Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

mercoledì 8 luglio 2026

Fragole, gamberi e dintorni: l'adolescenza in quattro e più battute. 1



Nel libro "Educare viene prima non lasciamoli soli"  (Aceti, De Beni, Iavarone, ed. Città Nuova) recentemenete dato alle stampe , (si veda il post  https://attentiaibambini.blogspot.com/2026/05/leducazione-e-impresa-di-popolo-un.html) mi piace soffermarmi anche sul contributo di Mariano Iavarone "Esserci nel tempo delle fragole -  Genitorialità in adolescenza", uno spaccato sulla realtà del ruolo genitoriale in adolescenza che stimola alla ricerca e al guardare oltre. Oltre gli stereotipi, oltre le zone di confort, oltre la pigrizia affettiva e mentale, oltre su tutto per condividere e "vivere" il cammino di figli e figlie adolescenti.

Iavarone, psicologo specializzato in counseling e mediazione famigliare,  ama molto il linguaggio per immagini, perchè le metafore hanno il potere di parlare al cuore. Lo fa anche parlando di adolescenza e fragole. 
"Il tempo delle fragole è quel tempo sospeso tra linverno e l'estate. E' un tempo meraviglioso e delicato come l'aria tiepida di questo aprile.
E' una stagione in cui le tenerezza si trasforma in fragilità... la dolcezza delle fragole ricorda la bontà della natura che ogni anno si rinnova... La fragola è una pianta coraggiosa, dà il meglio di sè pur sapendo di non essere albero e che dopo una stagione nulla più rimane  delle sue radici.
I nostri ragazzi sono come le fragole: esplosione di sapori e profumi in un tempo infinito che a loro appare infinito, in un'insipenza che sa di follia.
Ciò che un tempo era rifugio sicuro, la famiglia, ora è sentore di prigionia ...eppure quanto di più necessario  ci sia per loro, e qui sta la missione impossibile per i genitori: riuscire a coniugare finito con infinito. passato con futuro, vecchio con nuovo, radici con ali..."
E' importante sapere che nel conflitto con il figlio bisogna mantenere l'ago della bussola saldo verso il punto cardinale, ovvero l'accettazione della persona anche quando non se ne approva il comportamento, poichè è proprio quando un figlio è meno amorevole che ha più bisogno di sentirsi amato, e il rifiuto è doloroso e dannoso"

Per i gamberi al prossimo post.



Pubblicato da Annamaria Gatti
foto: Il giardino di Pimpella

sabato 27 giugno 2026

Che cos'è un libro? Forse anche un modo per scegliere la Pace

 


Premio Sossi 2025
Lucia Stipari Elisa Codutti
Il castoro
(forse una recensione di Annamaria Gatti)



Cos'è un libro? ...una cosa piccola, un mucchietto di fogli...

                                  
Invece è molto molto di più: è casa, 
è una porta verso un mondo diverso, un aereoplano, una coperta, un abbraccio...
E molte altre inimmaginabili scoperte.
Inimmaginabili?
Enno'.
Sofia, un'amica di tot anni ha tra le mani il libro "Che cos'è un libro" e mi dice che tutte le cose scritte lì, lei le sapeva già. 
E che l'ampia illustrazione della bambina (che le assomiglia pure tanto) con cappello, stivali e mantello da pirata, che affronta una montagna di libri con drago alato incorporato, beh, è la sua preferita.
E che sfogliare, immergersi nelle illustrazioni e leggere un libro è la medicina che preferisce.
Anzi, mi chiede, leggimelo tu. So che vuol chiedermi "stai con me?"
Glielo leggo, ridiamo, indoviniamo, ricordiamo e stupiamo insieme per le trovate e ci commuoviamo quando la bimba pirata scopre il tesoro: un libro. L'ho sempre detto a bambini e ragazzi incontrati con i miei libri che la luce nei loro occhi raccontava che l'avevano trovato quel tesoro!

