Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

giovedì 19 febbraio 2026

Prima i bambini... e le loro mamme. Così racconta Ester

 




Nel post precedente https://attentiaibambini.blogspot.com/2026/02/cosa-accade-ad-una-societa-che-ignora.html è stato segnalato un video che propone due riflessioni importanti sulle condizioni dei bambini nelle nostre città, puntando i focus soprattutto sulle scelte culturali a cui è urgente fare riferimento. 
Ho raccolto la  semplice, ma intensa esperienza di Ester, che ha il famoso sapore del "villaggio che serve per crescere un bambino sereno", là dove le difficoltà di saper so-stare con i bambini viene elaborata insieme, magari anche alle altre generazioni.

La giovane madre era indaffarata con un bimbo di alcuni mesi, irrequieto, che non le permetteva di fare la spesa nel grande supermercato. Ester l'aveva sfiorata con lo sguardo, senza essere invadente nè giudicante,  come qualche volta accade per gli adulti, in alcuni analoghi contesti.
Erano un bimbo con delle necessità e una mamma a cui volere bene ed Ester sentiva  chiaramente di essere dentro a ciò che aveva ascoltato e visto in un video a un incontro di formazione e condivisione: Costruire una cultura dell'infanzia nelle città, a cura di Riccardo Bosi ed Elena Granata.

Ester era nonna e bisnonna... Eppure quegli interventi così attuali e specifici avevano davvero coinvolto lei e il marito Luigi che sempre l'affiancava. Si sentivano, anche loro come molti,  impotenti di fronte a problemi così grandi, ma erano convinti che occorresse dare voce ai bisogni-bambini proprio partendo dalle piccole cose della vita di tutti i giorni. Erano invitati a non far passare inutilmente ogni incontro dove, interfacciarsi con un bambino, poteva fare la differenza per loro, per la famiglia e per la società.

Sembrava fatta apposta ora quella circostanza: lasciare quella mamma nel suo mondo di fatica o interagire?
Prendersene cura! aveva concluso Ester, che aveva preso a sorridere e a parlare al bambino che, sorpreso forse dalla nuova voce, si era calmato. A quella vista la mamma si era confidata, raccontando di come fosse difficile lavorare, accudire il figlio e tutto il resto e lei aveva reagito confermandole la sua comprensione. 

L'empatia creatasi poteva però trovare uno sbocco e restituire senso a quell'incontro inaspettato. E infatti, quando Ester aveva snocciolato con garbo e a grandi linee il suo quadro famigliare, 5 figli, 19 nipoti e una pronipote, la giovane mamma aveva esclamato sbalordita: "Che bella è la famiglia!" e aveva intrecciato con quella sposa, madre e nonna un tenero dialogo fatto anche  di tante domande. 

La conclusione di quel momento ha il sapore di una favola, ma invece è la realtà, là dove si fa unità e si incrociano gli sguardi e i cuori.  
La donna aveva concluso: "Sto pensando che per il mio bambino essere figlio unico è davvero poco, quindi,  nonostante le difficoltà  a cui andremo incontro, se ce l'avete fatta voi, ce la faremo anche noi."

Essere testimoni di speranza, essere attenti e non girare lo sguardo altrove aiuta e rende consapevoli che questa società deve, nelle sue diverse espressioni, farsi vicina alle donne, alle famiglie, a madri e padri che stanno imparando ed esercitando l'accudimento, come espressione di umanità e dignità. L'unica speranza di futuro.

Attenti ai bambini quindi, come recita questo blog... ma anche alle loro mamme e ai loro papà !


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it
foto da Noi nonni


sabato 14 febbraio 2026

Cosa accade ad una società che ignora bambine e bambini?



Un video con due autorevoli interventi, un pediatra e una docente di urbanistica, per ricordare quanto i diritti dell'infanzia siano ad oggi ancora disattesi, nella nostra società, anche nelle città. 

