Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 27 luglio 2023

La più grande delle magie. Dalla saga di Harry Potter un aiuto per realizzare "chi siamo veramente". Recensione

Era il giugno del 2021 quando in questo blog è stato recensito il primo dei tre libri dell'autrice Cristina Buonaugurio... La strada era tracciata.

Nel 2022 ha pubblicato il Manuale di incantesimi per apprendisti educatori e a breve verrà qui postata un' intervista con la psicologa e psicoterapeuta, in occasione della recente uscita di una nuova opera, un sussidio per attività psicoeducative ispirate alla saga di Harry Potter. 

A presto!



di Cristina Buonaugurio
Edizioni Città Nuova
Recensione di Annamaria Gatti
Stiamo uscendo da un periodo difficile per tutti, soprattutto per i ragazzi e i giovani in generale. Ogni occasione di aiuto, di supporto, che favorisca la lettura della propria esperienza e la ricerca di temi e strumenti di resilienza, può diventare uno strumento forse decisivo per genitori ed educatori.

Cristina Buonaugurio, psicologa e psicoterapeuta, con questo lavoro si avventura, per passione e per competenza, in un viaggio abbastanza singolare e geniale, sostenuto anche dalla ricerca professionale che predilige: accompagnare ragazzi e giovani adulti a leggere la saga di Harry Potter in chiave psicologica.

Scavando nelle figure e nelle vicende, rese famose dai libri di Rowling, l'autrice invita a rivedersi e a conoscersi, interfacciandosi con le storie e soprattutto con le scelte dei protagonisti e di altri personaggi significativi.

Ho apprezzato la capacità di approfondire alcuni temi fondamentali per la crescita psicologica, l'originalità del lavoro poi stimola l'approccio e il confronto, suscitando anche una certa curiosità.
L'iniziale accurata presentazione dei "compagni di viaggio" permette anche a chi non ha seguito, per scelta, le vicende narrate, nè i famosi film, di conoscere aspetti esistenziali e narrativi dei personaggi. Buonaugurio poi si addentra nei temi psicologici svelandoli in compagnia, appunto, di Harry Potter, Ron, Hermione, Silente... amici e nemici, dando una lettura della loro vita, delle vicende, in cui poter ritrovarsi, conoscersi e trovare motivi di scelte. ...E confrontarsi con esercizi pratici e domande finalizzate intorno al mondo della ricerca di identità, dell'autodeterminazione, dei valori, a cui dà un notevole sottolineatura e dei condizionamenti, delle relazioni, del riconoscimento del ruolo delle emozioni, dell'amicizia, della famiglia, dell'innamoramento, del senso della vita.

Tutto questo mutuato dalla saga di Harry Potter? Sì, con la capacità di estrapolare tutto questo dalla genialità della scrittrice britannica.

Uno degli aspetti che mi hanno coinvolto è stato dare significato al dolore, così vario e intenso nelle vite dei personaggi, e l'invito ad accoglierlo e a gestirlo, come parte necessaria e vitale per la crescita personale e come strumento di prevenzione di violenze e dipendenze. Non è secondario il tema, di questi tempi.

Infine... perchè mi è piaciuta questa nuova uscita dell'editrice Città Nuova? Rispondo schematicamente e con una osservazione che vuole essere un contributo.
  • E' un'opera scritta bene e molto curata nella progettualità e negli obiettivi che si pone.
  • L'incipit mi trova assolutamente in sintonia (è una frase di Silente): "Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità".
  • L'indice in particolare è stimolante e originale (è la prima volta che in una recensione accenno all'indice...ma merita).
  • E' intrigante in varie proposte, fino all'ultimo capitolo: Il vero mago sei tu.
  • Può essere davvero uno strumento di lavoro e dialogo e incontro con i ragazzi, anche se non fossero appassionati della saga di Hogwarts.
  • L'autrice valorizza il ruolo degli adulti che autorevolmente sostengono, motivano, creano autonomia, senza rinunciare ad accompagnare i ragazzi e valorizzano e si fanno alleati, come spesso scriviamo in questo blog. 
Un suggerimento redazionale: per rendere il testo più appetibile e fruibile ai ragazzi più giovani in autonomia,  avrei pensato a pagine meno intense e strutturate con più respiro con immagini o illustrazioni guida, anche per gli input pratici. 

Auguro a Cristina Buonaugurio di poter incontrare molti ragazzi in scuole, associazioni, realtà educative, proponendo il cammino di conoscenza e di autodeterminazione suggerito da questo originale percorso.


