Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

lunedì 15 giugno 2026

Che cos'è l'attenzione? Un articolo di Benedetta Ionata.

 


"Attenti ai bambini" recita il titolo di un mio libro, un contributo per dialogare e accompagnare il cammino di mamme e papà (Effata Editrice, Cantalupa, 2015). 

...E di attenzione hanno un bisogno estremo, urlato o sommessamente dichiarato o mascherato nei mille incredibili segnali che i bambini inviano ogni momento. Interessante questo articolo di Benedetta Ionata, che ha ricadute importanti nello sviluppare la consapevolezza di ciò che fa bene anche ai bambini: essere attesi, al centro della nostra reale attenzione, della nostra cura. Letto in questa chiave ha un ulteriore valore. 

L’attenzione come un filtro che plasma la realtà

di Benedetta Ionata

12 Giugno 2026 - Fonte: Città Nuova

 Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire: è quindi utile sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione.

Quando non riusciamo a ricordare qualcosa, le ragioni possono essere diverse. In alcuni casi si tratta di un vero problema di memoria, legato a una codifica o a un immagazzinamento inefficace dell’informazione. 

In molti altri casi, invece, il problema riguarda l’attenzione, poiché se l’informazione non viene registrata in modo adeguato è perché non ha mai ricevuto sufficiente attenzione fin dall’inizio. Se ci concentriamo e cerchiamo di recuperare un ricordo senza riuscirci, potrebbe esserci una difficoltà legata alla memoria. Tuttavia, gran parte di quelli che definiamo comunemente “vuoti di memoria” sono in realtà episodi di disattenzione.

Che cosa è l’attenzione?

L’attenzione è una delle funzioni mentali più citate nella vita quotidiana. Ne sentiamo parlare in relazione all’ADHD, nei consigli che invitano a prestare maggiore attenzione e nelle discussioni sull’impatto dei social media sulla nostra capacità di concentrarci. Eppure, dal punto di vista delle neuroscienze, il suo funzionamento rimane meno compreso rispetto ad altre capacità cognitive come il linguaggio, la memoria, la visione o il controllo motorio. 

Nonostante le molte domande ancora aperte, l’attenzione sembra occupare una posizione centrale nel rapporto tra coscienza e inconscio, poiché agisce come un filtro che seleziona quali informazioni meritano di entrare nella nostra esperienza consapevole e quali, invece, rimangono sullo sfondo. 

Se una persona vestita da gorilla attraversasse uno stadio durante una partita di basket, te ne accorgeresti? La maggior parte delle persone risponde con sicurezza di sì. Ma in un esperimento ormai classico, circa la metà dei partecipanti non si accorge del costume da gorilla quando viene chiesto loro di contare i passaggi di palla a basket. Ai partecipanti veniva mostrato un video di una partita di basket e veniva chiesto di contare il numero di passaggi effettuati dai giocatori. Mentre erano concentrati sul compito, una persona travestita da gorilla attraversava il campo. Sorprendentemente, circa la metà degli osservatori non notava la presenza del gorilla.

L’attenzione influenza il modo in cui percepiamo la realtà.

L’esperimento ha dimostrato che possiamo percepire la stessa realtà in modo molto diverso, a seconda di dove concentriamo la nostra attenzione. In realtà, questo concetto probabilmente non è poi così nuovo. Lo sperimentiamo ogni giorno. Quando conversiamo, di solito ignoriamo la maggior parte degli altri suoni presenti nell’ambiente. Non percepiamo tutto ciò che entra nei nostri occhi e nelle nostre orecchie. Percepiamo solo ciò che riceve la nostra attenzione.

Il motivo è semplice. Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire. L’attenzione quindi agisce come un filtro, senza il quale saremmo costantemente sopraffatti dagli stimoli provenienti dall’ambiente. Come molte funzioni mentali, l’attenzione comprende sia componenti volontarie sia meccanismi automatici che sfuggono al nostro controllo. Possiamo decidere di concentrarci su un libro o su una conversazione, ma esistono anche stimoli che catturano la nostra attenzione senza che lo scegliamo consapevolmente.

