai loro papà !


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da Noi nonni


sabato 14 febbraio 2026

Cosa accade ad una società che ignora bambine e bambini?



Un video con due autorevoli interventi, un pediatra e una docente di urbanistica, per ricordare quanto i diritti dell'infanzia siano ad oggi ancora disattesi, nella nostra società, anche nelle città. 

La nostra società non è amica dei bambini (e neppure delle loro madri, delle donne)...
Cosa succede in una realtà di adulti che non vedono più i bambini? 

Cosa accade al bambino che non vive la realtà intorno a sè, che non "esce" a cercare e a provarsi autonomo e creativo? Che non sperimenta il dono della natura e delle relazioni?
Che non fa esperienza di essere incontrato e visto davvero?

"Costruire una cultura dell'infanzia nelle città"  è un momento che in meno di 40 minuti aiuta a mettere a fuoco con rigore le priorità che il rispetto dei diritti delle bambine e dei bambini impongono agli adulti. 
Ma anche invita ad  acquisire la consapevolezza che condividere la vita con i bambini e per i bambini, aiuta ogni adulto ad imparare una capacità di cura che alla fine salva l'umanità.

A questo link i due interventi agili e appassionati, capaci di coinvolgere su questi aspetti complessi con chiarezza e convinzione.  Non parole ma fatti. 


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

venerdì 13 febbraio 2026

Il metodo Gordon per la genitorialità: un webinar gratuito.

 



Sempre con maggior urgenza si profila la necessità di accompagnare i genitori nel complesso compito di crescere figlie e figli sereni. 
Serve un metodo, serve incontro, consapevolezza, scelte di vita...
Comincia lunedì 16 febbraio un percorso a cura della editrice la meridiana,  che coinvolgerà  diverse città italiane e le case di quanti vorranno esserci in web. 

giovedì 12 febbraio 2026

Un milione di bambine e bambini seduti in silenzio... la pace, un gesto quotidiano, un presagio

 



Un milione di bambini in silenzio

C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine

Bambini (ndr: e bambine) che non chiedono nulla, che non rivendicano nulla, che non alzano la voce: semplicemente si fermano. E nel fermarsi, aprono un varco.

Un milione di bambini seduti a terra, in silenzio, come se il Paese avesse trattenuto il respiro per un istante più lungo del solito. La Thailandia li ha raccolti così: non in una celebrazione, non in una parata, ma in un gesto che somiglia a un ascolto. 

Cinquemila scuole, un’unica quiete. E dentro quella quiete, un’intenzione: lasciare che la pace non fosse un’idea, ma un corpo che respira.

C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine...

È avvenuto davanti al tempio di Shammakaya Phra. La meditazione, che di solito è un gesto privato, qui diventa un coro muto, un’onda che non fa rumore ma cambia la forma dell’aria. 

È come se il Paese avesse deciso di insegnare ai più giovani non come si vince, ma come si ascolta; non come si corre, ma come si resta.

La Thailandia non mette la meditazione ai margini del suo sistema educativo: la porta al centro, come si porta al centro ciò che deve reggere il peso del futuro. 

Insegna ai bambini che la mente non è un luogo da riempire, ma da attraversare con cautela. 

...Che la calma non è un lusso, ma un muscolo. Che la pace non è un premio, ma un lavoro quotidiano, un gesto che si ripete finché non diventa naturale come respirare.

E allora questa immagine — un milione di piccoli corpi immobili — smette di essere un evento e diventa un presagio. In un mondo che si muove troppo in fretta, che parla troppo forte, che confonde il rumore con la presenza, questi bambini ricordano che esiste un’altra forma di forza: quella che nasce dal raccoglimento, dalla cura, dalla capacità di non reagire subito, di non farsi travolgere.

La loro meditazione non cambia il mondo nell’istante in cui accade. Ma lo prepara. Perché la pace non arriva come un annuncio: cresce come una radice. E ogni bambino seduto in silenzio, è una radice che si allunga nel futuro, cercando un terreno più morbido, più umano, più capace di reggere ciò che verrà.

 articolo e foto da RSI                                                                                           

giovedì 5 febbraio 2026

Carnevale: Chi ha rubato i colori ad Arlecchino?

