Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

domenica 16 agosto 2026

Per l'inizio di una scuola felice e dintorni

 

Ok, sei un o un' insegnante?

Hai l'ansia dell'inizio? Comprensibile, ma superabile. Ti piacerebbe fare il punto sulle carte vincenti da giocarsi? Pochi punti ma fermi e collaudati, magari a confermare la tua esperienza o acquisire nuove abilità?

Prolificano iniziative di supporto e formazione per sistemare la fatidica e simpatica "cassetta degli attrezzi" per chi teme di partire in ...automatico. 

Ne segnalo due, del prof. Novara del CPP, on line: Il giudizio non serve- 31 agosto,  e del prof. Stella -SOS Dislessia Nessuno è somaro. 10 azioni per non lasciare indietro nessuno -  a Roma 9 settembre).  (confesso il titolo mi inquieta un po')

Concordo con il professor Stella  che si chiede quale scuola porti una sensazione di felicità, per chi ci lavora e per chi la frequenta: e felici di starci dovrebbero essere tutti, insegnanti, scolari e studenti, ma anche, aggiungerei, genitori.

... E con il pedagogista Novara che parteggia per un inizio permeato di empatia, calore (ricordiamo l'effetto warm cognition ben illustrato dalla professoressa Lucangeli!!!), comprensione, valorizzazione e di un' intelligente strategia di conoscenza dei bambini o dei ragazzi, farà star bene tutti, anche i docenti. 

Giorni scanditi da prove, valutazioni di entrata, umiliazioni, ecco daranno il metro della qualità di quella scuola. In cui forse l'errore non sarà una opportunità per rirpovarsi e sperimentare il successo e il superamento di una difficoltà, ma un marchio indelebile, dove il primo a star male pesantemente per altri nove mesi sarà anche  il docente.

Posso ricordare poi che spesso momenti riusciti per iniziare un anno scolastico sono le uscite, i viaggi organizzati ad inizio d'anno, momenti organizzati dai ragazzi e ragazze, che permettono di conoscersi meglio, entrare in relazione, osservare da vicino e consapevolmente le dinamiche, creare ambiente relazionale e solidarietà e com-passione. 

E solitamente creare buone alleanze con i docenti. Certo occorrono impegno, collaborazione e idealità. 

Con entusiasmo.  

Pubblica Annamaria Gatti

foto: M.G.

sabato 15 agosto 2026

La deplorevole pubblicità Apple Iphone - bambino è stata rimossa. E adesso? si chiede lo psicologo Pellai...

 

Lo psicologo Pellai con grande sollecitudine pubblica la notizia in un lungo, ma utilissimo approfondimento su Facebook. 

Lo ringrazio e condivido il suo appassionato e autorevole intervento con i numerosi utenti di questo blog, alcuni dei quali non visualizzano fb.

"L’IMMAGINE PUBBLICITARIA E’ STATA RIMOSSA: E ADESSO?

L’immagine della pubblicità della Apple è stata rimossa. In questo lungo articolo provo a spiegare perché questa rimozione rappresenta un primo step importante del cambiamento oggi necessario al mondo e soprattutto ai nostri figli. L’articolo è lungo, ma importante. Per leggerlo ci vogliono circa 10 minuti. Se li hai prosegui, altrimenti torna a leggerlo in un altro momento. Io ci ho lavorato per parecchie ore, perciò ti sono grato se saprai valorzzarne i contenuti, ritenendoli adeguati e competenti, facendolo leggere ad altre persone.

La rimozione dell’immagine pubblicitaria, che oggi non è più visibile a Milano, dove era stata affissa, potrebbe rappresentare una vittoria per tutti noi che abbiamo considerato quell’immagine totalmente incongruente con quanto oggi sappiamo rispetto ai rischi correlati all’ingresso precoce dei minori nel mondo digitale. Al tempo stesso, ieri il Conseil Consitutionnel francese ha bloccato la legge, voluta da Macron, che stabiliva il divieto di accesso ai social media da parte dei minori di 15 anni. Al tempo stesso, negli Stati Uniti, Meta sta affrontando un’azione legale che potrebbe portarla a pagare una multa cumulativa di proporzioni mai viste prima, a causa dell’architettura che contraddistingue le sue piattaforme social, considerate additive nei confronti dei minori (e non solo) e in quanto tali, dannose per la salute mentale dei soggetti in età evolutiva.