La nostra società non è amica dei bambini (e neppure delle loro madri, delle donne)...
Cosa succede in una realtà di adulti che non vedono più i bambini? 

Cosa accade al bambino che non vive la realtà intorno a sè, che non "esce" a cercare e a provarsi autonomo e creativo? Che non sperimenta il dono della natura e delle relazioni?
Che non fa esperienza di essere incontrato e visto davvero?

"Costruire una cultura dell'infanzia nelle città"  è un momento che in meno di 40 minuti aiuta a mettere a fuoco con rigore le priorità che il rispetto dei diritti delle bambine e dei bambini impongono agli adulti. 
Ma anche invita ad  acquisire la consapevolezza che condividere la vita con i bambini e per i bambini, aiuta ogni adulto ad imparare una capacità di cura che alla fine salva l'umanità.

A questo link i due interventi agili e appassionati, capaci di coinvolgere su questi aspetti complessi con chiarezza e convinzione.  Non parole ma fatti. 


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

venerdì 13 febbraio 2026

Il metodo Gordon per la genitorialità: un webinar gratuito.

 



Sempre con maggior urgenza si profila la necessità di accompagnare i genitori nel complesso compito di crescere figlie e figli sereni. 
Serve un metodo, serve incontro, consapevolezza, scelte di vita...
Comincia lunedì 16 febbraio un percorso a cura della editrice la meridiana,  che coinvolgerà  diverse città italiane e le case di quanti vorranno esserci in web. 

giovedì 12 febbraio 2026

Un milione di bambine e bambini seduti in silenzio... la pace, un gesto quotidiano, un presagio

 



Un milione di bambini in silenzio

C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine

Bambini (ndr: e bambine) che non chiedono nulla, che non rivendicano nulla, che non alzano la voce: semplicemente si fermano. E nel fermarsi, aprono un varco.

Un milione di bambini seduti a terra, in silenzio, come se il Paese avesse trattenuto il respiro per un istante più lungo del solito. La Thailandia li ha raccolti così: non in una celebrazione, non in una parata, ma in un gesto che somiglia a un ascolto. 

Cinquemila scuole, un’unica quiete. E dentro quella quiete, un’intenzione: lasciare che la pace non fosse un’idea, ma un corpo che respira.

C’è qualcosa di profondamente terrestre e insieme celeste in questa immagine...

È avvenuto davanti al tempio di Shammakaya Phra. La meditazione, che di solito è un gesto privato, qui diventa un coro muto, un’onda che non fa rumore ma cambia la forma dell’aria. 

È come se il Paese avesse deciso di insegnare ai più giovani non come si vince, ma come si ascolta; non come si corre, ma come si resta.

La Thailandia non mette la meditazione ai margini del suo sistema educativo: la porta al centro, come si porta al centro ciò che deve reggere il peso del futuro. 

Insegna ai bambini che la mente non è un luogo da riempire, ma da attraversare con cautela. 

...Che la calma non è un lusso, ma un muscolo. Che la pace non è un premio, ma un lavoro quotidiano, un gesto che si ripete finché non diventa naturale come respirare.

E allora questa immagine — un milione di piccoli corpi immobili — smette di essere un evento e diventa un presagio. In un mondo che si muove troppo in fretta, che parla troppo forte, che confonde il rumore con la presenza, questi bambini ricordano che esiste un’altra forma di forza: quella che nasce dal raccoglimento, dalla cura, dalla capacità di non reagire subito, di non farsi travolgere.

La loro meditazione non cambia il mondo nell’istante in cui accade. Ma lo prepara. Perché la pace non arriva come un annuncio: cresce come una radice. E ogni bambino seduto in silenzio, è una radice che si allunga nel futuro, cercando un terreno più morbido, più umano, più capace di reggere ciò che verrà.

 articolo e foto da RSI                                                                                           

giovedì 5 febbraio 2026

Carnevale: Chi ha rubato i colori ad Arlecchino?