 


favola di Annamaria Gatti

illustrazione di Eleonora Moretti

Fonte Città Nuova

Arlecchino dorme tranquillo nel suo letto, quand’ecco una voce lo sveglia di soprassalto:
“Arlecchino! Dove sei? Svegliati, è l’ora di andare al mercato!”
Arlecchino è proprio assonnato e stanco.
“Voglia di mercato, saltami addosso!” bisbiglia appena. Si veste con calma e poi ha un brivido.
“Brr, fa freddo! Torno a letto.”
E si tuffa nel piumone soffice.
“Arlecchino! Vieni qui aiutami ti prego!”
“Arlecchino! Angiolino ti aspetta per aggiustare la gabbietta del canarino.”
“Arlecchino! La signora Elvira deve sistemare il giardino…”
Ma lui dormicchia…
“Arlecchino… Arlecchino! Sempre di me c’è bisogno? Io oggi sto sotto le coperte.”
Arlecchino si riappisola sotto le coperte, poi apre un occhio e subito dopo l’altro, piano piano, senza fretta. Subito però li richiude spaventato.
“Ma… sono tutto grigio!”
Si guarda nello specchio dell’armadio grande: dov’è finito il suo bel vestito multicolore? Che sia uno scherzo di Carnevale?
Apre la finestra e giù nella strada è già cominciato il Carnevale: le maschere si preparano alla festa e un’occhiata di sole le sollecita già agli scherzi!
“E adesso come faccio?” si dispera Arlecchino. “Non posso certo presentarmi così, con queste pezze grigie. Guarda anche il cappello e la maschera sono grigiastri”
Un pettirosso ha ascoltato il lamento di Arlecchino e impietosito lo rassicura:
“Non ti disperare amico! E’ il grigiore dell’animo che intacca l’abito e l’umore. Dimmi cosa hai combinato stamattina di così strano?”
“Niente, non ho fatto niente. Beh, ho proprio deciso di chiudere il cuore…se proprio lo vuoi sapere!”
“Vedi tu!” sospira il pettirosso.
Arlecchino fa un balzo, non per paura, né per sconforto: riprende possesso del suo cuore, spazza tutto il buio e sorride a se stesso. Poi recita la sua filastrocca:
Arlecchino è a colori
un insieme di tesori
pronto a vivere contento,
della vita ogni momento.
Pronto a dare il suo aiuto,
anche a te ogni minuto,
perché al tristissimo grigiore
preferisce i colori dell’amore.

“Arlecchino! Per favore!”
“Vengo, vengo!”
E avviandosi alla porta, passa davanti allo specchio dell’armadio grande, dove si ferma: i colori stanno ritornando più vivaci di prima, su, su, dalle scarpe al cappello.
Anche lo stomaco riprende a brontolare. Allora, rivolgendosi all’Arlecchino multicolore riflesso nello specchio e prostrandosi in un bell’inchino, decide:
“Prima farò un’abbondante colazione: coi colori mi è tornato l’appetito! La vita e’ proprio bella! ”
“E’ sempre il solito!” fischietta allegro il pettirosso svolazzandogli appresso.

 


mercoledì 4 febbraio 2026

Maria Rita Parsi: prima di tutto i bambini. E non è un addio.

 



Rilancio l'articolo di Avvenire del 2 febbraio, a firma di Viviana Daloiso, dedicato alla grande figura di Maria Rita Parsi, che ci ha lasciati improvvisamente appunto due giorni fa, che ben sintetizza il contributo importante dato da questa professionista alla lettura della realtà dell'infanzia e dell'adolescenza in particolare. Un aiuto per tutti gli adulti a comprendere con autorevolezza e con attenzione l'essere umano, una serie di interventi e collaborazioni importanti in difesa dei bambini a livelli istituzionali e mediatici.


"Non è stata soltanto una delle psicologhe e psicoterapeute più autorevoli del nostro tempo, Maria Rita Parsi; è stata, prima ancora, una coscienza vigile del Paese, capace di attraversare i fatti – anche i più oscuri della cronaca – senza cedere alla semplificazione o al moralismo, riportando sempre il discorso là dove, per lei, doveva stare: sui bambini, sugli adolescenti, sui giovani feriti prima ancora che devianti.

Del loro modo di vedere la realtà, e dei sempre più complicati rapporti con gli adulti, aveva parlato con il suo tradizionale entusiasmo ancora domenica pomeriggio in televisione, all’interno del programma di approfondimento Check Up su Raiuno.

E forse anche per questo la notizia stamattina della sua morte, a Roma, per un malore, ha lasciato tutti senza parole. Anche noi, qui ad Avvenire, che per tanti anni (i suoi primi interventi sul giornale risalgono al 1993) abbiamo avuto con lei un rapporto di amicizia intellettuale e di dialogo franco. 

Maria Rita Parsi, che era nata proprio nella capitale il 5 agosto del 1947, ha dedicato d’altronde l’intera esistenza allo studio, alla tutela e alla difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intrecciando in modo raro e coerente l’attività clinica con l’impegno istituzionale, la ricerca scientifica con la divulgazione, la formazione con la sensibilizzazione sociale.