Mi chiede perchè mi sono fermata a guardare in silenzio, troppo silenzio,  gli agapanthus in giardino. 
Non le dico che il pensiero ha sfiorato visi di bimbi lontani a cui chiedere perdono per le atrocità che ora vedono a causa di gente  mostruosamente impazzita e impunita, mentre dovrebbero ascoltare e leggere favole!

Per questo è indispensabile continuare a scrivere, illustrare e  leggere libri, che liberino la mente e la coltivino all'empatia, all'amicizia, alla gentilezza nelle relazioni. Con forza e determinazione, per una vita insieme di solidarietà e di pace.

pubblicato da Annamaria Gatti




lunedì 15 giugno 2026

Che cos'è l'attenzione? Un articolo di Benedetta Ionata.

 


"Attenti ai bambini" recita il titolo di un mio libro, un contributo per dialogare e accompagnare il cammino di mamme e papà (Effata Editrice, Cantalupa, 2015). 

...E di attenzione hanno un bisogno estremo, urlato o sommessamente dichiarato o mascherato nei mille incredibili segnali che i bambini inviano ogni momento. Interessante questo articolo di Benedetta Ionata, che ha ricadute importanti nello sviluppare la consapevolezza di ciò che fa bene anche ai bambini: essere attesi, al centro della nostra reale attenzione, della nostra cura. Letto in questa chiave ha un ulteriore valore. 

L’attenzione come un filtro che plasma la realtà

di Benedetta Ionata

12 Giugno 2026 - Fonte: Città Nuova

 Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire: è quindi utile sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione.

Quando non riusciamo a ricordare qualcosa, le ragioni possono essere diverse. In alcuni casi si tratta di un vero problema di memoria, legato a una codifica o a un immagazzinamento inefficace dell’informazione. 

In molti altri casi, invece, il problema riguarda l’attenzione, poiché se l’informazione non viene registrata in modo adeguato è perché non ha mai ricevuto sufficiente attenzione fin dall’inizio. Se ci concentriamo e cerchiamo di recuperare un ricordo senza riuscirci, potrebbe esserci una difficoltà legata alla memoria. Tuttavia, gran parte di quelli che definiamo comunemente “vuoti di memoria” sono in realtà episodi di disattenzione.

Che cosa è l’attenzione?

L’attenzione è una delle funzioni mentali più citate nella vita quotidiana. Ne sentiamo parlare in relazione all’ADHD, nei consigli che invitano a prestare maggiore attenzione e nelle discussioni sull’impatto dei social media sulla nostra capacità di concentrarci. Eppure, dal punto di vista delle neuroscienze, il suo funzionamento rimane meno compreso rispetto ad altre capacità cognitive come il linguaggio, la memoria, la visione o il controllo motorio. 

Nonostante le molte domande ancora aperte, l’attenzione sembra occupare una posizione centrale nel rapporto tra coscienza e inconscio, poiché agisce come un filtro che seleziona quali informazioni meritano di entrare nella nostra esperienza consapevole e quali, invece, rimangono sullo sfondo. 

Se una persona vestita da gorilla attraversasse uno stadio durante una partita di basket, te ne accorgeresti? La maggior parte delle persone risponde con sicurezza di sì. Ma in un esperimento ormai classico, circa la metà dei partecipanti non si accorge del costume da gorilla quando viene chiesto loro di contare i passaggi di palla a basket. Ai partecipanti veniva mostrato un video di una partita di basket e veniva chiesto di contare il numero di passaggi effettuati dai giocatori. Mentre erano concentrati sul compito, una persona travestita da gorilla attraversava il campo. Sorprendentemente, circa la metà degli osservatori non notava la presenza del gorilla.

L’attenzione influenza il modo in cui percepiamo la realtà.