 


favola di Annamaria Gatti

illustrazione di Eleonora Moretti

Fonte Città Nuova

Arlecchino dorme tranquillo nel suo letto, quand’ecco una voce lo sveglia di soprassalto:
“Arlecchino! Dove sei? Svegliati, è l’ora di andare al mercato!”
Arlecchino è proprio assonnato e stanco.
“Voglia di mercato, saltami addosso!” bisbiglia appena. Si veste con calma e poi ha un brivido.
“Brr, fa freddo! Torno a letto.”
E si tuffa nel piumone soffice.
“Arlecchino! Vieni qui aiutami ti prego!”
“Arlecchino! Angiolino ti aspetta per aggiustare la gabbietta del canarino.”
“Arlecchino! La signora Elvira deve sistemare il giardino…”
Ma lui dormicchia…
“Arlecchino… Arlecchino! Sempre di me c’è bisogno? Io oggi sto sotto le coperte.”
Arlecchino si riappisola sotto le coperte, poi apre un occhio e subito dopo l’altro, piano piano, senza fretta. Subito però li richiude spaventato.
“Ma… sono tutto grigio!”
Si guarda nello specchio dell’armadio grande: dov’è finito il suo bel vestito multicolore? Che sia uno scherzo di Carnevale?
Apre la finestra e giù nella strada è già cominciato il Carnevale: le maschere si preparano alla festa e un’occhiata di sole le sollecita già agli scherzi!
“E adesso come faccio?” si dispera Arlecchino. “Non posso certo presentarmi così, con queste pezze grigie. Guarda anche il cappello e la maschera sono grigiastri”
Un pettirosso ha ascoltato il lamento di Arlecchino e impietosito lo rassicura:
“Non ti disperare amico! E’ il grigiore dell’animo che intacca l’abito e l’umore. Dimmi cosa hai combinato stamattina di così strano?”
“Niente, non ho fatto niente. Beh, ho proprio deciso di chiudere il cuore…se proprio lo vuoi sapere!”
“Vedi tu!” sospira il pettirosso.
Arlecchino fa un balzo, non per paura, né per sconforto: riprende possesso del suo cuore, spazza tutto il buio e sorride a se stesso. Poi recita la sua filastrocca:
Arlecchino è a colori
un insieme di tesori
pronto a vivere contento,
della vita ogni momento.
Pronto a dare il suo aiuto,
anche a te ogni minuto,
perché al tristissimo grigiore
preferisce i colori dell’amore.

“Arlecchino! Per favore!”
“Vengo, vengo!”
E avviandosi alla porta, passa davanti allo specchio dell’armadio grande, dove si ferma: i colori stanno ritornando più vivaci di prima, su, su, dalle scarpe al cappello.
Anche lo stomaco riprende a brontolare. Allora, rivolgendosi all’Arlecchino multicolore riflesso nello specchio e prostrandosi in un bell’inchino, decide:
“Prima farò un’abbondante colazione: coi colori mi è tornato l’appetito! La vita e’ proprio bella! ”
“E’ sempre il solito!” fischietta allegro il pettirosso svolazzandogli appresso.

 


mercoledì 4 febbraio 2026

Maria Rita Parsi: prima di tutto i bambini. E non è un addio.

 



Rilancio l'articolo di Avvenire del 2 febbraio, a firma di Viviana Daloiso, dedicato alla grande figura di Maria Rita Parsi, che ci ha lasciati improvvisamente appunto due giorni fa, che ben sintetizza il contributo importante dato da questa professionista alla lettura della realtà dell'infanzia e dell'adolescenza in particolare. Un aiuto per tutti gli adulti a comprendere con autorevolezza e con attenzione l'essere umano, una serie di interventi e collaborazioni importanti in difesa dei bambini a livelli istituzionali e mediatici.


