Benvenuti ai genitori...e ai bambini!
giovedì 19 febbraio 2026
Prima i bambini... e le loro mamme. Così racconta Ester
sabato 14 febbraio 2026
Cosa accade ad una società che ignora bambine e bambini?
venerdì 13 febbraio 2026
Il metodo Gordon per la genitorialità: un webinar gratuito.
https://www.eventbrite.it/e/biglietti-essere-genitori-oggi-webinar-gratuito-1982189153116
giovedì 12 febbraio 2026
Un milione di bambine e bambini seduti in silenzio... la pace, un gesto quotidiano, un presagio
Un milione di bambini in silenzio
C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine.
Bambini (ndr: e bambine) che non chiedono nulla, che non rivendicano nulla, che non alzano la voce: semplicemente si fermano. E nel fermarsi, aprono un varco.
Un milione di bambini seduti a terra, in silenzio, come se il Paese avesse trattenuto il respiro per un istante più lungo del solito. La Thailandia li ha raccolti così: non in una celebrazione, non in una parata, ma in un gesto che somiglia a un ascolto.
Cinquemila scuole, un’unica quiete. E dentro quella quiete, un’intenzione: lasciare che la pace non fosse un’idea, ma un corpo che respira.
C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine...
È avvenuto davanti al tempio di Shammakaya Phra. La meditazione, che di solito è un gesto privato, qui diventa un coro muto, un’onda che non fa rumore ma cambia la forma dell’aria.
È come se il Paese avesse deciso di insegnare ai più giovani non come si vince, ma come si ascolta; non come si corre, ma come si resta.
La Thailandia non mette la meditazione ai margini del suo sistema educativo: la porta al centro, come si porta al centro ciò che deve reggere il peso del futuro.
Insegna ai bambini che la mente non è un luogo da riempire, ma da attraversare con cautela.
...Che la calma non è un lusso, ma un muscolo. Che la pace non è un premio, ma un lavoro quotidiano, un gesto che si ripete finché non diventa naturale come respirare.
E allora questa immagine — un milione di piccoli corpi immobili — smette di essere un evento e diventa un presagio. In un mondo che si muove troppo in fretta, che parla troppo forte, che confonde il rumore con la presenza, questi bambini ricordano che esiste un’altra forma di forza: quella che nasce dal raccoglimento, dalla cura, dalla capacità di non reagire subito, di non farsi travolgere.
La loro meditazione non cambia il mondo nell’istante in cui
accade. Ma lo prepara. Perché la pace non arriva come un annuncio: cresce come
una radice. E ogni bambino seduto in silenzio, è una radice che si allunga nel
futuro, cercando un terreno più morbido, più umano, più capace di reggere ciò
che verrà.
articolo e foto da RSI
giovedì 5 febbraio 2026
Carnevale: Chi ha rubato i colori ad Arlecchino?
favola di Annamaria Gatti
illustrazione di Eleonora Moretti
Fonte Città Nuova
Arlecchino dorme tranquillo nel suo letto, quand’ecco una voce lo sveglia di soprassalto:
“Arlecchino! Dove sei? Svegliati, è l’ora di andare al mercato!”
Arlecchino è proprio assonnato e stanco.
“Voglia di mercato, saltami addosso!” bisbiglia appena. Si veste con calma e poi ha un brivido.
“Brr, fa freddo! Torno a letto.”
E si tuffa nel piumone soffice.
“Arlecchino! Vieni qui aiutami ti prego!”
“Arlecchino! Angiolino ti aspetta per aggiustare la gabbietta del canarino.”
“Arlecchino! La signora Elvira deve sistemare il giardino…”
Ma lui dormicchia…
“Arlecchino… Arlecchino! Sempre di me c’è bisogno? Io oggi sto sotto le coperte.”
Arlecchino si riappisola sotto le coperte, poi apre un occhio e subito dopo l’altro, piano piano, senza fretta. Subito però li richiude spaventato.
“Ma… sono tutto grigio!”
Si guarda nello specchio dell’armadio grande: dov’è finito il suo bel vestito multicolore? Che sia uno scherzo di Carnevale?
