Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

sabato 3 ottobre 2026

Non è un mondo per donne. Tu sei sessista? Un libro per capire

 


Recensione di Annamaria Gatti

Cristina Buonaugurio ha dedicato un interessante volume, edito recentemente da Città Nuova, al tema, sempre al centro dell'attenzione, dell'educazione come strumento determinante nel superamento del sessismo, della misogenia e  della violenza di genere: Come ti armonizzo la relazione, educare oltre il sessismo e la parità di genere.
I dati riportati motivano la richiesta, ampiamente documentata e comprovata,  della necessità di una seria pianificazione  degli interventi. 
In un' intervista, di cui la ringrazio vivamente, la dottoressa Buonaugurio, psicologa e  psicoterapeuta, docente universitaria e formatrice, denuncia, dopo anni di studi e ricerca,  evidenziando come essa rappresenti solo la punta di un iceberg sotto il quale si celano  secoli di oppressione, di svalorizzazione del ruolo femminile, di rifuto a considerare le donne esseri umani con diritti e talenti, discriminando e impedendo loro  di evolversi e di qualificare la vita sociale.

Tu sei sessista? 
Quanti risponderebbero di no, salvo poi per cultura, per abitudine, più o meno inconsapevolemente, ripercorrere esattamente quei comportamenti e quelle scelte che in effetti sono di esclusione e di ostilità, nelle grandi occasioni come nelle pieghe della quotidianità.
L'uomo in quanto maschio è stato la misura di ogni ruolo, di ogni valore, di ogni scelta, di ogni ricerca anche scientifica (es. noi assumiamo una posologia di farmaci testati su una popolazione maschile ecc.) e tutto questo squilibrio di potere tra i sessi genera cultura dello stupro autorizzato, dallo spazio rubato ad azioni di promozione di tutti gli esseri umani, a squilibri sociali gravissimi.

Preoccupa soprattutto la condizione delle adolescenti e degli adolescenti,  di cui l'autrice riporta dati in cui si evidenzia l'adesione inconsapevole alla cultura sessista, aggravata dalle problematiche socio-affettive emerse da sempre e lievitate considerevolmente in questo ultimo quinquienno. E sottolineo che questo accade per tacita accettazione anche per le ragazze.
In una recente ricerca australiana, per esempio, i dati finali restituiscono che il più alto predittore per lo sviluppo di ogni tipo di estremismo, religioso, politico... è proprio l'adesione fin da ragazzi alla mentalità sessista, al comportamento misogino, con avversione, disprezzo, ostilità verso le donne in quanto tali. 

 Come intervenire? Cosa fare?

Colpisce, come illustra la dottoressa Buonaugurio,  che in Spagna negli ultimi anni  i femminicidi siano calati del 30% con un approccio strutturale alla violenza formando professionisti, psicologi, medici, amministratori, avvocati... e insegnanti perchè prendano consapevolezza dei comportamenti sessisti e intervengano per superarli e formino le giovani generazioni. Analogamente accade in Inghilterra. 

L'Autrice ribadisce comunque come l'esempio maschile sia fondamentale, quindi un'educazione attiva, a tappeto,  attraverso la coerente testimonianza di valori universali e trasversali anche nel genere e nel riconoscimento del valore di ciascuno perchè si realizzi ciò che ognuno deve essere. Educare presto, subito,  alle relazioni, passando per la sfera socio-affettiva e sessuo-affettiva e tenendo presente che non è più procrastinabile tale intervento per ogni agenzia educativa e nella formazione e nel sostegno del ruolo genitoriale.

Inoltre la scelta di curare questo aspetto passa attraverso la consapevolezza del ruolo fondamentale che tale forma educativa assume, trasformando letteralmente la cultura e quindi  le scelte politiche di ogni Paese. E' un cammino da perseguire, una formazione da dare, una consapevolezza da raggiungere trasversalmente e per questo gli studi continuano, assicura la dottoressa Buonaugurio, e  daranno nuovi motivi per qualificare le proposte e gli interventi.

Pubblicato da Annamaria Gatti






giovedì 1 ottobre 2026

Il saluto di Giulio Meazzini a lettrici e lettori di Città Nuova



Giulio Meazzini ha concluso il suo impegno come direttore di Città Nuova, la rivista da cui questo blog è nato. 