"Non è stata soltanto una delle psicologhe e psicoterapeute più autorevoli del nostro tempo, Maria Rita Parsi; è stata, prima ancora, una coscienza vigile del Paese, capace di attraversare i fatti – anche i più oscuri della cronaca – senza cedere alla semplificazione o al moralismo, riportando sempre il discorso là dove, per lei, doveva stare: sui bambini, sugli adolescenti, sui giovani feriti prima ancora che devianti.

Del loro modo di vedere la realtà, e dei sempre più complicati rapporti con gli adulti, aveva parlato con il suo tradizionale entusiasmo ancora domenica pomeriggio in televisione, all’interno del programma di approfondimento Check Up su Raiuno.

E forse anche per questo la notizia stamattina della sua morte, a Roma, per un malore, ha lasciato tutti senza parole. Anche noi, qui ad Avvenire, che per tanti anni (i suoi primi interventi sul giornale risalgono al 1993) abbiamo avuto con lei un rapporto di amicizia intellettuale e di dialogo franco. 

Maria Rita Parsi, che era nata proprio nella capitale il 5 agosto del 1947, ha dedicato d’altronde l’intera esistenza allo studio, alla tutela e alla difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intrecciando in modo raro e coerente l’attività clinica con l’impegno istituzionale, la ricerca scientifica con la divulgazione, la formazione con la sensibilizzazione sociale.

 Un lavoro instancabile, condotto con rigore e passione, che l’ha resa un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Dopo una lunga carriera come docente, psicopedagogista e psicoterapeuta, Parsi ha elaborato e messo a punto una metodologia operativa originale, la “psicoanimazione”, applicabile in ambito psicologico, socio-pedagogico e terapeutico.

Un approccio di matrice umanistica, orientato allo sviluppo del potenziale umano, capace di trasformare i concetti teorici in strumenti concreti di aiuto e di crescita.

Attorno a questa visione ha fondato e diretto la Scuola italiana di psicoanimazione (Sipa), un istituto di ricerca che ha formato generazioni di operatori.


Nel 1992 ha dato vita all’Associazione onlus Movimento per, con e dei bambini, divenuta dal 2005 Fondazione Movimento Bambino onlus, oggi uno dei principali centri di riferimento per la diffusione della cultura dell’infanzia e dell’adolescenza, impegnato nel contrasto agli abusi e ai maltrattamenti e nella tutela giuridica e sociale dei minori. 

La sua visione era semplice, dirompente: ascoltare davvero i più piccoli, riconoscerne i bisogni, garantire protezione e strumenti di crescita, prima che le ferite diventino destino. 

Accanto al lavoro clinico e istituzionale, Maria Rita Parsi ha sempre saputo parlare anche al grande pubblico. Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive come esperta, ha condotto programmi come Junior Tv e, già nel 1986, si era cimentata anche nella sceneggiatura televisiva collaborando alla serie Professione vacanze. Dal 1995 era iscritta all’Ordine dei giornalisti del Lazio come pubblicista e ha collaborato con continuità a molte testate nazionali – Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Giorno, La Nazione, Oggi, Donna Moderna, Starbene – con uno stile capace di coniugare solidità scientifica e chiarezza divulgativa. Con Avvenire, si diceva prima, una lunga frequentazione. Anche negli ultimi giorni: appena giovedì scorso l’avevamo intervistata nell’ambito di un approfondimento che pubblicheremo nel corso della settimana sul bullismo, affrontando un tema spesso rimosso, quello del bullismo che nasce dentro le mura domestiche, quando sono i genitori a esercitare forme di sopraffazione sui figli, lasciando ferite profonde e durature (qui sotto pubblichiamo il testo integrale): un lascito ulteriore della sua capacità di vedere dove altri distolgono lo sguardo. 