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

mercoledì 26 luglio 2023

Alleanza educativa scuola - famiglia: una risorsa indispensabile, di cui avere cura e da proporre con professionalità..

Io amo la scuola
Estate. 
Intanto si lavora per ripensare all'inizio della scuola e molti genitori stanno facendo i conti con valutazioni, costruzioni di buone alleanze, scelte rispettose dei bisogni di bambini e dei ragazzi. Qui si gioca anche la serenità docente. Dove si cercano alleanze con i genitori, ascolto, con comprensione e competenza, lì si semina in un terreno che porterà buoni frutti. A tutti.
Ripropongo qualche riflessione strategica per qualificare la comunicazione, soprattutto là dove emergano difficoltà.


Dal libro 
IO AMO LA  SCUOLA
COME INSEGNARE E STARE BENE IN CLASSE
A. Gatti - A. Giarolo
Edizioni La Meridiana


"Le frasi utili (per instaurare una relazione efficace):
-          Iniziamo insieme una nuova avventura e sarà un bel viaggio!”: si tratta di condividere un percorso che non riguarda soltanto l’apprendimento di contenuti ma soprattutto l’acquisizione di competenze in un progetto che vede il formarsi della persona.

-          “Insieme ce la faremo!”: la buona riuscita della progettazione educativa e didattica è legata ad una collaborazione che preveda il riconoscimento reciproco nel rispetto dei diversi ruoli.

-          Non ci spaventano le difficoltà”: far comprendere che le fatiche degli alunni sono fisiologiche e il loro superamento permette di costruire insieme percorsi efficaci.

-          “Imparare è difficile e serve tempo, pazienza e serenità”: non si deve pensare di capovolgere il mondo in un’unica giornata scolastica ma ogni progresso è fatto di piccoli passi quotidiani, di risultati anche minimi che spingono sempre verso l’acquisizione di nuove competenze e nuove autonomie.

Le frasi da evitare (per non allontanare i genitori dalla scuola):
-          “Dimenticatevi di tutto: ora esiste solo la scuola!”: la scuola è ‘solo’ una delle istituzioni educative e tutto ciò che è extra-scuola va valorizzato e sostenuto, fa parte del ‘Progetto di vita’.

-          “Dovete insegnare l’educazione ai vostri figli!”: l’aspetto educativo riguarda anche la scuola che, essendo un contesto sociale complesso, presenta dinamiche relazionali diverse da quelle familiari.

-          “La scuola non può fare tutto da sola, dovete darvi da fare anche voi!”: la collaborazione è indispensabile ma non è scontata, essa va sostenuta e guidata dall’insegnante con indicazioni precise alle famiglie.

-          “I vostri figli sono maleducati e non ascoltano!”: generalizzare è inutile perché ogni genitore tende a pensare che il proprio figlio si comporti bene e che quindi si tratti del figlio di altri; se si riscontrano situazioni comportamentali che richiedono un intervento sul singolo alunno è preferibile parlare in privato con i genitori interessati oppure stabilire insieme regole di comportamento da utilizzare sia a scuola che a casa.

-          I vostri figli possono fare di più ma non si impegnano”: sostenere la motivazione è una delle necessità scolastiche e i genitori spesso pensano che, se i propri figli non si impegnano, ciò è dovuto anche ad uno scarso interessamento verso la scuola. Conviene condividere con loro la poca motivazione e decidere come poter rendere importante e significativo il lavoro scolastico.

-          “I genitori non devono intromettersi”: la presenza dei genitori è sempre un punto di forza, si tratta semmai di stabilire i confini e i ruoli di ogni partecipazione utilizzando quella professionalità che permette di motivare coerentemente scelte e decisioni oltre che di sostenere il lavoro e l’impegno di tutti."

https://www.lameridiana.it/io-amo-la-scuola.html

Pubblicato da Annamaria Gatti

venerdì 23 giugno 2023

Daniela Lucangeli e i giganti che ci indicano la via. Un libro "Il tempo del noi"

 


Daniela Lucangeli
IL TEMPO DEL NOI 
Giganti del pensiero che ci hanno indicato la via
Mondadori
In tanti siamo turbati da accadimenti che coinvolgono giovani e ragazzi e ci confrontiamo per essere, là dove viviamo,  coerenti e consapevoli del ruolo dell'educatore, insegnante o genitore che sia. Comunque di ogni adulto che ha la responsabilità della testimonianza.