L’esperimento ha dimostrato che possiamo percepire la stessa realtà in modo molto diverso, a seconda di dove concentriamo la nostra attenzione. In realtà, questo concetto probabilmente non è poi così nuovo. Lo sperimentiamo ogni giorno. Quando conversiamo, di solito ignoriamo la maggior parte degli altri suoni presenti nell’ambiente. Non percepiamo tutto ciò che entra nei nostri occhi e nelle nostre orecchie. Percepiamo solo ciò che riceve la nostra attenzione.

Il motivo è semplice. Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire. L’attenzione quindi agisce come un filtro, senza il quale saremmo costantemente sopraffatti dagli stimoli provenienti dall’ambiente. Come molte funzioni mentali, l’attenzione comprende sia componenti volontarie sia meccanismi automatici che sfuggono al nostro controllo. Possiamo decidere di concentrarci su un libro o su una conversazione, ma esistono anche stimoli che catturano la nostra attenzione senza che lo scegliamo consapevolmente.

Il cervello genera continuamente pensieri, emozioni, ricordi, impulsi e percezioni, e la maggior parte di questi contenuti rimane al di fuori della coscienza. Alcuni, invece, riescono a catturare ripetutamente la nostra attenzione e finiscono per diventare parte integrante della nostra esperienza, i quali nel tempo contribuiscono a modellare la nostra identità. Dunque, ciò a cui prestiamo attenzione influenza ciò che ricordiamo, ciò che impariamo, il modo in cui interpretiamo il mondo e, in ultima analisi, la persona che diventiamo.

Non possiamo controllare tutto ciò che emerge nella nostra mente. Possiamo però sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione e di ciò su cui continuiamo a tornare giorno dopo giorno. Osservare il modo in cui dirigiamo la nostra attenzione significa osservare il processo attraverso cui costruiamo la nostra esperienza della realtà.

In fondo, gran parte della nostra vita è il risultato di ciò a cui scegliamo, consapevolmente o meno, di prestare attenzione.


Pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 3 giugno 2026

I primi 5 mila giorni di vita in una città che ha a cuore le persone. Un libro di Elena Granata

 

La città è di tutti
Ciò che ha valore non ha prezzo
Elena Granata
Einaudi

Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano,  è autrice di questo nuovo e interessante manuale di istruzioni per chi voglia davvero usare la propria umanità e professionalità a servizio della persona, dei cittadini e del benessere sociale.

Nell'intervista "La città e la vita buona", pubblicata sul mensile Città Nuova di maggio, la professoressa risponde ad alcune "domande chiave" sul ruolo che le scelte possono avere per ottimizzare la crescita, anzi per rendere la vita di bambine e bambini reale e rispettosa, vitale, scelte che peraltro la professoressa da tempo illustra e sostiene con passione e autorevolezza in diverse sedi. 
Colpisce la segnalazione di quanto una città aperta e vivibile possa offrire all'infanzia e a tutti. Occorre però proporre, lavorare perchè questo passi ai primi posti nell'interesse di chi amministra. 


I primi 5 mila giorni di vita, circa 15 anni,  sono un periodo fondamentale per i bambini e poi ragazzi. E' il periodo in cui si impara a gestire il pericolo, le relazioni, le amicizie, il mondo... E se stanno davanti al cellulare è perchè non hanno alternative abbordabili: spazi, piazze, giardini e pure luoghi dove non devi pagare per fare una attività.  Il sistema capitalistico, osserva la professoressa, ci vuole consumatori nel privato...
"Se avessimo a cuore la democrazia e l'educazione dovremmo lavorare su ciò che si impara entro i 15 anni, altrimenti non trasformiamo i ragazzi in cittadini e cittadine attivi... E' una proposta politica e  una domanda: cosa fa il tuo comune per i primi 5 mila giorni di vita dei suoi cittadini? Non possiamo partire da grandi slogan, non funzionano. Dobbiamo invece sperimentare azioni concrete come la gratuità dei mezzi pubblici in certe fasce orarie, o di musei e biblioteche. Nessun museo delle arti e mestieri è aperto ai ragazzi che vogliono studiare il pomeriggio in compagnia; ma ogni spazio chiuso alle persone è sottratto alla collettività, quindi è un furto. Noi paghiamo le tasse, questi servizi sono di tutti. Il nostro Paese ha 8 mila km di coste, ma gran parte sono private, a pagamento. Le ritengo sottratte rispetto a benessere e vita collettiva." 