Questa congiunzione di elementi è solo un piccolo indicatore di come il mondo stia cercando – con molta fatica – di guardare al mondo digitale con uno sguardo totalmente nuovo rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi.

Per anni, si è guardato al mondo digitale considerandolo una straordinaria opportunità. Questo ha favorito la logica pervasiva delle Big Tech che hanno introdotto devices e piattaforme in tutti gli ambienti scolastici (e di conseguenza nella vita di tutti i nostri figli e figlie)  proponendo un’urgenza e una precocità di ingresso e di utilizzo che oggi la scienza definisce non oggettivamente vantaggiosa per i minori, che in tutto il mondo presentano indicatori di salute fisica e mentale usurati.

La rimozione dell’immagine gigantesca che a Milano mostrava un bimbo piccolissimo con in mano uno smartphone non è una vittoria né una sconfitta. E’ semplicemente un indicatore che qualcosa sta cambiando e rappresenta la prova che una parte significativa del mondo adulto oggi ha consapevolezze che pochi anni fa non esistevano.

Per anni, tutto il mondo tecno-entusiasta – fortemente sostenuto, finanziato e reso a sua volta pervasivo grazie al sostegno delle Big Tech (tutti ci ricordiamo la presenza alla Casa Bianca di tutti i Ceo delle Big Tech il giorno della seconda elezione di Trunp negli USA) non ha mai considerata degna di approfondimenti e di valutazioni serie e oggettive la correlazione tra uso dei devices e salute degli utenti. Tutte le volte che gli esperti (vedi il lavoro di J.Haidt con il suo fondamentale saggio “Generazione ansiosa”) hanno provato a dare evidenza dell’impatto sulla salute dei minori causato dalla frequenza del mondo online, le Big Tech, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni scienziati e specialisti, si sono difese dicendo che non esistono prove scientifiche certe che dimostrino che quei danni siano la conseguenza dell’uso dei devices. Si utilizzano spiegazioni che si rifanno al paradigma della “complessità”, al mantra “correlation is not causation”: tutto ammissibile, se non che genitori e docenti quella correlazione la vedono molto chiaramente nella quotidianità dei loro figli e studenti e la scienza oggi ha sufficienti evidenze epidemiologiche e cliniche per sentirsi autorizzata a non arretrare di fronte ai detrattori che vorrebbero continuare ad affermare al mondo che “il digitale non è il problema”.

Tra l’altro, come spiegazione alternativa, da tutte le parti viene affermato che il problema siamo noi genitori, che non siamo capaci di educare i figli al buon uso del digitale, in quanto pigri, assenti, inetti: alla luce di quale evidenza scientifica, tutti i genitori dei cinque continenti nello stesso momento storico si sarebbero alleati per produrre nei loro figli la peggiore crisi di salute mentale mai vista in età evolutiva? Questa sarebbe la spiegazione scientifica dei dati epidemiologici di cui disponiamo oggi?

Non va trascurato che proprio di recente la stessa Corte di Cassazione, in un caso riguardante proprio la Apple, ha affermato che “l’incertezza scientifica non fa venir meno il dovere di informare l’utente da parte del produttore che gli vende un servizio o un prodotto. Infatti, quando gli studi disponibili abbiano prospettato un rischio plausibile, pur senza dimostrare in modo definitivo la nocività del prodotto, il professionista deve valutare misure informative proporzionate. .L’incertezza scientifica, dunque, non equivale a irrilevanza giuridica. Non dimostra automaticamente la responsabilità del produttore, ma impone al giudice di verificare se il rischio sia stato adeguatamente comunicato e governato”..

Ad oggi, le Big Tech non solo non hanno comunicato il rischio correlato all’uso dei loro prodotti e servizi, ma anche quando lo hanno identificato (ed è successo molte volte) hanno fatto di tutto per negarlo, nasconderlo, minimizzarlo al fine di tutelare il loro profitto economico ritenuto più importante della salute dei suoi utenti. Esattamente la stessa cosa avevano fatto le multinazionali del tabacco e per questo poi sono state condannate. Da quella condanna, è derivato che il tabacco  è stato trattato per sempre e in tutto il mondo come “fattore di rischio” per la salute dei suoi utilizzatori.