Apre la finestra e giù nella strada è già cominciato il Carnevale: le maschere si preparano alla festa e un’occhiata di sole le sollecita già agli scherzi!
“E adesso come faccio?” si dispera Arlecchino. “Non posso certo presentarmi così, con queste pezze grigie. Guarda anche il cappello e la maschera sono grigiastri”
Un pettirosso ha ascoltato il lamento di Arlecchino e impietosito lo rassicura:
“Non ti disperare amico! E’ il grigiore dell’animo che intacca l’abito e l’umore. Dimmi cosa hai combinato stamattina di così strano?”
“Niente, non ho fatto niente. Beh, ho proprio deciso di chiudere il cuore…se proprio lo vuoi sapere!”
“Vedi tu!” sospira il pettirosso.
Arlecchino fa un balzo, non per paura, né per sconforto: riprende possesso del suo cuore, spazza tutto il buio e sorride a se stesso. Poi recita la sua filastrocca:
Arlecchino è a colori
un insieme di tesori
pronto a vivere contento,
della vita ogni momento.
Pronto a dare il suo aiuto,
anche a te ogni minuto,
perché al tristissimo grigiore
preferisce i colori dell’amore.
“Arlecchino! Per favore!”
“Vengo, vengo!”
E avviandosi alla porta, passa davanti allo specchio dell’armadio grande, dove si ferma: i colori stanno ritornando più vivaci di prima, su, su, dalle scarpe al cappello.
Anche lo stomaco riprende a brontolare. Allora, rivolgendosi all’Arlecchino multicolore riflesso nello specchio e prostrandosi in un bell’inchino, decide:
“Prima farò un’abbondante colazione: coi colori mi è tornato l’appetito! La vita e’ proprio bella! ”
“E’ sempre il solito!” fischietta allegro il pettirosso svolazzandogli appresso.
mercoledì 4 febbraio 2026
Maria Rita Parsi: prima di tutto i bambini. E non è un addio.
Rilancio l'articolo di Avvenire del 2 febbraio, a firma di Viviana Daloiso, dedicato alla grande figura di Maria Rita Parsi, che ci ha lasciati improvvisamente appunto due giorni fa, che ben sintetizza il contributo importante dato da questa professionista alla lettura della realtà dell'infanzia e dell'adolescenza in particolare. Un aiuto per tutti gli adulti a comprendere con autorevolezza e con attenzione l'essere umano, una serie di interventi e collaborazioni importanti in difesa dei bambini a livelli istituzionali e mediatici.
"Non è stata
soltanto una delle psicologhe e psicoterapeute più autorevoli del nostro tempo,
Maria Rita Parsi; è stata, prima ancora, una coscienza vigile del Paese, capace
di attraversare i fatti – anche i più oscuri della cronaca – senza cedere alla
semplificazione o al moralismo, riportando sempre il discorso là dove, per lei,
doveva stare: sui bambini, sugli adolescenti, sui giovani feriti prima ancora
che devianti.
Del loro
modo di vedere la realtà, e dei sempre più complicati rapporti con gli adulti,
aveva parlato con il suo tradizionale entusiasmo ancora domenica pomeriggio in
televisione, all’interno del programma di approfondimento Check Up su Raiuno.
E forse
anche per questo la notizia stamattina della sua morte, a Roma, per un malore,
ha lasciato tutti senza parole. Anche noi, qui ad Avvenire, che per tanti anni
(i suoi primi interventi sul giornale risalgono al 1993) abbiamo avuto con lei
un rapporto di amicizia intellettuale e di dialogo franco.
Maria Rita
Parsi, che era nata proprio nella capitale il 5 agosto del 1947, ha dedicato
d’altronde l’intera esistenza allo studio, alla tutela e alla difesa dei
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intrecciando in modo raro e coerente
l’attività clinica con l’impegno istituzionale, la ricerca scientifica con la
divulgazione, la formazione con la sensibilizzazione sociale.
Un lavoro instancabile, condotto con rigore e
passione, che l’ha resa un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche a
livello internazionale. Dopo una lunga carriera come docente, psicopedagogista
e psicoterapeuta, Parsi ha elaborato e messo a punto una metodologia operativa
originale, la “psicoanimazione”, applicabile in ambito psicologico,
socio-pedagogico e terapeutico.