E' un programma politico a sostegno anche della pedagogia e dovrebbe esserlo davvero!

"Se non consumi, non esisti. È questo il messaggio che lo spazio urbano ripete ogni giorno: si paga il tempo libero, la sosta, lo sport, la mobilità, persino la natura. Sedersi all'ombra, bere da una fontana, giocare a palla in un cortile diventano gesti sempre piú rari nelle nostre città. È tempo di riscrivere una grammatica del possibile: ciò che nello spazio pubblico può e deve essere accessibile, gratuito, di tutti."

"In questo libro Elena Granata guarda al futuro partendo dai segni già presenti nel nostro tempo, tra idee e innovazioni che ridisegnano il modo di vivere insieme. Beni da scambiare e condividere, da usare senza possedere; una dimensione legata al tempo liberato e alle relazioni. Nuovi bisogni legati all’abitare, che non è solo avere una casa, ma condividere tempi e spazi con una comunità piú ampia. Soprattutto nelle nuove generazioni prende forma il desiderio di una vita diversa, piú libera, piú collaborativa. Per questo è urgente una contronarrazione: il racconto di un’altra idea di città."  dalla pagina Einaudi.


Pubblicato da Annamaria Gatti


lunedì 1 giugno 2026

Beatrice e gli altri bambini invisibili. Orrore, consapevolezza, impegno e speranza


Ho raccolto dai social il pensiero della professoressa  Paola Milani  sui crudeli fatti intorno alla piccola Beatrice e  rimando a P.I.P.P.I., perchè c'è chi lavora per salvare i bambini e le loro famiglie. 

Vi invito a consultare il sito,  ascoltare la presentazione è respirare la speranza di cui c'è bisogno, ma soprattutto di conoscere le azioni di impegno: https://pippi.unipd.it/

"A cosa sto pensando? A Beatrice. A Beatrice di due anni e alla sua morte inenarrabile. E ai tanti bambini che continuano a morire perché i genitori attraversano problemi ben più grandi di loro e nessuno vede il dramma né dei bambini, che indiscutibilmente  sono vittime, né dei loro genitori, nessuno capisce, nessuno riesce a portarli in un percorso di cura e protezione.

Allora il problema  è che i servizi di protezione e tutela a volte agiscono modalità e forme di allontanamento che possono essere migliorate, ma il problema è soprattutto che i servizi di protezione e tutela sono presidi di democrazia e giustizia sociale irrinunciabili, che l’Italia è il terz’ultimo paese europeo per numero di allontanamenti e che questo dato ha sì molti significati e molte cause, ma vuol dire comunque una cosa semplice e chiara: troppi bambini restano fuori dalla rete, invisibili ai servizi e le conseguenze di questa mancata capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie sono troppo spesso tragiche.

Incomprensibile che non si parli di ciò che accade quando è evidente che l’allontanamento avrebbe salvato una vita e che si urli quando l’allontanamento sembra dubbio a chi non può sapere come sono andate davvero le cose.

Allora forse è più comprensibile perché il LEPS PIPPI è un LEPS. Perché difendiamo il diritto dei bambini di non essere condannati a una doppia invisibilità: quella dei loro genitori e quella dei servizi e di tutti noi.

Perché è necessario un metodo di intervento per rafforzare la capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie soprattutto, ma non solo, prima dell’allontanamento, prima che si apra la voragine, quando ci sono ancora risorse nella famiglia e intorno alla famiglia e la vulnerabilità è ancora in potenza e non in atto. Perché  la vulnerabilità è un terreno da coltivare, tramite dialogo e possibilità di costruire fiducia tra famiglie, servizi, ospedali, nidi e scuole.