 Un lavoro instancabile, condotto con rigore e passione, che l’ha resa un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Dopo una lunga carriera come docente, psicopedagogista e psicoterapeuta, Parsi ha elaborato e messo a punto una metodologia operativa originale, la “psicoanimazione”, applicabile in ambito psicologico, socio-pedagogico e terapeutico.

Un approccio di matrice umanistica, orientato allo sviluppo del potenziale umano, capace di trasformare i concetti teorici in strumenti concreti di aiuto e di crescita.

Attorno a questa visione ha fondato e diretto la Scuola italiana di psicoanimazione (Sipa), un istituto di ricerca che ha formato generazioni di operatori.


Nel 1992 ha dato vita all’Associazione onlus Movimento per, con e dei bambini, divenuta dal 2005 Fondazione Movimento Bambino onlus, oggi uno dei principali centri di riferimento per la diffusione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, impegnato nel contrasto agli abusi e ai maltrattamenti e nella tutela giuridica e sociale dei minori. 

La sua visione era semplice, dirompente: ascoltare davvero i più piccoli, riconoscerne i bisogni, garantire protezione e strumenti di crescita, prima che le ferite diventino destino. 

Accanto al lavoro clinico e istituzionale, Maria Rita Parsi ha sempre saputo parlare anche al grande pubblico. Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive come esperta, ha condotto programmi come Junior Tv e, già nel 1986, si era cimentata anche nella sceneggiatura televisiva collaborando alla serie Professione vacanze. Dal 1995 era iscritta all’Ordine dei giornalisti del Lazio come pubblicista e ha collaborato con continuità a molte testate nazionali – Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione, Oggi, Donna Moderna, Starbene – con uno stile capace di coniugare solidità scientifica e chiarezza divulgativa. Con Avvenire, si diceva prima, una lunga frequentazione. Anche negli ultimi giorni: appena giovedì scorso l’avevamo intervistata nell’ambito di un approfondimento che pubblicheremo nel corso della settimana sul bullismo, affrontando un tema spesso rimosso, quello del bullismo che nasce dentro le mura domestiche, quando sono i genitori a esercitare forme di sopraffazione sui figli, lasciando ferite profonde e durature (qui sotto pubblichiamo il testo integrale): un lascito ulteriore della sua capacità di vedere dove altri distolgono lo sguardo. 

Non era la prima volta che, sulle pagine del giornale, Maria Rita Parsi aiutava a leggere il presente. L’ultima ampia intervista risaliva al 2023, firmata da Lucia Bellaspiga, all’indomani dell’assassinio di Giulia Cecchettin: un dialogo lucido e doloroso sulla fragilità del maschile, sulle radici culturali e affettive della violenza, sulla necessità di un’educazione emotiva che parta dall’infanzia e interroghi il mondo adulto.

Il suo impegno istituzionale è stato altrettanto rilevante. Dal 2021 faceva parte del gruppo di lavoro istituito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulla Child Guarantee; dal 2020 era esperta dell’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza presso il Dipartimento per le Politiche della famiglia. Nel 2012 era stata eletta al Comitato Onu per i diritti del fanciullo, a Ginevra, contribuendo a definire politiche e standard di tutela a livello globale. 

In Italia è stata consulente tecnico del Tribunale civile di Roma, della Commissione parlamentare per l’infanzia, membro di comitati contro l’abuso sessuale dei minori e di organismi di autoregolamentazione pubblicitaria e televisiva. Autrice prolifica, ha pubblicato oltre cento libri tra saggistica scientifica, divulgazione e narrativa. Da Le mani sui bambini a S.O.S. Pedofilia a Maladolescenza fino al più recente Manifesto contro il potere distruttivo, il filo rosso della sua scrittura è rimasto sempre lo stesso: dare parole a chi non ne ha, smascherare le forme invisibili della violenza, difendere i più fragili. 

Numerosi anche i riconoscimenti, dal titolo di Cavaliere al merito della Repubblica al Premio Paolo Borsellino, dal Premio Hemingway al Premio Eccellenza Donna. Ma il segno più profondo resta forse quello ricordato oggi dal mondo della ricerca, dall’Ordine degli psicologi, dalle istituzioni tutte: per tutti una voce capace di «parlare al cuore e alla coscienza del Paese», un insegnamento che la comunità professionale si impegna a custodire e a far vivere. 

Maria Rita Parsi d’altronde lascia un’eredità esigente: chiede agli adulti di non voltarsi dall’altra parte, di non usare i bambini come alibi o come schermo e di riconoscere che ogni disagio ha una storia e ogni violenza un’origine educativa. Ciò che interpella tutti, ben oltre il mondo della psicologia"

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto da Avvenire