Il cervello genera continuamente pensieri, emozioni, ricordi, impulsi e percezioni, e la maggior parte di questi contenuti rimane al di fuori della coscienza. Alcuni, invece, riescono a catturare ripetutamente la nostra attenzione e finiscono per diventare parte integrante della nostra esperienza, i quali nel tempo contribuiscono a modellare la nostra identità. Dunque, ciò a cui prestiamo attenzione influenza ciò che ricordiamo, ciò che impariamo, il modo in cui interpretiamo il mondo e, in ultima analisi, la persona che diventiamo.

Non possiamo controllare tutto ciò che emerge nella nostra mente. Possiamo però sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione e di ciò su cui continuiamo a tornare giorno dopo giorno. Osservare il modo in cui dirigiamo la nostra attenzione significa osservare il processo attraverso cui costruiamo la nostra esperienza della realtà.

In fondo, gran parte della nostra vita è il risultato di ciò a cui scegliamo, consapevolmente o meno, di prestare attenzione.


Pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 3 giugno 2026

I primi 5 mila giorni di vita in una città che ha a cuore le persone. Un libro di Elena Granata

 

La città è di tutti
Ciò che ha valore non ha prezzo
Elena Granata
Einaudi

Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano,  è autrice di questo nuovo e interessante manuale di istruzioni per chi voglia davvero usare la propria umanità e professionalità a servizio della persona, dei cittadini e del benessere sociale.

Nell'intervista "La città e la vita buona", pubblicata sul mensile Città Nuova di maggio, la professoressa risponde ad alcune "domande chiave" sul ruolo che le scelte possono avere per ottimizzare la crescita, anzi per rendere la vita di bambine e bambini reale e rispettosa, vitale, scelte che peraltro la professoressa da tempo illustra e sostiene con passione e autorevolezza in diverse sedi. 
Colpisce la segnalazione di quanto una città aperta e vivibile possa offrire all'infanzia e a tutti. Occorre però proporre, lavorare perchè questo passi ai primi posti nell'interesse di chi amministra. 


I primi 5 mila giorni di vita, circa 15 anni,  sono un periodo fondamentale per i bambini e poi ragazzi. E' il periodo in cui si impara a gestire il pericolo, le relazioni, le amicizie, il mondo... E se stanno davanti al cellulare è perchè non hanno alternative abbordabili: spazi, piazze, giardini e pure luoghi dove non devi pagare per fare una attività.  Il sistema capitalistico, osserva la professoressa, ci vuole consumatori nel privato...
"Se avessimo a cuore la democrazia e l'educazione dovremmo lavorare su ciò che si impara entro i 15 anni, altrimenti non trasformiamo i ragazzi in cittadini e cittadine attivi... E' una proposta politica e  una domanda: cosa fa il tuo comune per i primi 5 mila giorni di vita dei suoi cittadini? Non possiamo partire da grandi slogan, non funzionano. Dobbiamo invece sperimentare azioni concrete come la gratuità dei mezzi pubblici in certe fasce orarie, o di musei e biblioteche. Nessun museo delle arti e mestieri è aperto ai ragazzi che vogliono studiare il pomeriggio in compagnia; ma ogni spazio chiuso alle persone è sottratto alla collettività, quindi è un furto. Noi paghiamo le tasse, questi servizi sono di tutti. Il nostro Paese ha 8 mila km di coste, ma gran parte sono private, a pagamento. Le ritengo sottratte rispetto a benessere e vita collettiva." 

E' un programma politico a sostegno anche della pedagogia e dovrebbe esserlo davvero!

"Se non consumi, non esisti. È questo il messaggio che lo spazio urbano ripete ogni giorno: si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, la mobilità, persino la natura. Sedersi all'ombra, bere da una fontana, giocare a palla in un cortile diventano gesti sempre piú rari nelle nostre città. È tempo di riscrivere una grammatica del possibile: ciò che nello spazio pubblico può e deve essere accessibile, gratuito, di tutti."