Non era la prima volta che, sulle pagine del giornale, Maria Rita Parsi aiutava a leggere il presente. L’ultima ampia intervista risaliva al 2023, firmata da Lucia Bellaspiga, all’indomani dell’assassinio di Giulia Cecchettin: un dialogo lucido e doloroso sulla fragilità del maschile, sulle radici culturali e affettive della violenza, sulla necessità di un’educazione emotiva che parta dall’infanzia e interroghi il mondo adulto.

Il suo impegno istituzionale è stato altrettanto rilevante. Dal 2021 faceva parte del gruppo di lavoro istituito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sulla Child Guarantee; dal 2020 era esperta dell’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza presso il Dipartimento per le Politiche della famiglia. Nel 2012 era stata eletta al Comitato Onu per i diritti del fanciullo, a Ginevra, contribuendo a definire politiche e standard di tutela a livello globale. 

In Italia è stata consulente tecnico del Tribunale civile di Roma, della Commissione parlamentare per l’infanzia, membro di comitati contro l’abuso sessuale dei minori e di organismi di autoregolamentazione pubblicitaria e televisiva. Autrice prolifica, ha pubblicato oltre cento libri tra saggistica scientifica, divulgazione e narrativa. Da Le mani sui bambini a S.O.S. Pedofilia a Maladolescenza fino al più recente Manifesto contro il potere distruttivo, il filo rosso della sua scrittura è rimasto sempre lo stesso: dare parole a chi non ne ha, smascherare le forme invisibili della violenza, difendere i più fragili. 

Numerosi anche i riconoscimenti, dal titolo di Cavaliere al merito della Repubblica al Premio Paolo Borsellino, dal Premio Hemingway al Premio Eccellenza Donna. Ma il segno più profondo resta forse quello ricordato oggi dal mondo della ricerca, dall’Ordine degli psicologi, dalle istituzioni tutte: per tutti una voce capace di «parlare al cuore e alla coscienza del Paese», un insegnamento che la comunità professionale si impegna a custodire e a far vivere. 

Maria Rita Parsi d’altronde lascia un’eredità esigente: chiede agli adulti di non voltarsi dall’altra parte, di non usare i bambini come alibi o come schermo e di riconoscere che ogni disagio ha una storia e ogni violenza un’origine educativa. Ciò che interpella tutti, ben oltre il mondo della psicologia"

Pubblicato da Annamaria Gatti

foto da Avvenire

domenica 1 febbraio 2026

Un libro-schede sempre apprezzato: apprendimento L2 per l'inclusione

 

Benvenuto in classe! - Volume 1

Percorsi di letto-scrittura e di apprendimento intensivo della L2 per bambini stranieri

di Annamaria Gatti

Edizioni Erickson

Bentrovati!

Ecco alcuni dati che questo libro, che precede il secondo volume, ha raccolto in numerosi anni di presenza nel catalogo, in molte scuole, ricerche e segnalazioni autorevoli.

Valutazione recensioni: 4,7/5

10.660 recensioni dalla prima edizione

912 recensioni negli ultimi 12 mesi

Il libro, recentemente aggiornato,  è nato dall’esperienza diretta  di  molti anni di lavoro per l’accoglienza e l’inclusione di alunni di lingua madre straniera, condividendo metodologia e pratiche accanto a insegnanti e genitori.

La preparazione psicologica poi  mi ha permesso di studiare come coniugare i bisogni didattici e pedagogici e quelli psicologici, in un percorso che ha reso  il volume pioniere nell’approccio che fonde l’apprendimento, l’inclusione e il benessere psicologico.

Ecco perchè prima della sezione delle schede di lavoro per bambine e bambini, è contemplata una proposta di riflessione e di indicazioni per la corretta inclusione dell'alunno.

Vediamo più nel dettaglio la proposta.

E’ un corso di italiano L2 per accompagnare gli alunni di madre lingua non italiana nei momenti iniziali dell'apprendimento della lingua funzionale e del processo di letto-scrittura e facilitare la loro integrazione anche in classi successive alla prima della scuola primaria.