La sanità pubblica oggi si è assunta la funzione e la responsabilità di raccontare, denunciare, prevenire il rischio oggettivo correlato all’uso del digitale in età evolutiva. Lo fa perché i dati oggi disponibili ci fanno parlare di “emergenza”. E quando c’è un’emergenza di sanità pubblica, si devono fare tre cose: educazione preventiva (interventi formativi rivolti alla comunità), cambiamenti ambientali (per esempio: scuole smartphone-free oppure rimozione di immagini come quella della pubblicità denunciata), interventi legislativi (per esempio: divieti basati sui limiti di età). La sanità pubblica ha già fatto questo con alcol, tabacco, gioco d’azzardo, etc.

Gli interessi delle multinazionali che fanno profitto con questo genere di prodotti e comportamenti non ha mai sostenuto il lavoro degli specialisti di prevenzione. Ogni giorno, io che faccio questo lavoro, vedo quanta contro-narrazione viene rivolta verso ciò che la sanità pubblica afferma e anche contro noi specialisti che stiamo provando a generare un cambiamento di cui siamo convinti non in quanto ideologicamente schierati contro il digitale, ma in quanto le competenze cliniche, epidemiologiche e preventive che abbiamo ci obbligano a fare questo lavoro per la salute della comunità. I pediatri parlano dei rischi associati al digitale in età evolutiva e le loro linee guida vengono smentite da filosofi e sociologi che certamente hanno competenze elevatissime, ma che non si troveranno mai a dover gestire problemi di salute mentale e fisica dei piccoli pazienti. Psichiatri e neuropsichiatri denunciano addiction e dipendenza correlati all’uso dei devices e in giro tantissimi opinionisti affermano che non esiste evidenza che il mondo digitale generi fenomeni di dipendenza. Lo si nega per i social e per i videogiochi, per la pornografia e per lo shopping online, per l’ossessione rivolta al corpo e per le pratiche di skin care e beauty-routine messe in atto da bambini di 9 anni (e ripeto: 9 anni). come è possibile tutto ciò? Come si può smentire di continuo l’emergenza clinica che chi lavora con l’età evolutiva osserva tutti i giorni?

Io da anni, come medico specialista di sanità pubblica e psicoterapeuta dell’età evolutiva, ho deciso di parlare a genitori e comunità educante raccontando ciò che so, che studio, che constato nello svolgimento della mia professione. Non importa se nel farlo, ho collezionato ormai una lunga lista di haters e detrattori che mi definiscono: tecnofobico, profeta di sventura, ideologo, dinosauro, amante del vintage e spesso anche grande ignorante. No, non importa. Proseguo nel mio lavoro divulgativo e psicoeducativo, consapevole che negli ultimi quindici anni non ho mai dovuto cambiare la mia narrazione, alla luce dei dati di ricerca ad oggi disponibili. Per questo, io personalmente, considero la rimozione del manifesto pubblicitario che tanto ha fatto discutere in questi giorni, un passaggio che segna un movimento fondamentale dalla fase di “precontemplazione” a quella di “contemplazione” del problema, cosa che obbligherà le Big Tech a fare molta più attenzione non solo nei processi comunicazionali ma anche nella qualità, offerta e tipologia dei loro prodotti e servizi, perché la collettività ha dimostrato di aver cominciato a mettere l’asticella (che prima non c’era mai stata) al giusto posto: ovvero all’altezza della tutela della salute dei minori e non della tutela del profitto.

Se pensi che questo messaggio serva oggi ad altri adulti che stanno provando a cambiare lo status quo, commenta e condividi. Credo che sia utile farlo circolare soprattutto fra quegli adulti che ancora faticano ad avere accesso alla divulgazione medico-scientifica su questo tema.

Buon ferragosto.

P.S. L'immagine mi è stata inviata ed è tratta dalla Pagina Facebook di Scuole Naturali"

Alberto Pellai-facebook

mercoledì 12 agosto 2026

Adolescenti oggi: help! Che ne pensa Nicola Camporiondo?

 


Nicola Camporiondo è un influencer, molto noto fra giovani (ma anche tra i meno giovani). Di recente si è dedicato anche alla scrittura del romanzo "Ti chiamo amico - Quando tutto pesa, Dio apre strade inattese. Un passo dietro l'altro " (Bur Rizzoli) che ha attirato l'attenzione dei media e di molti lettori per fruibilità, scorrevolezza narrativa e qualità dei messaggi di cui ci si occuperà in un post successivo.