"In questo libro Elena Granata guarda al futuro partendo dai segni già presenti nel nostro tempo, tra idee e innovazioni che ridisegnano il modo di vivere insieme. Beni da scambiare e condividere, da usare senza possedere; una dimensione legata al tempo liberato e alle relazioni. Nuovi bisogni legati all’abitare, che non è solo avere una casa, ma condividere tempi e spazi con una comunità piú ampia. Soprattutto nelle nuove generazioni prende forma il desiderio di una vita diversa, piú libera, piú collaborativa. Per questo è urgente una contronarrazione: il racconto di un’altra idea di città."  dalla pagina Einaudi.


Pubblicato da Annamaria Gatti


lunedì 1 giugno 2026

Beatrice e gli altri bambini invisibili. Orrore, consapevolezza, impegno e speranza


Ho raccolto dai social il pensiero della professoressa  Paola Milani  sui crudeli fatti intorno alla piccola Beatrice e  rimando a P.I.P.P.I., perchè c'è chi lavora per salvare i bambini e le loro famiglie. 

Vi invito a consultare il sito,  ascoltare la presentazione è respirare la speranza di cui c'è bisogno, ma soprattutto di conoscere le azioni di impegno: https://pippi.unipd.it/

"A cosa sto pensando? A Beatrice. A Beatrice di due anni e alla sua morte inenarrabile. E ai tanti bambini che continuano a morire perché i genitori attraversano problemi ben più grandi di loro e nessuno vede il dramma né dei bambini, che indiscutibilmente  sono vittime, né dei loro genitori, nessuno capisce, nessuno riesce a portarli in un percorso di cura e protezione.

Allora il problema  è che i servizi di protezione e tutela a volte agiscono modalità e forme di allontanamento che possono essere migliorate, ma il problema è soprattutto che i servizi di protezione e tutela sono presidi di democrazia e giustizia sociale irrinunciabili, che l’Italia è il terz’ultimo paese europeo per numero di allontanamenti e che questo dato ha sì molti significati e molte cause, ma vuol dire comunque una cosa semplice e chiara: troppi bambini restano fuori dalla rete, invisibili ai servizi e le conseguenze di questa mancata capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie sono troppo spesso tragiche.

Incomprensibile che non si parli di ciò che accade quando è evidente che l’allontanamento avrebbe salvato una vita e che si urli quando l’allontanamento sembra dubbio a chi non può sapere come sono andate davvero le cose.

Allora forse è più comprensibile perché il LEPS PIPPI è un LEPS. Perché difendiamo il diritto dei bambini di non essere condannati a una doppia invisibilità: quella dei loro genitori e quella dei servizi e di tutti noi.

Perché è necessario un metodo di intervento per rafforzare la capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie soprattutto, ma non solo, prima dell’allontanamento, prima che si apra la voragine, quando ci sono ancora risorse nella famiglia e intorno alla famiglia e la vulnerabilità è ancora in potenza e non in atto. Perché  la vulnerabilità è un terreno da coltivare, tramite dialogo e possibilità di costruire fiducia tra famiglie, servizi, ospedali, nidi e scuole.

Le famiglie che stiamo intercettando attualmente sono oramai migliaia, ma evidentemente non sono abbastanza e tantissimo lavoro è ancora davanti a noi per affermare questa cultura dell’andare verso, dell’andare incontro, del prevenire, dell’andare a cercare piuttosto che dell’attendere. Dell’affidarsi reciprocamente perché questo è l’allontanamento (e forse questa parola ‘allontanamento’ possiamo oggi proprio metterla da parte): un affidarsi reciproco tra due famiglie o tra una famiglia e una comunità. Del parlarsi tra enti, servizi e soggetti diversi, del costruire équipe, dello stare con le comunità e le famiglie come servizi. Del dare forma a nuovi mondi possibili anche nelle vite di famiglie che vivono in mondi totalmente avversi." ( Paola Milani*) 