Molti degli alunni  che cominciano a frequentare la scuola nel nostro Paese non possiedono ancora un'adeguata conoscenza della lingua italiana e per questo non riescono a comunicare con gli insegnanti e con gli altri bambini, rischiando di restare esclusi dalla normale vita scolastica.

Oltre a suggerire proposte operative efficaci e motivanti, questo libro aiuta anche a riflettere sul modo migliore di accogliere e favorire l'inserimento dell'alunno nella classe, sostenendolo in questa complessa fase della sua crescita.

In sintesi: uno strumento iniziale per gli alunni stranieri che, avendo già una scolarizzazione pregressa, sono inseriti nelle classe successive alla prima della scuola primaria, ma che non possono utilizzare i volumi di apprendimento intensivo di L2 a causa della mancata alfabetizzazione in lingua italiana.

In Benvenuto in classe! - Volume 1 viene elaborata una metodologia fonematica-funzionale che accompagna l'alunno nell'accostamento del grafema con il fonema corrispondente, per giungere all'autonoma composizione di parole significative, perché scoperte nell'ambito di una contestualizzazione finalizzata all'apprendimento della lingua italiana a livello funzionale.

Attraverso divertenti schede operative e un utile alfabetiere a colori i bambini potranno facilmente arricchire il loro vocabolario e acquisire a poco a poco maggiore sicurezza nella nuova lingua, aiutati anche dai loro compagni, che potranno essere coinvolti in maniera attiva dagli insegnanti.


Pubblicato da Annamaria Gatti
gatti54@yahoo.it

sabato 31 gennaio 2026

L'urlo sommesso e tragico di bambine e bambini.

 


Chiedere perdono è davvero troppo poco.

A bambine e bambini.

Violentati nel corpo e nell'anima.

Terrorizzati.

Bombardati.

Affogati.

Torturati.

Loro, bambine e bambini.

Ammanettati. 

Internati. 

Umiliati.

Separati dalla famiglia.

Privati di carezze e tenerezza.

Annientati nella vita. 

Privati di gioco, libri, scuola... di sogni.

Lasciati in mezzo alla neve e al gelo, perchè il biglietto del bus non è sufficiente

Ignorati.

Derisi.

Loro, bambine e bambini nostri figli sempre e tutti, nipoti, vicini di casa, scolari...

Stimmate e piaghe inferte per feroce ricerca di potere, per un gioco maledetto, per crudeltà.

Come possiamo chiedere perdono?

Cosa possiamo fare tu, io, noi per riparare alla violenza, alla cattiveria, alla brutalità?


Pubblicato da Annamaria Gatti

Foto: Cristo di San Giovanni della Croce di Salvator Dalì





lunedì 26 gennaio 2026

Parlare di speranza ai nostri bambini. Risposte alla scoperta della fraternità

 

                                                              

L'infermiere americano di terapia intensiva Alex Pretti, ucciso ieri, è una delle tante notizie tragiche che popolano i nostri giorni. E quelli dei nostri bambini , scolari, studenti.

E' difficile riprendersi, ma abbiamo un compito, quello educativo e di cura dei nostri valori e delle nostre scelte.  E di testimonianza. Non tanto di parole. 

Raccontiamola ai nostri bambini e bambine, la fraternità, anche quella spicciola, ma grande, che tiene in piedi il mondo.

Nella rubrica di Città Nuova di febbraio,Tempi Inquieti, Luigino Bruni riflette sulla fraternità come elemento fondante della ripresa. 

"La libertà e l'uguaglianza non bastano per generare una buona e giusta vita in comune... perchè manca il legame, la fraternità..."

E' da scoprire... e subito penso allo smarrimento de nostri cuori che anelano per i nostri bambini e per noi al raggiungimento di valori che facciano scorrere una vita buona, tanto desiderata e tanto messa in pericolo. Eppure... La fraternità, così oscurata rispetto alla libertà e all'uguaglianza, è così essenziale, perchè fa la differenza e va scoperta perchè non la si vede abbastanza.