In questo libro, denso di riflessioni e di ricerca ho apprezzato ogni singola proposta. Attraverso il dialogo con otto "grandi" la professoressa Lucangeli traccia la loro storia umana e professionale, senza però tracciare il confine fra i due ambiti, anzi, ci fa apprezzare, con l'autorevolezza che le è propria, l'unitarietà della loro storia.  Di MONTESSORI, DON MILANI, ANNA FREUD, FROBEL, MARIA CURIE, BEETHOVEN, SOPHIE GERMAIN, ANNA FRANK  coglie e ci accompagna a scoprire "il dono" spesso velato nelle sue più profonde radici.

Balzano così all'evidenza gli aspetti peculiari di ciascuno, ma in interazione con l'altro, quel NOI che che ha permesso a questi geni di donare all'umanità scoperte che hanno e devono cambiare e migliorare la vita. Che permettono a noi di fare i giardinieri... ma di questo riparleremo in un altro post.

E visto che la scuola ci affascina e ci inquieta ecco cosa ci segnala in Maria Montessori, così attuale e ancora poco condivisa in Italia:

"Quale è il ruolo dell'adulto...essere il catalizzatore delle funzioni umane...
non possiamo pretendere di ottenere il meglio dai bambini 
se, a nostra volta, non diamo il meglio di noi. 
E' per questo è difficilissimo essere maestri. 
Dare il proprio meglio ogni momento, per provare a tirar fuori dagli altri il loro meglio, significa mettersi costantemente in discussione, approfondire, 
formarsi di continuo. 
Mi si passi il termine, stiamo parlando di " dare la vita" per gli altri, 
giorno dopo giorno, stanchezza dopo stanchezza.
Perchè?...la risposta non può essere una: 
perchè i nostri figli, i bambini tutti, sono ciò che li aiutiamo a diventare. 
Noi genitori, insegnanti, educatori abbiamo il potere di fungere da differenziale di sviluppo, non solo per i singoli, ma per la comunità futura, ossia per il mondo umano che c'è."


Pubblicato da annamaria gatti








lunedì 12 giugno 2023

Compiti per le vacanze? No grazie

Condivido il pensiero espresso da Daniele Novara. I compiti sarebbero un toccasana se fossero proprio quelli che molti docenti hanno scelto in questi anni: letture, momenti di incontri e scoperte, condivisioni di interessi, di giochi  e di avventure con genitori, nonni e amici,  visite e viaggi... scrivere romanzi, favole o lettere. Su questo blog era consigliato il compito anche di guardare il cielo, ascoltare il silenzio, gli uccelli, coltivare orto o una pianta, fotografare... 

La scuola è finita, è tempo di vacanza! di Daniele Novara


E perché non riempire invece gli alunni di compiti? Vi rivelo una cosa: non esiste nessuna normativa che preveda i compiti a casa durante le vacanze.
Sono lavori assegnati in modo discrezionale da insegnante a insegnante, sono pratiche inerziali. Qualche cosa che si è sempre fatto, come il suono della campanella, e si continua a fare così, senza sapere dove si sta andando.
Pensate, lo stesso Ministero dell’Istruzione richiama con delle Circolari a limitare l'uso assolutamente strano dei compiti a casa!
Chiariamolo, le famiglie non possono diventare un doposcuola con tutta l’ansia che questo crea. Ci sono delle alternative ai classici compiti, andare a delle mostre o leggere dei libri ad esempio.
Sono i cosiddetti compiti di realtà, momenti che rafforzano la formazione degli alunni senza trasformare la casa in un centro scolastico. La scuola deve avere la sua specificità.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da FB

Tempo di "voti" : "Quel che può fa, quel che non può non fa" (Alberto Manzi)


                                                                                                                            

Io amo la scuola
Dal capitolo  "La Valutazione"  del libro 
IO AMO LA SCUOLA      
Come insegnare e stare bene in classe
di Annamaria Gatti e Annamaria Giarolo     
Ed. La Meridiana

Una rivisitazione che ben illustra ancora il clima di questi giorni: VALUTARE. Un compito non facile e dai risultati non sempre facilmente condivisi. Immagino tanti Consigli di classe. Immagino e spero sempre siano momenti in cui si cresce tutti e ci si allea con un unico scopo: fare meglio, fare bene per bambini e  ragazzi. 
Riporto l'esperienza della maestra Laura, protagonista della sezione esperienziale del libro.