Un approccio
di matrice umanistica, orientato allo sviluppo del potenziale umano, capace di
trasformare i concetti teorici in strumenti concreti di aiuto e di crescita.
Attorno a questa visione ha fondato e diretto la Scuola italiana di psicoanimazione (Sipa), un istituto di ricerca che ha formato generazioni di operatori.
Nel 1992 ha dato vita all’Associazione onlus Movimento per, con e dei bambini, divenuta dal 2005 Fondazione Movimento Bambino onlus, oggi uno dei principali centri di riferimento per la diffusione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, impegnato nel contrasto agli abusi e ai maltrattamenti e nella tutela giuridica e sociale dei minori.
La sua visione era semplice, dirompente: ascoltare davvero i più piccoli, riconoscerne i bisogni, garantire protezione e strumenti di crescita, prima che le ferite diventino destino.
Accanto al lavoro clinico e istituzionale, Maria Rita Parsi ha sempre saputo parlare anche al grande pubblico. Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive come esperta, ha condotto programmi come Junior Tv e, già nel 1986, si era cimentata anche nella sceneggiatura televisiva collaborando alla serie Professione vacanze. Dal 1995 era iscritta all’Ordine dei giornalisti del Lazio come pubblicista e ha collaborato con continuità a molte testate nazionali – Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione, Oggi, Donna Moderna, Starbene – con uno stile capace di coniugare solidità scientifica e chiarezza divulgativa. Con Avvenire, si diceva prima, una lunga frequentazione. Anche negli ultimi giorni: appena giovedì scorso l’avevamo intervistata nell’ambito di un approfondimento che pubblicheremo nel corso della settimana sul bullismo, affrontando un tema spesso rimosso, quello del bullismo che nasce dentro le mura domestiche, quando sono i genitori a esercitare forme di sopraffazione sui figli, lasciando ferite profonde e durature (qui sotto pubblichiamo il testo integrale): un lascito ulteriore della sua capacità di vedere dove altri distolgono lo sguardo.
Non era la prima
volta che, sulle pagine del giornale, Maria Rita Parsi aiutava a leggere il
presente. L’ultima ampia intervista risaliva al 2023, firmata da Lucia Bellaspiga,
all’indomani dell’assassinio di Giulia Cecchettin: un dialogo lucido e doloroso
sulla fragilità del maschile, sulle radici culturali e affettive della
violenza, sulla necessità di un’educazione emotiva che parta dall’infanzia e
interroghi il mondo adulto.
Il suo impegno istituzionale è stato altrettanto rilevante. Dal 2021 faceva parte del gruppo di lavoro istituito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulla Child Guarantee; dal 2020 era esperta dell’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza presso il Dipartimento per le Politiche della famiglia. Nel 2012 era stata eletta al Comitato Onu per i diritti del fanciullo, a Ginevra, contribuendo a definire politiche e standard di tutela a livello globale.
In Italia è stata consulente tecnico del Tribunale civile di Roma, della Commissione parlamentare per l’infanzia, membro di comitati contro l’abuso sessuale dei minori e di organismi di autoregolamentazione pubblicitaria e televisiva. Autrice prolifica, ha pubblicato oltre cento libri tra saggistica scientifica, divulgazione e narrativa. Da Le mani sui bambini a S.O.S. Pedofilia a Maladolescenza fino al più recente Manifesto contro il potere distruttivo, il filo rosso della sua scrittura è rimasto sempre lo stesso: dare parole a chi non ne ha, smascherare le forme invisibili della violenza, difendere i più fragili.
Numerosi anche i riconoscimenti, dal titolo di Cavaliere al merito della Repubblica al Premio Paolo Borsellino, dal Premio Hemingway al Premio Eccellenza Donna. Ma il segno più profondo resta forse quello ricordato oggi dal mondo della ricerca, dall’Ordine degli psicologi, dalle istituzioni tutte: per tutti una voce capace di «parlare al cuore e alla coscienza del Paese», un insegnamento che la comunità professionale si impegna a custodire e a far vivere.