Lo abbiamo apprezzato davvero molto, ha continuato l'impegno autorevole dei suoi predecessori, portando quelle novità che i tempi richiedono, con lungimiranza e passione. Ci ha affascinato e interrogato con editoriali saggi e schietti, piccoli tesori che custodiamo e ci aiutano a tenere lo sguardo rivolto al faro. 

Grazie per questa sincerità e tenerezza nel prendere per mano  lettori e lettrici di un giornale vero, complesso, senz'altro unico nel suo genere,  fatto per riaffermare la bellezza della ricerca della solidarietà, della condivisione e dell'unità. In tempi così critici e dove sarebbe facile cedere allo scoraggiamento, anzichè cercare motivi di speranza e di testimonianza attiva per il bene, la pace, il giornale ha dato un contributo non indifferente al dialogo e all'ascolto di voci differenti e autorevoli. 

Ringrazio di cuore Giulio, Aurora, Michele... per tanti anni di lavoro insieme, per avermi ospitato con fiducia, competenza  e affetto nelle pagine, on line e in questo blog. 

Ecco il suo saluto, dalla pagina odierna di cittanuova.it

Cari amici e care amiche, 

oggi è il mio primo giorno da ex direttore di Città Nuova, dopo tre anni intensi e pieni di significato passati con voi. Mi sento da una parte un po’ triste per una bella esperienza che finisce (anche se continuerò a collaborare con Città Nuova), dall’altra sono orgoglioso di quello che abbiamo costruito insieme.

È importante questa parola, insieme, perché la ricchezza di Città Nuova è la comunità che la sostiene, una comunità che condivide «una precisa (e positiva) visione del mondo, una rete di azioni sul territorio, una presenza al confine tra sensibilità diverse, cercando di conciliare Vangelo e laicità, lavorando per la pace e curando, nel nostro piccolo, qualcuna delle ferite del mondo». Una comunità composta da cittadini del mondo, capaci di guardare con simpatia e condivisione anche gli altri Paesi oltre il proprio.

Lasciatemi ripetere anche la frase che scrivevo a inizio mandato, nel settembre 2023: «Città Nuova, immersa con i propri lettori nelle complesse sfide di oggi, offre il proprio punto di vista dando speranza a chi è in cerca di senso e facendo (per quanto possibile) sorridere il mondo». È proprio un bel lavoro cercare di «arricchire l’immaginazione dei lettori con “parole affascinanti”, con storie (reali) di bellezza, bontà e giustizia». Questo almeno ho cercato di fare, giudicherete voi se ci sono riuscito. 

Anche la frase di Chiara Lubich, «lasciamo soprattutto allo Spirito Santo di fare il giornale», ho cercato di interpretarla stando molto in ascolto, prima di tutto delle idee e delle sensibilità dei colleghi di redazione e dei collaboratori, ma poi soprattutto delle vostre voci, cari lettori e lettrici, senza trascurarne nessuna, per piccola e flebile che fosse. Con la disponibilità a mettermi in discussione.

Termino con le parole di Luigino Bruni: «Città Nuova svolge un ruolo profetico e deve esserne cosciente. Deve quindi sempre più muoversi sulle tematiche che sono il suo e il nostro specifico: i dialoghi difficili, i dialoghi profetici». Auguro al nuovo direttore, Riccardo Barlaam, che firmerà come primo numero della rivista quello di dicembre, di navigare sempre con la vostra fiducia e il vostro sostegno, come è stato per me.

Ciao, un abbraccio e a presto

 

Giulio

mercoledì 23 settembre 2026

Io amo la scuola. E voi?

 

da google maps

Questa era la mia scuola dal 1960 al 1965 a Lodi, città lombarda della Bassa milanese, che sarebbe divenuta provincia più in là...   47, sì 47,  bambini e bambine in una grande aula. Una sola maestra, che a casa aveva 7 figli, per 5 giorni mattino e pomeriggio, mensa inclusa, giovedì vacanza. 

Ho sempre amato "fare" la maestra e l'ho imparato da lei,  Jolanda. Era giusta, paziente, competente. La mia aula non aveva inferriate alle finestre, c'erano vasi di gerani che le mamme portavano. Si vedeva il giardino fuori e la strada, anzi, non si vedeva nulla, perchè erano alte, ma lo si immaginava. Per questo forse  il mio personaggio più famoso, la strega/fata  controcorrente Uffabaruffa, quando trasforma la scuola dei suoi amici con una bella magia, le abbassa le finestre... 