*Laureata in Pedagogia, Specializzata in Psicoterapia all’Università Salesiana di Roma (IFREP), Dottore di Ricerca in Scienze dell’Educazione nel 1994, dal 2018 Direttrice del Centro Interdipartimentale di Pedagogia e Psicologia dell’Infanzia dell’Università di Padova, dal 2015 Professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale nel Dipartimento FISSPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata) dell’Università di Padova

Pubblicato da Annamaria Gatti

illustrazione di E. Basili (Mirta si fida. La famiglia Bottoni Una famiglia che accoglie, A.Gatti E. Basili. Ed. la meridiana,  Molfetta 2020)

domenica 31 maggio 2026

Festa della Repubblica, Madri della Costituzione e i nostri giovani

 


Passando da Tina Anselmi, Lina Merlin a Nilde Iotti sarebbe così utile raccontare una storia che ha creato la più bella Costituzione, la nostra.
E raccontarla ai giovani con mostre, incontri, libri, percorsi guidati di approfondimento, laboratori... e in alcune occasioni si fa, ma non a tappeto,da parte della scuola per esempio, come sarebbe auspicabile, perchè nulla di ciò che è stato tenace, coraggioso e lungimirante vada perduto.

Un  libro autorevole in uscita di Leonardo Brancaccio, (che tiene un corso di fomazione agile proprio sul tema della Democrazia  come bene da conoscere e difendere
ci illustra in particolare queste tre madri della Costituzione. 

In questo ottantesimo della Repubblica, nata sui valori civili più alti  che anche i giovani possono apprezzare, riconoscersi per ritrovare nuove spinte e motivi di progetto e sogno per la propria  esistenza, imparare dal passato diventa un imperativo categorico.  

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto: Provincia di Perugia

sabato 30 maggio 2026

Intorno ai nostri giovani: l'educazione viene prima... di tutto

 




"Ciacuno cresce solo se sognato" è una nota citazione di Danilo Dolci a cui fa eco la certezza che solo adulti vicini, interessati e appassionati educatori fanno da sfondo a sogni e a voli da intraprendere.  

Gli sforzi in questi tempi difficili si stanno concentrando, speriamo! proprio sulla determinazione di pedagogisti, psicologi e parte della società educante ad essere quello che è urgente e da tempo auspicato: 

"Accompagnare un giovane ...è aiutarlo a sposare la solitudine. ad ascoltare e attendere. a pregare che un Altro-Vero nuovamente gli parli  e lo guidi" (Michele De Beni, Città Nuova maggio 2026 -  Dossier- Giovani: il futuro è oggi)

"Come ci richiama Eraldo Affinati, il maestro è specialista dell'avventura interiore. Ci vuole tempo a provare quel senso di "felice inquietudine" per trovare il volto di cui innamorarci. I giovani attendono, forse un po' distaccati ma ancora affamati di senso, fiduciosi di vedere la felicita nei nostri occhi. Nonostante tutto, non sono quella generazione distratta che ci viene mostrata. Chiedono profondità, spazi di dialogo e di discernimento e adulti generosi che li sappiano incontrare." (idem)

pubblicato da Annamaria Gatti

foto: greenMe

martedì 19 maggio 2026

Grazie a chi non semina odio e salva così i nostri ragazzi: il ruolo dei docenti

 


Eppure molto si muove.

La ricerca di positività e di accoglienza, a detta di autorevoli osservatori (e chi legge giornali e statistiche lo può confermare) pare proprio superare il fango degli "odiatori" di professione, politici e comunicatori .

Ma i giovani si schierano alla ricerca di verità e di dialogo, per una vita pacifica fra chi abita per un pugno di anni questa nostra martoriata Terra.