Maria Rita Parsi
d’altronde lascia un’eredità esigente: chiede agli adulti di non voltarsi
dall’altra parte, di non usare i bambini come alibi o come schermo e di
riconoscere che ogni disagio ha una storia e ogni violenza un’origine
educativa. Ciò che interpella tutti, ben oltre il mondo della psicologia"
Pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Avvenire
domenica 1 febbraio 2026
Un libro-schede sempre apprezzato: apprendimento L2 per l'inclusione
Benvenuto in classe! - Volume 1
Percorsi di letto-scrittura e di apprendimento intensivo della L2 per
bambini stranieri
di Annamaria Gatti
Edizioni Erickson
Bentrovati!
Ecco alcuni dati che questo libro, che precede il secondo
volume, ha raccolto in numerosi anni di
presenza nel catalogo, in molte scuole, ricerche e segnalazioni autorevoli.
Valutazione
recensioni: 4,7/5
10.660 recensioni
dalla prima edizione
912 recensioni negli
ultimi 12 mesi
Il libro, recentemente aggiornato, è nato dall’esperienza diretta di molti anni di lavoro per l’accoglienza e l’inclusione
di alunni di lingua madre straniera, condividendo metodologia e pratiche accanto
a insegnanti e genitori.
La preparazione psicologica poi mi ha permesso di studiare come coniugare i
bisogni didattici e pedagogici e quelli psicologici, in un percorso che ha reso
il volume pioniere nell’approccio che
fonde l’apprendimento, l’inclusione e il benessere psicologico.
Ecco perchè prima della sezione delle schede di lavoro per bambine e bambini, è contemplata una proposta di riflessione e di indicazioni per la corretta inclusione dell'alunno.
Vediamo più nel dettaglio la proposta.
E’ un corso di italiano L2 per accompagnare gli alunni di
madre lingua non italiana nei momenti iniziali dell'apprendimento della lingua
funzionale e del processo di letto-scrittura e facilitare la loro integrazione
anche in classi successive alla prima della scuola primaria.
Molti degli alunni che cominciano a frequentare la scuola nel
nostro Paese non possiedono ancora un'adeguata conoscenza della lingua italiana
e per questo non riescono a comunicare con gli insegnanti e con gli altri
bambini, rischiando di restare esclusi dalla normale vita scolastica.
Oltre a suggerire proposte operative efficaci e motivanti,
questo libro aiuta anche a riflettere sul modo migliore di accogliere e
favorire l'inserimento dell'alunno nella classe, sostenendolo in
questa complessa fase della sua crescita.
In sintesi: uno strumento iniziale per gli alunni stranieri
che, avendo già una scolarizzazione pregressa, sono inseriti nelle classe
successive alla prima della scuola primaria, ma che non possono utilizzare i
volumi di apprendimento intensivo di L2 a causa della mancata alfabetizzazione
in lingua italiana.
In Benvenuto in classe! - Volume 1 viene elaborata una metodologia
fonematica-funzionale che accompagna l'alunno nell'accostamento del grafema con
il fonema corrispondente, per giungere all'autonoma composizione di parole
significative, perché scoperte nell'ambito di una contestualizzazione
finalizzata all'apprendimento della lingua italiana a livello funzionale.
Attraverso divertenti schede operative e un utile
alfabetiere a colori i bambini potranno facilmente arricchire il loro
vocabolario e acquisire a poco a poco maggiore sicurezza nella nuova lingua,
aiutati anche dai loro compagni, che potranno essere coinvolti in maniera
attiva dagli insegnanti.
sabato 31 gennaio 2026
L'urlo sommesso e tragico di bambine e bambini.
Chiedere perdono è davvero troppo poco.
A bambine e bambini.
Violentati nel corpo e nell'anima.
Terrorizzati.
Bombardati.
Affogati.
Torturati.
Loro, bambine e bambini.
Ammanettati.
Internati.
Umiliati.
Separati dalla famiglia.
Privati di carezze e tenerezza.
Annientati nella vita.
Privati di gioco, libri, scuola... di sogni.