Le famiglie che stiamo intercettando attualmente sono oramai migliaia, ma evidentemente non sono abbastanza e tantissimo lavoro è ancora davanti a noi per affermare questa cultura dell’andare verso, dell’andare incontro, del prevenire, dell’andare a cercare piuttosto che dell’attendere. Dell’affidarsi reciprocamente perché questo è l’allontanamento (e forse questa parola ‘allontanamento’ possiamo oggi proprio metterla da parte): un affidarsi reciproco tra due famiglie o tra una famiglia e una comunità. Del parlarsi tra enti, servizi e soggetti diversi, del costruire équipe, dello stare con le comunità e le famiglie come servizi. Del dare forma a nuovi mondi possibili anche nelle vite di famiglie che vivono in mondi totalmente avversi." ( Paola Milani*) 

*Laureata in Pedagogia, Specializzata in Psicoterapia all’Università Salesiana di Roma (IFREP), Dottore di Ricerca in Scienze dell’Educazione nel 1994, dal 2018 Direttrice del Centro Interdipartimentale di Pedagogia e Psicologia dell’Infanzia dell’Università di Padova, dal 2015 Professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale nel Dipartimento FISSPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata) dell’Università di Padova

Pubblicato da Annamaria Gatti

illustrazione di E. Basili (Mirta si fida. La famiglia Bottoni Una famiglia che accoglie, A.Gatti E. Basili. Ed. la meridiana,  Molfetta 2020)

domenica 31 maggio 2026

Festa della Repubblica, Madri della Costituzione e i nostri giovani

 


Passando da Tina Anselmi, Lina Merlin a Nilde Iotti sarebbe così utile raccontare una storia che ha creato la più bella Costituzione, la nostra.
E raccontarla ai giovani con mostre, incontri, libri, percorsi guidati di approfondimento, laboratori... e in alcune occasioni si fa, ma non a tappeto,da parte della scuola per esempio, come sarebbe auspicabile, perchè nulla di ciò che è stato tenace, coraggioso e lungimirante vada perduto.

Un  libro autorevole in uscita di Leonardo Brancaccio, (che tiene un corso di fomazione agile proprio sul tema della Democrazia  come bene da conoscere e difendere
ci illustra in particolare queste tre madri della Costituzione. 

In questo ottantesimo della Repubblica, nata sui valori civili più alti  che anche i giovani possono apprezzare, riconoscersi per ritrovare nuove spinte e motivi di progetto e sogno per la propria  esistenza, imparare dal passato diventa un imperativo categorico.  

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto: Provincia di Perugia

sabato 30 maggio 2026

Intorno ai nostri giovani: l'educazione viene prima... di tutto

 




"Ciacuno cresce solo se sognato" è una nota citazione di Danilo Dolci a cui fa eco la certezza che solo adulti vicini, interessati e appassionati educatori fanno da sfondo a sogni e a voli da intraprendere.  

Gli sforzi in questi tempi difficili si stanno concentrando, speriamo! proprio sulla determinazione di pedagogisti, psicologi e parte della società educante ad essere quello che è urgente e da tempo auspicato: 

"Accompagnare un giovane ...è aiutarlo a sposare la solitudine. ad ascoltare e attendere. a pregare che un Altro-Vero nuovamente gli parli  e lo guidi" (Michele De Beni, Città Nuova maggio 2026 -  Dossier- Giovani: il futuro è oggi)

"Come ci richiama Eraldo Affinati, il maestro è specialista dell'avventura interiore. Ci vuole tempo a provare quel senso di "felice inquietudine" per trovare il volto di cui innamorarci. I giovani attendono, forse un po' distaccati ma ancora affamati di senso, fiduciosi di vedere la felicita nei nostri occhi. Nonostante tutto, non sono quella generazione distratta che ci viene mostrata. Chiedono profondità, spazi di dialogo e di discernimento e adulti generosi che li sappiano incontrare." (idem)

pubblicato da Annamaria Gatti

foto: greenMe