Sono trascorsi decenni,  in cui in tantissimi abbiamo lavorato bene per fare della scuola una esperienza felice e giusta per tanti bambini e bambine. Ho fatto la maestra e quando (l'ho raccontato di recente in una sezione di un libro che racconta di insegnanti con la passione per la loro professione...) ad appena 20 anni mi hanno chiesto di aggiornare i miei colleghi su una metodologia innovativa su cui mi ero formata a Milano... e mi sono incrociata  con lo sguardo commosso e sempre fermo della mia maestra Jolanda, alle soglie della pensione, lì ho capito quanto le dovevo e le devo.


Ebbene, io amo la scuola, perchè ci credo sia davvero quello che l'articolo 34 della Costituzione descrive e che il Presidente Mattarella ha ricordato un giorno fa, opponendo a scellerati progetti, la verità, l'unica: la scuola è scuola se è inclusiva e che proprio lui che tanti anni fa (Circolari 1989 e 1990) ha contribuito a rendere accogliente per il bene di tutti. 

E quando qualcuno indegnamente mette in pericolo il ruolo dell'insegnamento e sfregia gli ideali pedagogici che lo accompagnano, credo dobbiamo avere il coraggio di opporre la testimonianza di chi salva la scuola e intere generazioni dal baratro dell'esclusione, perchè impedito a dare il meglio di sè. Di chi difende il diritto e il rispetto, i valori alti che caratterizzano una società democratica, dove certo non tutto va bene, ma dove si cerca di fare il meglio da parte di tanti e per cui tanti hanno dato la vita.

E non parliamo solo degli alunni "stranieri" che non si vorrebbero, e che sono risorse di cui nei decenni  ho conosciuto e seguito tanti percorsi scolastici vincenti! Sono spesso proprio  molti alunni e studenti  italiani che soffrono non vedono applicato il loro diritto di accoglienza vera, di conoscere, di imparare, di capire, di crescere con strumenti giusti e adeguati in ambienti motivanti, protetti e curati. Anche Don Milani insegna, ma è davvero poco conosciuto dai nostri ministri e dalla presidente del consiglio, che ignorano, o fingono di ignorare, i veri bisogni della scuola, fatta da bambini, ragazzi e docenti. Anzi invitano all'odio, sapendo che proprio sull'odio e sull'ignoranza  costruiscono il loro potere. 
Lo spiega bene Lina di 12 anni in questo messaggio alla Presidente Meloni:


Le parole della presidente di questi ultimi giorni scateneranno, speriamo di no, reazioni inconsulte in chi fragile e debole avrà da scaricare una rabbia repressa e la responsabilità sarà di chi non lavora per il benessere della propria gente, intendendo tutta la gente che abita, studia e lavora in Italia. Così come per esempio è accaduto proprio alla professoressa, che molti denunciano non dovrebbe più insegnare, che salvata da un ragazzo congolese dall'aggressione di un sofferente ragazzo italiano, ha trovato incredibilmente il tempo di ricordare la sua fede politica con la remigrazione. Non ci riconosciamo in tale docente, che viola la Costituzione e le auguriamo di percorrere un sereno cammino di revisione dei principi su cui ha promesso di esercitare una delicatissima professione.


Certo, e qui spostiamo l'attenzione su una delle problematicità: vi sono tanti insegnanti in gamba e capaci, ma troppi genitori ancora si affidano alla fortuna di poter trovare i bravi docenti per i loro figli. Se non si investe in docenti preparati, se reclutando mandiamo alla sbando nelle classi  insegnanti che non sono nati per questa professione e non sono motivati a  migliorare la loro qualità di insegnamento e di conseguenza la loro vita, ecco allora avremo rovinato quei bambini, quei ragazzi... spesso per tante generazioni.
Insegnante si diventa con la passione, la fatica, lo studio continuo, la collaborazione, l'apertura e la consapevolezza del significato di ogni silenzio, di ogni espressione, di ogni gesto e valutazione, di ogni richiamo e di ogni ascolto. Non tutto andrà bene, certo, gli errori saranno tanti, ma saranno occasioni per migliorarsi e migliorare.
Difendiamo la buona scuola e tutto ciò che serve davvero, al di là di slogan superficiali e menzonieri.
Io amo la scuola e voi? 