Lasciati in mezzo alla neve e al gelo, perchè il biglietto del bus non è sufficiente
Ignorati.
Derisi.
Loro, bambine e bambini nostri figli sempre e tutti, nipoti, vicini di casa, scolari...
Stimmate e piaghe inferte per feroce ricerca di potere, per un gioco maledetto, per crudeltà.
Come possiamo chiedere perdono?
Cosa possiamo fare tu, io, noi per riparare alla violenza, alla cattiveria, alla brutalità?
Pubblicato da Annamaria Gatti
Foto: Cristo di San Giovanni della Croce di Salvator Dalì
lunedì 26 gennaio 2026
Parlare di speranza ai nostri bambini. Risposte alla scoperta della fraternità
L'infermiere americano di terapia intensiva Alex Pretti, ucciso ieri, è una delle tante notizie tragiche che popolano i nostri giorni. E quelli dei nostri bambini , scolari, studenti.
E' difficile riprendersi, ma abbiamo un compito, quello educativo e di cura dei nostri valori e delle nostre scelte. E di testimonianza. Non tanto di parole.
Raccontiamola ai nostri bambini e bambine, la fraternità, anche quella spicciola, ma grande, che tiene in piedi il mondo.
Nella rubrica di Città Nuova di febbraio,Tempi Inquieti, Luigino Bruni riflette sulla fraternità come elemento fondante della ripresa.
"La libertà e l'uguaglianza non bastano per generare una buona e giusta vita in comune... perchè manca il legame, la fraternità..."
E' da scoprire... e subito penso allo smarrimento de nostri cuori che anelano per i nostri bambini e per noi al raggiungimento di valori che facciano scorrere una vita buona, tanto desiderata e tanto messa in pericolo. Eppure... La fraternità, così oscurata rispetto alla libertà e all'uguaglianza, è così essenziale, perchè fa la differenza e va scoperta perchè non la si vede abbastanza.
Potremmo fare a gara: cosa muove, osserva Bruni, medici, infermieri che ci salvano la vita... e gli insegnanti che si spendono per far crescere i nostri figli e nipoti? e tutte le azioni di volontarie e volontari nei più disparati ambiti!!! Non bastano libertà e uguaglianza o solidarietà, è fraternità.
La fraternità oggi è cammino vincente contro la barbarie e va cercata là dove ce n' è di più di quanto pensiamo, a volerla vedere.
Pubblicato da Annamaria Gatti
foto Progetto Arca
mercoledì 21 gennaio 2026
L'urlo dei nostri giovani 3. Senso, relazioni e speranza. Risposte.
Carina Rossa, ricercatrice presso la Scuola di Alta Formazione EIS dell'Università LUMSA di Roma, nel numero di Gennaio del mensile Città Nuova, in un articolo ricorda il sociologo Edgar Morin (Parigi 1921), che nel suo Manifesto per cambiare l'educazione,
"propone una sintesi potente: se l'educazione riuscisse a catalizzare le proprie forze rigeneratrici, essa potrebbe offrire un contributo specifico e cruciale alla rigenerazione sociale e umana... dove il cambiamento integra il passato senza annullarlo.
Sottolinea l'importanza di riconoscere iniziative innovative, che rappresentano il germe, il terreno fertile per il futuro, come basi per nuove narrazioni educative, e paragona le virtù creative di individui e società a cellule staminali inattive, che possono generare trasformazioni profonde se attivate soprattutto in momenti di crisi o nelle situazioni a rischio.
...nonostante le turbolenze, l'umanità conserva una profonda aspirazione all'armonia e questa rinasce costantemente nel pullulare di iniziative di cambiamento che hanno il potenziale di ricongiungersi in un nuovo cammino educativo.
...Riconoscere e coltivare i germogli di futuro presenti nelle nuove generazioni e nelle pratiche educative innovative, significa contribuire alla metamorfosi invocata da Morin. "
Coltiviamo la speranza.
foto dreamstime.con
lunedì 19 gennaio 2026
"Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace"
"... A questo mondo si educa a per la competizione, e la competizione è li'inizio della guerra.