Un contributo sintetico  di riflessione ce lo dà  Antonio Maria Mira su Avvenire, quando ci ricorda che promettere provvedimenti duri e super restirittivi, che non piacciono neppure a tutta la destra di maggioranza, non tiene conto della realtà e naviga sul consenso più becero, per cui  l'immigrato comunque, anche di seconda o terza generazione, è da cacciare. 

E poi? Un ascolto attento e informato delle analisi sociologiche sarebbe urgente...

Non importa se sulle pagine di giornali attenti spiccano spesso "immigrati" che salvano, che si distinguono per correttezza e impegno e talvolta muoiono a causa di italiani magari giovanissimi che hanno avuto la disgrazia forse di crescere senza educazione civica... e a causa di omissione di soccorso di qualche persona che ha dimenticato l'umanità.

Come già docente, autrice e psicologa, curatrice di numerosi progetti di inclusione e altri afferenti alla psicologia scolastica, ho   incontrato nella scuola dagli anni '90 moltissimi bambini e ragazzi che hanno fatto la loro strada e portato con orgoglio l'appartenenza a questo nostro Paese. Non tutti certamente hanno frequentato l'università o sono diventati campioni di basket o di nuoto, ma questo non ce li fa sentire meno nostri. E parlo a nome di tanti docenti, presidi, colleghi e colleghe.  

E anche questo blog, che curo da 16 anni, offre e ha sempre offerto in ogni suo post motivi di lavoro, lettura, informazione e formazione perchè chi lavora, vive nella nostra realtà che educa sempre (perchè "non si può non educare",  assunto mutuato e modificato dalla migliore tradizione psicologica della pragmatica della comunicazione) possa trovare conferme e stimoli. 

Sollecitare l'odio per cavalcare la paura scarica sulle spalle di tutti i ragazzi un futuro oscuro e dai connotati decisamente angoscianti.

Grazie allora a quei docenti che accompagnano a decifrare e ad esercitare valori di empatia, rispetto per tutti gli uomini e donne, bambine e bambini, per i fragili di questa società. Nelle loro mani è il presente e  il futuro.

pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto:  Fanpage

lunedì 18 maggio 2026

A Roma con i miei studenti? Sì, grazie!

 


Alcuni giorni trascorsi in città d'arte italiane o europee per accompagnare i propri studenti possono mettere in un certo stato di ansia prof e presidi. Forse anche qualche genitore.

Brutte notizie su comportamenti fortemente scorretti o pericolosi fanno presto a trovare rilancio sui media e hanno alimentato spesso rifiuti, dubbi, sfiducia dilagante, che non fanno bene a nessuno. Inoltre si è spesso segnalato che  i docenti non sono doverosamente riconosciuti e tutelati in queste attività. 

Poi però ci sono prof  che credono nei loro studenti e che non mollano. E ci vanno, ad accompagnarli e la faccenda spesso fa i conti con impegni, forze e molto altro.

Eppure c'è chi ci sta. Oggi la docente di un liceo veneto  ha avuto espressioni di lode per come sono andati giorni romani decisamente impegnativi: i ragazzi e le ragazze sono stati splendidi. E la mia giornata è decisamente stata più luminosa: qualcuno che ci crede in questa gioventù così dimenticata da chi potrebbe fare la differenza e agire con lungimiranza. 

Se abbiamo fiducia nei giovani e abbiamo creato attorno a loro con tenacia e nel tempo attenzione, dialogo, disponibilità a farsi coinvolgere, insomma se siamo stati alleati, sanno rispondere e sono loro a fare la differenza. Ma quanto lavoro occorre e soprattutto quanta professionalità, che andrebbe davvero riconosciuta, perchè più presente di quanto si ipotizzi in inutili chiacchiere di circostanza. 

Quanto ci servono lamentazioni e giudizi gratuiti? Ai ragazzi e ai giovani non servono a nulla. Servono adulti forti, capaci di stare accanto, di camminare insieme, di pretendere e favorire fiducia e coerenza. Per fare la differenza, appunto!


pubblicato da Annamaria Gatti

gatti54@yahoo.it

foto: Virgilio Sapere