Ma perchè pubblico un post in cui si arriva dritti a raccontare di adolescenti che si mettono alla ricerca di Dio, mentre il titolo è davvero trasversale e senza riferimenti alla fede? 

Sollecita questa domanda proprio l'incontro con Nicola Camporiondo che accetta di essere interpellato sui giovani, anzi sui giovanissimi, senza distinzione fra coloro che credono, pochi in proporzione, e coloro che sono alla ricerca talvolta disperata, di verità, di senso e di testimoni di amore per la vita. 

Ventun anni, studente di teologia, a contatto continuo con i giovani, ho chiesto a Nicola di accennarmi anche al suo percorso e di conseguenza che percezione avesse degli adolescenti di oggi, da un osservatorio così privilegiato come la piazza di cui è discreto e appassionato "cronista" sui social.

Ancora, come in una presentazione del libro, il giovane mi conferma il disperato bisogno che i ragazzi e le ragazze segnalano di attenzione vera e di incontro con adulti davvero limpidi testimoni e quindi inevitabilmente coerenti. 

Rivede nei ragazzi e nelle ragazze la sua ribellione e la ricerca di punti di riferimento, coltivando la consapevolezza dei propri percorsi, dei talenti e delle proprie fragilità, per non lasciarsi condizionare dai gruppi, ma di operare scelte proprie. 

Proprio la coerenza in particolare li motiva e diventa risposta alta alla sete di verità, di certezze da riporre nella "cassetta degli attrezzi" per affrontare la bellezza e le fatiche di crescere e trovare l'orientamento in questa vita non facile.

Nelle diverse modalità relazionali Nicola raccoglie le delusioni, le ansie che anche i giovani che si affacciano alla fede e alla ricerca di Dio, un Padre finalmente amorevole, si portanto a casa spesso proprio da momenti incredibilmente veri e coinvolgenti, come giornate e raduni, talvolta oceanici, incontrando testimoni di eccellenza! E dopo aver magari condiviso con giovani di tutto il mondo notti di adorazione del Santissimo e di preghiera, il ritorno alla realtà del proprio quotidiano diventa solitudine e assenza di riferimenti con cui continuare il cammino.

E' anche la storia di Nicola, che,  proprio alla ricerca di coerenza,  fa una scoperta dopo il lungo e penoso lockdown: vuole restare a servizio del Vangelo perchè sente tutta la grandezza di un Gesù che lo accoglie per quel che è, che diventa luce nel buio sul suo cammino. E non può tenersi dentro tutto questo, va condiviso, senza timori e falsi pudori.

Da lì comprende, fa suo l'invito di Papa Benedetto XVI di testimoniare la fede nel mondo digitale (XLIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali) e scrive nel suo blog: ...E' ormai evidente che servono nuovi linguaggi e nuovi strumenti per annunciare il Vangelo alle giovani generazioni, e quale luogo più adatto dei social network?

Farsi vicini, alleati, perchè no? attraverso proprio gli strumenti che sono a disposizione!

Ecco il link per conoscere meglio il singolare contributo di Nicola all'evangelizzazione. 

https://www.nicolacamporiondo.it/


pubblica Annamaria Gatti

foto: Home Nicola Camporiondo

lunedì 10 agosto 2026

I-phone genitori attenzione: non è tutto ok, anzi!!!

Ripropongo, condividendolo appieno,  il messaggio dello psicologo Pellai:

 

"NO, NON É TUTTO OK.

Il manifesto pubblicitario di I-phone é la negazione di tutto ciò che la scienza sta cercando di dire al mondo e in particolare ai genitori dei bambini in età prescolare che oggi rappresentano la popolazione che ha maggiore bisogno di essere sensibilizzata nei confronti dei danni prodotti dai devices digitali in età precoce. 

A me che da anni cerco di fare prevenzione su questo tema importantissimo - che è diventato una vera e propria emergenza di sanità pubblica - questo billboard appare come una provocazione gigantesca.

In realtà, questa immagine mostra in modo perfetto al mondo il lavoro sottile, costante e davvero patogeno con cui le Big Tech hanno cercato di convincere noi genitori, negli ultimi 15 anni, che i nostri figli non possono immaginare di diventare grandi senza avere in mano un device digitale.

