Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

sabato 1 agosto 2026

L'equilibrista e la nave. L'adolescenza in quattro e più battute 3

 

Una suggestiva foto della nave scuola Amerigo Vespucci

Perchè i genitori sono definiti equilibristi? E cosa rappresenta la nave?

Lo piscologo Iavarone in "Educare viene prima... " (E. Aceti, M. De Beni, M. Iavarone - Editrice Città Nuova 2026), regala un'altra immagine casualmente già condivisa in altre occasioni in  questo blog: l'equilibrista.  

Dopo fragole e gamberi, per descrivere la forza e la fragilità del compito educativo nel bellissimo e terribile tempo dell'adolescenza, non teme di allarmare i genitori scrivendo di acrobati alle prese con esercizi funamboleschi  e navi destinate comunque a veleggiare fra marosi e bonacce. 

"Un genitore abbastanza buono  è un equilibrista di opposti: separazione in equilibrio con appartenenza, chioma con radici, ali per volare e piedi per tornare. 

Se c'è la certezza che ci sarà sempre un porto al quale tornare la nave può avere il coraggio di salpare. Gli adulti responsivi sono quelli che mettono i figli di fronte alle sfide dopo averli preparati e li lasciano andare,  pur sapendo che esistono rischi: una nave sta sicura nel porto, ma non per questo è stata costruita."

Dopo averli preparati... qui si gioca tutto.

Ma i genitori che hanno più probabilità di vincere la sfida sono coloro che non temono, che si mettono in gioco, che sanno di dover attrezzarsi senza timori perchè l'avventura è iniziata e durerà una vita... di senso e di bellezza.

Funamboli attenti, alleati affidabili, alchimisti lungimiranti e capaci di  autorevolezza perché i paletti con cui costellare il percorso siano solidi e trasparenti.

Buon cammino!

Pubblica Annamaria Gatti

foto: DivertiViaggio

domenica 26 luglio 2026

Maria, una di noi. E Anna la madre che l'ha donata. Con Gioacchino.



                           
            Annunciazione - Beato Angelico



da "Una mamma  di Galilea"                                           
Il rosario narrato  ai bambini
di Annamaria Gatti
Illustr. Barbara Gallizio
Effatà  Editrice



MARIA DIVENTA LA MAMMA DI GESU'

I bambini di Nazaret correvano sempre da Maria per imparare da lei nuovi giochi o per essere consolati: la figlia di Anna e Gioacchino era dolce e simpatica.

“Dimmi Gioacchino, cosa pensi di nostra figlia Maria?” chiese turbata un giorno Anna, la madre, vedendola spesso assorta in preghiera. Il marito la guardò comprensivo:

“Stai tranquilla, Maria è la nostra consolazione. Ora poi che è fidanzata al buon Giuseppe, il falegname, sono proprio contento di lei. Eccola, sta pregando...”

Maria, vedendo la madre, sorrise e la rassicurò: “Vai pure al mercato, io preparerò il pane.”

La giornata era chiara e Maria così continuò a pregare:

“Oggi, mio Signore, tu sei il mio sole, la mia luce e la fonte della mia gioia...”

E davvero una luce si diffuse nella stanzetta.

Maria, preoccupata, si coprì in fretta il capo con il mantello color dell'acqua, poi sentì  una gran pace nel cuore e si inginocchiò.

Solo allora si accorse che vicino a lei c'era un giovane  sorridente che non era entrato dalla porta, quindi doveva essere proprio un angelo del Signore. Le disse: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te.”

Maria pensò: “Ma cosa vorrà dire, salutandomi così?”

Ma l'angelo Gabriele, che conosceva i suoi pensieri, le spiegò:

“Dio ti ha scelta per diventare la mamma di Gesù, suo figlio.”

Maria non capiva: lei non era sposata!

“Nulla è impossibile a Dio” osservò l'angelo Gabriele “per grazia di Dio anche tua cugina Elisabetta aspetta un figlio, nonostante sia anziana”.

Allora Maria, si commosse e con grande fede gli disse:

“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che hai detto.”

Quando l'angelo se ne andò, Maria sentì i passi svelti della madre  che tornava a casa. Tutto sembrava come sempre, invece Dio le aveva parlato e le aveva svelato un grande mistero. Il suo cuore ebbe un sobbalzo. Sarebbe stata capace di fare la mamma del figlio di Dio? Nulla è impossibile a Dio, aveva detto l'angelo: Dio l'avrebbe aiutata a superare ogni prova.