Pubblicato da Annmaria Gatti


lunedì 14 settembre 2026

Ci sono rimaste tre cose

 


A prescindere dal presunto autore, la citazione merita una lunga silenziosa riflessione. 
Buon cammino



pubblicato da Annamaria Gatti

mercoledì 9 settembre 2026

Docenti alla ricerca degli studenti "persi". Il sano realismo del prof Galliano



Enrico Galliano amato prof e scrittore,  ripercorre sui social i quattro step del docente alle prese con lo studente "perso", apparentemente o davvero demotivato.

Possibile recuperarlo? 

Sì. Umilmente sottolinea: non tutti certo... Purtroppo. 

In tanti possiamo dire di essere stati  recuperati da prof che applicavano all'incirca questi quattro passi. A sorreggere tutto, sintetizzo io,  una parola quasi magica: alleanza con le fatiche dei giovani. Alleanza, non sostituzione. 

Ma sopra tutto non si può fare il madornale errore dell'umiliazione davanti a tutti.  Non serve a nessuno. Neppure all'insegnante,  che si candida al perenne burnout. 

E sottovoce: ci sono molte altre professioni, se non amate l'insegnamento è dura... persistere, a meno che impariate ad amarla. Ed è strordinariamente faticosa e bella.

Qui il breve intenso post.

 https://www.facebook.com/reel/1035020012833411

Pubblica Annamaria Gatti

foto da fb

domenica 6 settembre 2026

Una scena su cui riflettere

 


SFERA EBBASTA A SAN SIRO: UNA SCENA SU CUI RIFLETTERE 

Sfera Ebbasta entra a San Siro seguito da 10 ragazze. 

La scena celebrata da moltissimi media e diventata virale è un concentrato di stereotipi di genere che dovrebbe far riflettere tutti, adulti e giovanissimi. Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invoca all’educazione di genere e alla rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti e formatori. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio, desiderare cambiamenti che appaiono così funzionali al loro benessere sociorelazionale ed emotivo. 

Nel frattempo, la loro cultura “mainstream” continua a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario. Un uomo con dieci ragazze, lui davanti loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome. 

Viene in mente il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo che anni fa aveva raccontato al mondo il ruolo decorativo del corpo femminile all’interno di tutte le trasmissioni della Tivu generalista. Era il 2009 e dopo quasi 20 anni siamo praticamente ancora lì. Solo che allora questa cosa veniva vista per ciò che era: un gigantesco stereotipo culturale da ribaltare. Oggi viene raccontata come qualcosa da celebrare; online ho letto anche l’aggettivo “colossale” per definire tale scena e tale ingresso. Detto da un sessantenne, tutto questo suona come un predicozzo del solito boomer. Invece, sono un padre e un uomo e un maschio e da anni penso e lavoro per produrre pensiero critico. 

Siamo noi uomini per prima a doverci distanziare da questo genere di narrazioni e di celebrazioni. Uno dei miei figli ieri era a San Siro. Stamane a colazione ho parlato con lui. Non avevo bisogno di essere capito o di portarlo dalla mia parte. Però volevo che lui avesse anche un’altra narrazione. Un’ultima osservazione: oggi quando si parla di violenza di genere, di abbattimento degli stereotipi tantissimi artisti della musica mainstream si mettono in prima fila con dichiarazioni e proclami. Poi se un’artista come Sfera Ebbasta li convoca per un feat, dentro un suo brano corrono alla corte del re come se niente fosse. Forse sarebbe il caso che le artiste smontassero narrazioni che fanno male al femminile, a tutte le donne (e quindi anche a loro) pretendendo una coerenza che troppo spesso sfugge ai più.

Scrivere queste cose oggi è spaventosamente impopolare. Ma al tempo stesso è troppo necessario. Perciò ho deciso di scrivere questo post. Non mi interessa parlare di Sfera Ebbasta, sia chiaro. Mi interessa promuovere pensiero critico sulla cultura di cui lui, volente o nolente, è un testimonial di riferimento. Vorrei chiedergli se non sente alcuna responsabilità etica ed educativa avendo un pubblico così ampio tra i giovani ed essendo lui stesso un papà. 

Condivido con voi la foto del fatto di cui vi parlo, non per celebrarla e renderla ancora più popolare (rischio di cui sono consapevole). Lo faccio perché cominciate a guardarla con più pensiero critico, a decostruirla secondo la lettura che le mie parole vi volevano suggerire. Magari fatelo con i vostri figli. O con i vostri studenti alla ripresa dell’anno scolastico.

Pubblica Annamaria Gatti 

Foto di a.g.