La narrazione degli ultimi 15 anni - molto sostenuta anche da tanti specialisti di età evolutiva - è che il problema non è lo smartphone, ma come lo si usa. Ora gli esperti di marketing di i-Phone cercno di convincere i genitori che il problema non è più nemmeno legato a come lo si usa, perché è arrivato lo smartphone sicuro che non farà mai danni nella vita di un minore, ovvero lo smartphone del loro brand.

Il messaggio implicito che viene comunicato è che un bambino piccolissimo con in mano uno smartphone é cosa buona e giusta.

 

INVECE NO! É importante ribadirlo. É Importante sottolineare che la Società Italiana di Pediatria ha dato linee guida molto precise in questo senso, invitando tutti i genitori italiani a non consegnare uno smartphone ad uso personale a nessun figlio prima dei 13 anni.

Per questo, il messaggio di questo cartellone pubblicitario non solo racconta una grande bugia, ma contrasta anche con le linee guida di prevenzione proposte dei pediatri

E proprio per questo non dovrebbe essere visibile all'interno della nostra nazione.

Se volete avere evidenze scientifiche e davvero comprendere perché questa pubblicità é ingannevole e pericolosa leggete "Esci da quella stanza" (Mondadori) un libro che fornisce agli adulti conoscenze di ciò che la scienza ha scoperto rispetto al rischio per la salute fisica e mentale in età evolutiva connesso all'uso precoce degli strumenti digitali. Commentate e, se volete e potete, condividete questo messaggio con più genitori ed educatori possibili."

 

Pubblica Annamaria Gatti

Foto da FB


sabato 1 agosto 2026

L'equilibrista e la nave. L'adolescenza in quattro e più battute 3

 

Una suggestiva foto della nave scuola Amerigo Vespucci

Perchè i genitori sono definiti equilibristi? E cosa rappresenta la nave?

Lo piscologo Iavarone in "Educare viene prima... " (E. Aceti, M. De Beni, M. Iavarone - Editrice Città Nuova 2026), regala un'altra immagine casualmente già condivisa in altre occasioni in  questo blog: l'equilibrista.  

Dopo fragole e gamberi, per descrivere la forza e la fragilità del compito educativo nel bellissimo e terribile tempo dell'adolescenza, non teme di allarmare i genitori scrivendo di acrobati alle prese con esercizi funamboleschi  e navi destinate comunque a veleggiare fra marosi e bonacce. 

"Un genitore abbastanza buono  è un equilibrista di opposti: separazione in equilibrio con appartenenza, chioma con radici, ali per volare e piedi per tornare. 

Se c'è la certezza che ci sarà sempre un porto al quale tornare la nave può avere il coraggio di salpare. Gli adulti responsivi sono quelli che mettono i figli di fronte alle sfide dopo averli preparati e li lasciano andare,  pur sapendo che esistono rischi: una nave sta sicura nel porto, ma non per questo è stata costruita."

Dopo averli preparati... qui si gioca tutto.

Ma i genitori che hanno più probabilità di vincere la sfida sono coloro che non temono, che si mettono in gioco, che sanno di dover attrezzarsi senza timori perchè l'avventura è iniziata e durerà una vita... di senso e di bellezza.

Funamboli attenti, alleati affidabili, alchimisti lungimiranti e capaci di  autorevolezza perché i paletti con cui costellare il percorso siano solidi e trasparenti.

Buon cammino!

Pubblica Annamaria Gatti

foto: DivertiViaggio

domenica 26 luglio 2026

Maria, una di noi. E Anna la madre che l'ha donata. Con Gioacchino.



                           
            Annunciazione - Beato Angelico



da "Una mamma  di Galilea"                                           
Il rosario narrato  ai bambini
di Annamaria Gatti
Illustr. Barbara Gallizio
Effatà  Editrice



MARIA DIVENTA LA MAMMA DI GESU'

I bambini di Nazaret correvano sempre da Maria per imparare da lei nuovi giochi o per essere consolati: la figlia di Anna e Gioacchino era dolce e simpatica.