Ogni capitolo di IO AMO LA SCUOLA presenta infatti un argomento riferito alle criticità che si incontrano a scuola, che è proposto in 3 sezioni: 
A) Quale è il problema - descrizione della tematica
B) Un aiuto in più         - indicazioni di lavoro riassunte in tabelle
C) La narrazione esperienziale di una insegnante e del suo team di lavoro

                                       

            C)      A SCUOLA CON LA MAESTRA LAURA


“Quel che può fa, quel che non può non fa” 
(Alberto Manzi)


La scuola è fatta per fare felici i ragazzi che la frequentano. Laura aveva questo chiodo fisso, che si scontrava puntualmente con tanti di quei limiti, che la figura di insegnante-Don Chisciotte non le sembrava poi così improbabile.
Però tale sogno l’aveva sempre appagata e consolata quando, nel suo piccolo percorso professionale, aveva esercitato la “valutazione” con la “docimologia dell’eccellenza”.

Non è dato sapere se avesse mutuato la misura più da Don Milani, da Montessori o da qualche altro “grande”, ma certo valutare un bambino sull’abilità “aver dato il meglio di se stesso ed essere arrivato a mete apprezzabili”, ed essere felice di questo, le aveva risolto molti quesiti e problemi di coscienza. Poi l’entusiasmo che aveva caratterizzato alcune posizioni poco conformiste, ma tanto salutari come la decisione (sanzionata) del maestro Alberto Manzi di rifiutarsi di valutare con voti, ma con 
QUEL CHE PUO’ FA, QUEL CHE NON PUO’ NON FA”, aveva fatto il resto.
La valutazione del raggiungimento di obiettivi formativi non era semplice, soprattutto per chi era cresciuto in una scuola competitiva e selezionatrice. Anche se le maestre con la penna rossa in mano erano da tempo superate, le risultava che penne rosse ne giravano ancora molte. Troppe.

-          Cos’è questa storia delle penne colorate per la correzione? - le aveva chiesto il maestro Sergio un giorno.
-          Semplice: chiedo a loro con che colore preferiscono che segnali gli errori che dovranno correggersi. Il rosso me lo chiedono in pochi, ma va molto l’arancione, il fucsia e le sfumature di verde… - aveva risposto Laura divertita.
Sergio, che voleva stupire, aveva aggiunto:  - Io continuerò con la mia fedele rossa! Credo che possano dare il massimo anche, anzi soprattutto, con questo segnale di allarme.

Lo sguardo arcigno e seccato di Sergio le confermava che le penne servivano solo ai maestri e lei invece avrebbe voluto che fosse arcobaleno anche la correzione.
In team la valutazione quadrimestrale era sempre stata un momento difficile, direi di più, controverso.
-    Il nostro ruolo è quello di determinare il livello raggiunto in capacità organizzative, impegno, in stabilizzazione dell’insegnamento. Per questo però dobbiamo uniformarci: numeri o lettere che siano, io il 10 o la A non la darò mai, men che meno nel primo quadrimestre, nella scheda di valutazione - aveva stabilito Sergio.

L’insegnante Anita non era dello stesso parere:  - Forse hai paura di dare voti alti? Temi che non mantengano il livello nel secondo quadrimestre?
-  No, non li do per partito preso, se si vuol dire così. A me nessuno ha mai dato 10, un 10 è troppo pericoloso. E poi chi ha una prestazione così pulita da meritarselo? Nessuno.

Laura aveva pensato che si poteva avviare un bel dibattito scanzonato: - Ai nostri tempi non esisteva una scala docimologica abitualmente così espansa, per cui il massimo era un otto, ok, oggi non è più così. Non credi che ci si potrebbe adeguare alle indicazioni senza troppi timori, o forse sarebbe meglio approfondire didatticamente e pedagogicamente il problema. Se tanti sono alla ricerca di chiarezza, e questo sarebbe molto interessante e salutare, potremmo di nuovo chiedere un aggiornamento o un auto aggiornamento sul tema.

Pietro era sempre più pensieroso. Poi era sbottato, con un lampo di stanchezza negli occhi: - Non male come idea, per esempio mi scontro ancora con il problema delle valutazioni per gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali: la loro valutazione non può seguire le modalità del gruppo, ma attenersi agli obiettivi formativi ed educativi del PEI (Piano Educativo Individualizzato) o del PDP (Piano Didattico Personalizzato). Alcuni miei colleghi faticano a comprendere che non possono dare un giudizio uniformandosi ai criteri della classe, così fioccano 5 e 6,  ….dove invece io riscontro miglioramenti di performance significativi, che meriterebbero voti migliori!
-  Beh, se non raggiungono determinati standard di apprendimento…è giusto! - aveva obiettato Sergio.