Allora Maria incominciò ad impastare il pane, mentre le voci chiassose dei bambini stavano avvicinandosi alla casa, per mostrarle un nuovo gioco.

Pubblicato a Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

sabato 18 luglio 2026

Traghettare Infanzia e adolescenza oltre questo tempo, con un aiuto anche e soprattutto ai neo genitori.

 



Come sta l'infanzia e l'adolescenza oggi? 
Non bene, secondo variabili molto articolate. 
Bambini e ragazzi in sofferenza e i loro genitori, chiedono consapevolezza e onestà politica e sociale. 

In un post lo si scriveva già tempo fa.
Ora è ancora sempre più urgente.
Sui social proliferano serie proposte di formazione per le figure di sostegno per l'infanzia, l'adolescenza, ma soprattutto si evidenziano percorsi rivolti alla maternità e, aggiungo io, alle figure neo genitoriali.
Neo mamme e neo papà.
Auspicabile.
Non procrastinabile. 

I tavoli politici sul tema,  in cui sono stati ascoltati consulenti autorevoli, con tanto di ricerche e dati inequivocabili, hanno restituito una ben chiara visione dello stato delle cose: bambini e adolescenti soffrono. 
E il disagio va letto, riconosciuto e aiutato con prassi virtuose e urgenti.

Confidiamo in proposte seriamente orientate a supporti psicologici alle famiglie, ai loro bambini e ai ragazzi,  anche in termini preventivi. 
E' l'ora di dimostrare una attenzione seria e grave ai giovani che stanno soffrendo più di tutti dell'assenza di relazioni, di scuola, di lavoro, di occupazioni, di sport, di musica, di scambi, di viaggi, di manifestazioni vitali. Assenze supportate da impegno e testimonianza tenace dalle famiglie, con le loro fragilità.  
E' il tempo di dare un aiuto generoso con il supporto psicologico facilmente fruibile e capace di individuare il bisogno anche nel non detto. 
Occorre liberare le forze capaci di professionisti dediti e appassionati all'età evolutiva, che si affianchino a famiglie e insegnanti.

La domanda è chiara. Attendiamo tutti dai  Ministri preposti una risposta autorevole e piena. 
Poi sappiamo che i nostri ragazzi e i nostri bambini sono capaci di grandi riprese e hanno insite grandi possibilità, ma nostra è la responsabilità e il dovere di ascoltarli e di accompagnarli.



pubblicato da Annamaria Gatti
foto di MG

domenica 12 luglio 2026

Fragole, gamberi e dintorni. L'adolescenza in quattro e più battute 2




 ...ecco il secondo previsto step. Dopo le fragole raccontiamo di gamberi in questi torridi giorni.
Infatti lo psicologo Iavarone nella terza parte del libro "Educare viene prima..." Per Città Nuova Editrice, presenta l'aneddoto del giovane gambero che nel silenzio, dopo molta fatica e applicazione, riesce a camminare avanti, una metà coltivata con passione.

Iavarone nel libro citato apporta un contributo chiaro sulla natura del tempo adolescenziale. Andare controcorrente, provarsi e giocarsi con passione per i propri traguardi sono atteggiamenti importanti e da valorizzare. Ma non sempre l'ambiente attorno comprende il giovane esploratore della vita e spesso, forse troppo spesso, svalorizza le mete e l'impegno impiegato per raggiungerle, perché non conformi al pensiero comune.

Proprio come il giovane gambero, che viene cacciato dal gruppo perché si sa, i  gamberi si muovono procedendo solo in retromarcia...

Ascolto, presenza, incontro, condivisione, accoglienza quindi sono frecce ben riposte nella faretra dell'educatore, se vuole fare "centro" nel suo vitale compito: traghettare nella vita buona coloro che gli sono stati affidati.


Pubblica Annamaria Gatti 

Foto di G.S.

mercoledì 8 luglio 2026

Fragole, gamberi e dintorni: l'adolescenza in quattro e più battute. 1



Nel libro "Educare viene prima non lasciamoli soli"  (Aceti, De Beni, Iavarone, ed. Città Nuova) recentemenete dato alle stampe , (si veda il post  https://attentiaibambini.blogspot.com/2026/05/leducazione-e-impresa-di-popolo-un.html) mi piace soffermarmi anche sul contributo di Mariano Iavarone "Esserci nel tempo delle fragole -  Genitorialità in adolescenza", uno spaccato sulla realtà del ruolo genitoriale in adolescenza che stimola alla ricerca e al guardare oltre. Oltre gli stereotipi, oltre le zone di confort, oltre la pigrizia affettiva e mentale, oltre su tutto per condividere e "vivere" il cammino di figli e figlie adolescenti.