“Dimmi Gioacchino, cosa pensi di nostra figlia Maria?” chiese turbata un giorno Anna, la madre, vedendola spesso assorta in preghiera. Il marito la guardò comprensivo:

“Stai tranquilla, Maria è la nostra consolazione. Ora poi che è fidanzata al buon Giuseppe, il falegname, sono proprio contento di lei. Eccola, sta pregando...”

Maria, vedendo la madre, sorrise e la rassicurò: “Vai pure al mercato, io preparerò il pane.”

La giornata era chiara e Maria così continuò a pregare:

“Oggi, mio Signore, tu sei il mio sole, la mia luce e la fonte della mia gioia...”

E davvero una luce si diffuse nella stanzetta.

Maria, preoccupata, si coprì in fretta il capo con il mantello color dell'acqua, poi sentì  una gran pace nel cuore e si inginocchiò.

Solo allora si accorse che vicino a lei c'era un giovane  sorridente che non era entrato dalla porta, quindi doveva essere proprio un angelo del Signore. Le disse: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.”

Maria pensò: “Ma cosa vorrà dire, salutandomi così?”

Ma l'angelo Gabriele, che conosceva i suoi pensieri, le spiegò:

“Dio ti ha scelta per diventare la mamma di Gesù, suo figlio.”

Maria non capiva: lei non era sposata!

“Nulla è impossibile a Dio” osservò l'angelo Gabriele “per grazia di Dio anche tua cugina Elisabetta aspetta un figlio, nonostante sia anziana”.

Allora Maria, si commosse e con grande fede gli disse:

“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.”

Quando l'angelo se ne andò, Maria sentì i passi svelti della madre  che tornava a casa. Tutto sembrava come sempre, invece Dio le aveva parlato e le aveva svelato un grande mistero. Il suo cuore ebbe un sobbalzo. Sarebbe stata capace di fare la mamma del figlio di Dio? Nulla è impossibile a Dio, aveva detto l'angelo: Dio l'avrebbe aiutata a superare ogni prova.

Allora Maria incominciò ad impastare il pane, mentre le voci chiassose dei bambini stavano avvicinandosi alla casa, per mostrarle un nuovo gioco.

Pubblicato a Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

sabato 18 luglio 2026

Traghettare Infanzia e adolescenza oltre questo tempo, con un aiuto anche e soprattutto ai neo genitori.

 



Come sta l'infanzia e l'adolescenza oggi? 
Non bene, secondo variabili molto articolate. 
Bambini e ragazzi in sofferenza e i loro genitori, chiedono consapevolezza e onestà politica e sociale. 

In un post lo si scriveva già tempo fa.
Ora è ancora sempre più urgente.
Sui social proliferano serie proposte di formazione per le figure di sostegno per l'infanzia, l'adolescenza, ma soprattutto si evidenziano percorsi rivolti alla maternità e, aggiungo io, alle figure neo genitoriali.
Neo mamme e neo papà.
Auspicabile.
Non procrastinabile. 

I tavoli politici sul tema,  in cui sono stati ascoltati consulenti autorevoli, con tanto di ricerche e dati inequivocabili, hanno restituito una ben chiara visione dello stato delle cose: bambini e adolescenti soffrono. 
E il disagio va letto, riconosciuto e aiutato con prassi virtuose e urgenti.

Confidiamo in proposte seriamente orientate a supporti psicologici alle famiglie, ai loro bambini e ai ragazzi,  anche in termini preventivi. 
E' l'ora di dimostrare una attenzione seria e grave ai giovani che stanno soffrendo più di tutti dell'assenza di relazioni, di scuola, di lavoro, di occupazioni, di sport, di musica, di scambi, di viaggi, di manifestazioni vitali. Assenze supportate da impegno e testimonianza tenace dalle famiglie, con le loro fragilità.  
E' il tempo di dare un aiuto generoso con il supporto psicologico facilmente fruibile e capace di individuare il bisogno anche nel non detto. 
Occorre liberare le forze capaci di professionisti dediti e appassionati all'età evolutiva, che si affianchino a famiglie e insegnanti.

La domanda è chiara. Attendiamo tutti dai  Ministri preposti una risposta autorevole e piena. 
Poi sappiamo che i nostri ragazzi e i nostri bambini sono capaci di grandi riprese e hanno insite grandi possibilità, ma nostra è la responsabilità e il dovere di ascoltarli e di accompagnarli.



pubblicato da Annamaria Gatti
foto di MG