-     Non dimenticare che questi tuoi (e nostri) allievi hanno un Piano Educativo Individualizzato o un Piano Didattico Personalizzato, che sono stati stesi collegialmente e approvati da specialisti e famiglie con  i loro obiettivi. Disattenderli o ritenerli insuperabili ci costringe a rivedere, con genitori e specialisti, i contenuti e le metodologie: serve cioè una revisione formale -  aveva ricordato Laura con un moto di impazienza di cui si era subito pentita. Ma non tanto in fondo!
-   Allora, -  aveva aggiunto Caterina, - lasciamoci guidare e aggiornare dall’insegnante di sostegno di questo team. Ricordiamoci le linee guida e la corretta valutazione, perché la scuola sia davvero fonte di crescita per tutti, momento di esercizio delle proprie capacità e superamento dei propri punti deboli. Fuori le idee!!!
Il brainstorming era iniziato e tutti avevano detto la loro:
-       Diamo allora questi voti, sì, spiegandoli ai ragazzi, motivando le nostre scelte, valorizzando le capacità messe in gioco e l’impegno, dove c’è stato.
-       Cerchiamo fra noi del team un’unitarietà di valutazione…
-        Troviamoci un’altra volta dopo aver rivisto personalmente i nostri giudizi in quest’ottica.
-        Io non rivedo nulla…  ma ci rifletterò su.
-     Perché non chiediamo ai genitori di venire a discutere dei voti con i ragazzi stessi, perché si responsabilizzino?  Ormai sono grandi e non si accontentano più di un giudizio generale.
-          Che esagerazione! Su questo non sono d’accordo! Troppa carne al fuoco, si dice…
-     A me non dispiace l’idea, l’autonomia si favorisce anche così! E noi abbiamo bisogno che diventino autonomi.
Laura aveva tirato le somme:
-    Possiamo condividere qualsiasi scelta riteniamo più adeguata. Manteniamo però sempre il nostro ruolo: essere di stimolo, aperti al dialogo, promuovere il ragazzo, anziché giudicarlo per quel che non è riuscito a fare. Poi ci mettiamo in discussione: se molti non sono arrivati alla meta, forse dobbiamo correggere il percorso scelto per raggiungerla dopo aver conosciuto meglio i ragazzi stessi.

Un primo “match” era stato chiarificatore, ma sul tappeto altri nodi avrebbero dovuto essere risolti.
Si erano poi lasciati davvero con il compito di valutare l’area didattica alla luce delle considerazioni di “eccellenza=successo=dare il meglio di sé=felicità” ed era troppo bello questo percorso per non condividerlo con i ragazzi e i loro genitori.

Laura quella sera aveva dovuto combattere ancora con un sonno inquieto, a cui aveva risposto quindi con una lettura avvincente: il quarantaquattresimo romanzo poliziesco di Simenon “Maigret ha un dubbio” che nella versione francese del 1954 però era intitolato “Maigret a scuola”. Ecco ora i conti tornavano: la scuola talvolta è un romanzo…poliziesco


Da "IO AMO LA SCUOLA COME INSEGNARE E STARE BENE IN CLASSE" 
                                        


pubblicato da Annamaria Gatti

domenica 4 giugno 2023

Papa Francesco in TV . Parole chiave per tutti



Una testimonianza grande accanto a testimoni di vita, fatica, speranza, tenacia...

Tre parole su tutto:

  VICINANZA 

CONDIVISIONE 

TENEREZZA

questo è Dio accanto a ogni uomo e donna.

Un appello in studio: anche gli insegnanti devono esserci così. 

Aggiungerei: vale anche per i genitori, accanto alla testimonianza coerente e alla fatica di accompagnare con autorevolezza. 

https://www.raiplay.it/dirette/rai1/Speciale-A-Sua-immagine-La-forza-della-vita---Il-Santo-Padre-a-casa-di-A-sua-Immagine-1a2166ef-9398-4ff3-95e8-a4f8c3a1e19d.html

Il seme di Sofia Comunichiamo ai bambini speranza e forza




I questi giorni di notizie drammatiche anche i bambini respirano ansia e tristezza.
A noi adulti compete avere cura di bambini e ragazzi, testimoniare e stare accanto. Comunicare loro forza e fiducia, e insieme vedere il bene che c'è sempre e circola, 
a sostenere cuori e menti turbati. 
La natura ci aiuta a trovare occasioni infinite di "vedere", 
custodire e trasmettere la speranza.


Questa è Sofia. Il libro ti racconta come è questa bambina. 
E chi sono gli amici che le faranno scoprire come nasce una vita.

Un giorno vede una piccola cosa e si chiede a cosa servirà...


Cosa succederà?


Il seme di Sofia Come nasce una nuova vita
di Annamaria Gatti illustrazioni di Elisabetta Basili
edizioni Le Brumaie 2023

pubblicato  da Annamaria Gatti