Quando si educherà per la cooperazione
e per offrirci l'un l'altro solidarietà,
quel giorno si starà educando per la pace."
Maria Montessori (1870-1952)
Pedagogista, fra le prime donne a laurearsi in medicina, diffuse in tutto il mondo e insegnò il suo innovativo metodo educativo, centrato sul bambino, la sua autonomia e molto altro.
In Italia fu poco apprezzata. Tuttora le scuole montessoriane sono ancora troppo poche.
Il suo pensiero sulla pace riassume l'impegno anche di questi tempi drammmatici.
Buon cammino a tutti gli educatori ed educatrici che l'apprezzano, la conoscono e applicano il suo metodo.
Da approfondire.
Pubblicato da Annamaria Gatti
foto dal film Una vita per i bambini
domenica 18 gennaio 2026
L'urlo dei nostri giovani 2
- porre al centro la persona
- ascoltare bambini e giovani
- promuovere la dignità e la piena partecipazione delle donne
- riconoscere la famiglia come prima educatrice
- aprirsi all'accoglienza e all'inclusione
- rinnovare l'economia e la politica al servizio dell'uomo
- custodire la casa comune.
- "La prima riguarda la vita interiore: i giovani chiedono profondità; servono spazio di silenzio, discernimento, dialogo con la coscienza e con Dio.
- La seconda riguarda il digitale umano: formiamo all'uso sapiente delle tecnologie e dell'IA mettendo la persona prima dell'algoritmo e armonizzando intelligenze tecnica, emotiva e sociale, spirituale ed ecologica.
- La terza riguarda la pace disarmata e disarmante: educhiamo a linguaggi non violenti , riconcicliazione, ponti e non muri..."
sabato 17 gennaio 2026
L'urlo dei nostri giovani
domenica 11 gennaio 2026
Parlare d'amore al mio bambino
giovedì 8 gennaio 2026
Lo chiedo a ChatGPT…
Interessante contributo di Gaia Bonafiglia e un invito ad approfondire per essere consapevoli e restare vigili su un dramma così vicino e vissuto dai nostri giovani.
LA
SCORCIATOIA EMOTIVA DEGLI ADOLESCENTI PER DUBBI, ANSIE E DECISIONI. SENZA PIÙ
CONFRONTO CON UN AMICO O UN ADULTO
di Gaia Bonafglia
fonte: Città Nuova 5 gennaio 2025
«Aspetta, lo chiedo a ChatGPT».
La frase si infiltra ovunque: nelle scuole, nei gruppi WhatsApp, nelle conversazioni familiari. Non è più una novità: è diventata un gesto automatico, un modo veloce per togliersi un dubbio, una curiosità, un peso.
Non si cercano più articoli, fonti o pagine web: si va direttamente alla
chat. Tutto arriva filtrato, ordinato, già digerito. Perfino nei momenti di
incertezza, l’IA diventa il canale più rapido, per alcuni persino il più
sicuro.
Quella che nasce come scorciatoia cognitiva diventa presto scorciatoia emotiva. Gli adolescenti, che dovrebbero imparare a gestire la complessità delle emozioni, trovano nell’IA un interlocutore sempre presente, mai giudicante, capace di restituire frasi pacate e comprensive. Proprio qui si apre la questione delicata. Negli ultimi mesi, l’argomento ha assunto una dimensione drammatica.
Diversi casi di suicidio o tentato suicidio sono al centro di atti giudiziari
negli Stati Uniti. Nel caso Raine v. OpenAI, presentato presso l’Alta Corte di Giustizia
del Regno Unito e depositato anche negli Usa dal padre di Adam Raine, 16 anni,
la famiglia sostiene che la chatbot abbia fornito istruzioni su come realizzare
un cappio e per quanto tempo si può restare senza respirare. Il documento
legale – citato nel ricorso – riporta che il ragazzo avrebbe ricevuto dall’IA
frasi come «questo metodo è considerato efficace», formulazione che, secondo la
famiglia, avrebbe contribuito a normalizzare l’idea del gesto.