Iavarone, psicologo specializzato in counseling e mediazione famigliare,  ama molto il linguaggio per immagini, perchè le metafore hanno il potere di parlare al cuore. Lo fa anche parlando di adolescenza e fragole. 
"Il tempo delle fragole è quel tempo sospeso tra linverno e l'estate. E' un tempo meraviglioso e delicato come l'aria tiepida di questo aprile.
E' una stagione in cui le tenerezza si trasforma in fragilità... la dolcezza delle fragole ricorda la bontà della natura che ogni anno si rinnova... La fragola è una pianta coraggiosa, dà il meglio di sè pur sapendo di non essere albero e che dopo una stagione nulla più rimane  delle sue radici.
I nostri ragazzi sono come le fragole: esplosione di sapori e profumi in un tempo infinito che a loro appare infinito, in un'insipenza che sa di follia.
Ciò che un tempo era rifugio sicuro, la famiglia, ora è sentore di prigionia ...eppure quanto di più necessario  ci sia per loro, e qui sta la missione impossibile per i genitori: riuscire a coniugare finito con infinito. passato con futuro, vecchio con nuovo, radici con ali..."
E' importante sapere che nel conflitto con il figlio bisogna mantenere l'ago della bussola saldo verso il punto cardinale, ovvero l'accettazione della persona anche quando non se ne approva il comportamento, poichè è proprio quando un figlio è meno amorevole che ha più bisogno di sentirsi amato, e il rifiuto è doloroso e dannoso"

Per i gamberi al prossimo post.



Pubblicato da Annamaria Gatti
foto: Il giardino di Pimpella

sabato 27 giugno 2026

Che cos'è un libro? Forse anche un modo per scegliere la Pace

 


Premio Sossi 2025
Lucia Stipari Elisa Codutti
Il castoro
(forse una recensione di Annamaria Gatti)



Cos'è un libro? ...una cosa piccola, un mucchietto di fogli...

                                  
Invece è molto molto di più: è casa, 
è una porta verso un mondo diverso, un aereoplano, una coperta, un abbraccio...
E molte altre inimmaginabili scoperte.
Inimmaginabili?
Enno'.
Sofia, un'amica di tot anni ha tra le mani il libro "Che cos'è un libro" e mi dice che tutte le cose scritte lì, lei le sapeva già. 
E che l'ampia illustrazione della bambina (che le assomiglia pure tanto) con cappello, stivali e mantello da pirata, che affronta una montagna di libri con drago alato incorporato, beh, è la sua preferita.
E che sfogliare, immergersi nelle illustrazioni e leggere un libro è la medicina che preferisce.
Anzi, mi chiede, leggimelo tu. So che vuol chiedermi "stai con me?"
Glielo leggo, ridiamo, indoviniamo, ricordiamo e stupiamo insieme per le trovate e ci commuoviamo quando la bimba pirata scopre il tesoro: un libro. L'ho sempre detto a bambini e ragazzi incontrati con i miei libri che la luce nei loro occhi raccontava che l'avevano trovato quel tesoro!

Mi chiede perchè mi sono fermata a guardare in silenzio, troppo silenzio,  gli agapanthus in giardino. 
Non le dico che il pensiero ha sfiorato visi di bimbi lontani a cui chiedere perdono per le atrocità che ora vedono a causa di gente  mostruosamente impazzita e impunita, mentre dovrebbero ascoltare e leggere favole!

Per questo è indispensabile continuare a scrivere, illustrare e  leggere libri, che liberino la mente e la coltivino all'empatia, all'amicizia, alla gentilezza nelle relazioni. Con forza e determinazione, per una vita insieme di solidarietà e di pace.

pubblicato da Annamaria Gatti




lunedì 15 giugno 2026

Che cos'è l'attenzione? Un articolo di Benedetta Ionata.

 


"Attenti ai bambini" recita il titolo di un mio libro, un contributo per dialogare e accompagnare il cammino di mamme e papà (Effata Editrice, Cantalupa, 2015). 

...E di attenzione hanno un bisogno estremo, urlato o sommessamente dichiarato o mascherato nei mille incredibili segnali che i bambini inviano ogni momento. Interessante questo articolo di Benedetta Ionata, che ha ricadute importanti nello sviluppare la consapevolezza di ciò che fa bene anche ai bambini: essere attesi, al centro della nostra reale attenzione, della nostra cura. Letto in questa chiave ha un ulteriore valore. 