Nel deposito giudiziario relativo al caso Lacey v. OpenAI, la madre di Amaurie, 17 anni, afferma che la chatbot avrebbe descritto nodi e tecniche di strangolamento, inducendo il ragazzo a percepire l’interazione come una forma di guida. Anche nel caso Shamblin v. OpenAI, avviato dalla famiglia di Zane, 23 anni, gli atti riportano frasi attribuite alla chatbot mentre il giovane mostrava un’arma in camera: «Sono con te fino in fondo» e «Non stai andando di fretta, sei solo pronto».
Tutte citazioni incluse nei documenti giudiziari ufficiali presentati
presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti.
Esistono poi
casi non legati alla mortalità, ma che mostrano un attaccamento emotivo
problematico. Nel procedimento avviato dalla famiglia di Joe Ceccanti, 48 anni,
viene descritto un quadro di «dipendenza relazionale» dalla chatbot, dopo mesi
di conversazioni quotidiane in cui l’IA avrebbe alimentato la sensazione di
essere un’entità senziente. Nel fascicolo è riportato che Ceccanti avrebbe
iniziato a credere che «l’IA provasse sentimenti per lui», una dinamica riconosciuta
come rischio clinico da diverse associazioni di salute mentale.
Di fronte a questi segnali, OpenAI ha reso pubblici alcuni dati attraverso il proprio Safety Report interno, documento citato nei procedimenti: circa lo 0,15% degli utenti settimanali mostra indicatori di «pianificazione suicidaria» o «intenzione esplicita». Su circa 800 milioni di utenti attivi a settimana, significa che oltre un milione di persone potrebbe parlare all’IA di pensieri suicidi o autolesivi. Per affrontare il fenomeno, l’azienda dichiara di aver coinvolto più di 170 professionisti di salute mentale nella revisione dei modelli e di aver introdotto protocolli specifici per riconoscere e interrompere conversazioni ad alto rischio.
In Italia, il quadro di vulnerabilità degli adolescenti aggiunge complessità.
Secondo
l’indagine CSA Research contenuta nell’Atlante dell’Infanzia Senza filtri di
Save the Children, oltre il 41% dei ragazzi ha chiesto aiuto all’IA in momenti
di tristezza, ansia o solitudine, e più del 42% l’ha consultata per scelte
personali difficili. Il 63,5% afferma di trovare «più soddisfacente» parlare
con una chatbot che con una persona reale. Numeri che si inseriscono in un
contesto dove solo il 49,6% degli adolescenti riferisce un equilibrio
psicologico soddisfacente, percentuale che scende al 34% tra le ragazze.
Un ecosistema di fragilità – tra dipendenze digitali, phubbing, cyberbullismo e ansia sociale – rende l’IA un rifugio apparentemente sicuro: una voce calma, che non giudica, che non chiede nulla in cambio. Ma questa disponibilità rischia di sottrarre ai giovani il confronto reale, con i suoi tempi, le sue incertezze, la sua reciprocità.
L’IA può accogliere, ma non può condividere;
può rispondere, ma non può partecipare; può rassicurare, ma non può costruire.
Il pericolo non è che i ragazzi usino questi strumenti: è che inizino a
preferirli a tutto il resto. Come ricorda Save the Children, oggi la vera
urgenza è «rafforzare il benessere psicologico degli adolescenti e riaprire un
dialogo intergenerazionale autentico». Non per contrastare la tecnologia, ma
per restituire valore a ciò che nessun algoritmo può offrire: una presenza
reale, imperfetta, ma viva.
Gli adolescenti continueranno a dire «lo chiedo a ChatGPT»: è parte del loro linguaggio e modo di orientarsi nel mondo. La sfida è fare in modo che trovino anche lo spazio – e il coraggio – di dirlo a un amico, a un adulto di riferimento, a qualcuno che non offra solo una risposta ma anche un punto di vista diverso, un dissenso.
Perché confrontarsi con il limite, soprattutto in adolescenza, non è un ostacolo: è ciò che forma, che fa crescere, che costruisce la realtà.
Perché nessun sistema, per quanto intelligente, potrà mai
sostituire l’esperienza di una relazione vera.
pubblicato da Annamaria Gatti
foto: Open