L’attenzione come un filtro che plasma la realtà

di Benedetta Ionata

12 Giugno 2026 - Fonte: Città Nuova

 Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire: è quindi utile sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione.

Quando non riusciamo a ricordare qualcosa, le ragioni possono essere diverse. In alcuni casi si tratta di un vero problema di memoria, legato a una codifica o a un immagazzinamento inefficace dell’informazione. 

In molti altri casi, invece, il problema riguarda l’attenzione, poiché se l’informazione non viene registrata in modo adeguato è perché non ha mai ricevuto sufficiente attenzione fin dall’inizio. Se ci concentriamo e cerchiamo di recuperare un ricordo senza riuscirci, potrebbe esserci una difficoltà legata alla memoria. Tuttavia, gran parte di quelli che definiamo comunemente “vuoti di memoria” sono in realtà episodi di disattenzione.

Che cosa è l’attenzione?

L’attenzione è una delle funzioni mentali più citate nella vita quotidiana. Ne sentiamo parlare in relazione all’ADHD, nei consigli che invitano a prestare maggiore attenzione e nelle discussioni sull’impatto dei social media sulla nostra capacità di concentrarci. Eppure, dal punto di vista delle neuroscienze, il suo funzionamento rimane meno compreso rispetto ad altre capacità cognitive come il linguaggio, la memoria, la visione o il controllo motorio. 

Nonostante le molte domande ancora aperte, l’attenzione sembra occupare una posizione centrale nel rapporto tra coscienza e inconscio, poiché agisce come un filtro che seleziona quali informazioni meritano di entrare nella nostra esperienza consapevole e quali, invece, rimangono sullo sfondo. 

Se una persona vestita da gorilla attraversasse uno stadio durante una partita di basket, te ne accorgeresti? La maggior parte delle persone risponde con sicurezza di sì. Ma in un esperimento ormai classico, circa la metà dei partecipanti non si accorge del costume da gorilla quando viene chiesto loro di contare i passaggi di palla a basket. Ai partecipanti veniva mostrato un video di una partita di basket e veniva chiesto di contare il numero di passaggi effettuati dai giocatori. Mentre erano concentrati sul compito, una persona travestita da gorilla attraversava il campo. Sorprendentemente, circa la metà degli osservatori non notava la presenza del gorilla.

L’attenzione influenza il modo in cui percepiamo la realtà.

L’esperimento ha dimostrato che possiamo percepire la stessa realtà in modo molto diverso, a seconda di dove concentriamo la nostra attenzione. In realtà, questo concetto probabilmente non è poi così nuovo. Lo sperimentiamo ogni giorno. Quando conversiamo, di solito ignoriamo la maggior parte degli altri suoni presenti nell’ambiente. Non percepiamo tutto ciò che entra nei nostri occhi e nelle nostre orecchie. Percepiamo solo ciò che riceve la nostra attenzione.

Il motivo è semplice. Il cervello elabora una quantità di informazioni enormemente superiore a quella che la coscienza può gestire. L’attenzione quindi agisce come un filtro, senza il quale saremmo costantemente sopraffatti dagli stimoli provenienti dall’ambiente. Come molte funzioni mentali, l’attenzione comprende sia componenti volontarie sia meccanismi automatici che sfuggono al nostro controllo. Possiamo decidere di concentrarci su un libro o su una conversazione, ma esistono anche stimoli che catturano la nostra attenzione senza che lo scegliamo consapevolmente.

Il cervello genera continuamente pensieri, emozioni, ricordi, impulsi e percezioni, e la maggior parte di questi contenuti rimane al di fuori della coscienza. Alcuni, invece, riescono a catturare ripetutamente la nostra attenzione e finiscono per diventare parte integrante della nostra esperienza, i quali nel tempo contribuiscono a modellare la nostra identità. Dunque, ciò a cui prestiamo attenzione influenza ciò che ricordiamo, ciò che impariamo, il modo in cui interpretiamo il mondo e, in ultima analisi, la persona che diventiamo.

Non possiamo controllare tutto ciò che emerge nella nostra mente. Possiamo però sviluppare una maggiore consapevolezza di ciò che cattura la nostra attenzione e di ciò su cui continuiamo a tornare giorno dopo giorno. Osservare il modo in cui dirigiamo la nostra attenzione significa osservare il processo attraverso cui costruiamo la nostra esperienza della realtà.

In fondo, gran parte della nostra vita è il risultato di ciò a cui scegliamo, consapevolmente o meno, di prestare attenzione.


Pubblicato da Annamaria Gatti