Potremmo fare a gara: cosa muove, osserva Bruni, medici, infermieri che ci salvano la vita...  e gli  insegnanti che si spendono per far crescere i nostri figli e nipoti? e tutte le azioni di volontarie e volontari nei più disparati ambiti!!! Non bastano libertà e uguaglianza o solidarietà, è fraternità. 

La fraternità oggi è cammino vincente contro la barbarie e va cercata là dove ce n' è di più di quanto pensiamo, a volerla vedere.

Alex Pretti

Pubblicato da Annamaria Gatti 

foto Progetto Arca




mercoledì 21 gennaio 2026

L'urlo dei nostri giovani 3. Senso, relazioni e speranza. Risposte.

 

Carina Rossa, ricercatrice presso la Scuola di Alta Formazione EIS dell'Università LUMSA di Roma, nel numero di Gennaio del mensile  Città Nuova, in un articolo ricorda il sociologo Edgar Morin (Parigi 1921), che nel suo Manifesto per cambiare l'educazione, 

"propone una sintesi potente: se l'educazione riuscisse a catalizzare le proprie forze rigeneratrici, essa potrebbe offrire un contributo specifico e cruciale alla rigenerazione sociale e umana... dove il cambiamento integra il passato senza annullarlo. 

Sottolinea l'importanza di riconoscere iniziative innovative, che rappresentano il germe, il terreno fertile per il futuro, come basi per nuove narrazioni educative, e paragona le virtù creative di individui e società a cellule staminali inattive, che possono generare trasformazioni profonde se attivate soprattutto in momenti di crisi o nelle situazioni a rischio.

...nonostante le turbolenze, l'umanità conserva una profonda aspirazione all'armonia e questa rinasce costantemente nel pullulare di iniziative di cambiamento che hanno il potenziale di ricongiungersi in un nuovo cammino educativo.

...Riconoscere e coltivare i germogli di futuro presenti nelle nuove generazioni e nelle pratiche educative innovative, significa contribuire alla metamorfosi invocata da Morin. "

Coltiviamo la speranza.


pubblicato da Annamaria Gatti

foto dreamstime.con

lunedì 19 gennaio 2026

"Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace"




 "... A questo mondo si educa a per la competizione, e la competizione è li'inizio della guerra.

Quando si educherà per la cooperazione

 e per offrirci l'un l'altro solidarietà, 

quel giorno si starà educando per la pace.

Maria Montessori (1870-1952)

Pedagogista, fra le prime donne a laurearsi in medicina, diffuse in tutto il mondo e insegnò il suo innovativo metodo educativo, centrato sul bambino, la sua autonomia e molto altro. 

In Italia fu poco apprezzata. Tuttora le scuole montessoriane sono ancora troppo poche.

Il suo pensiero sulla pace riassume l'impegno anche di questi tempi drammmatici.

Buon cammino a tutti gli educatori ed educatrici che l'apprezzano,  la conoscono e applicano il suo metodo.

Da approfondire.

Pubblicato  da Annamaria Gatti

foto dal film Una vita per i bambini

domenica 18 gennaio 2026

L'urlo dei nostri giovani 2

 


Molti interventi autorevoli rispondono e hanno risposto all'urlo di dolore in questi anni, soprattutto dopo il terribile tempo del covid. 
Ma questo promemoria sugli interventi dei due ultimi Pontefici, mi pare riassuma tanto delle risposte autorevoli, che richiedono solo buona volontà nell'attuarle come in tanti hanno già dimostrato. 
I bambini e i giovani hanno bisogno di testimoni di vita possibile e buona.
E il bene è silenzioso.
Troppo. 
Ma vi sono media che scrivono, parlano, informano autorevolmente per il bene di tutti.
Questo dovrebbe essere  il compito dei media.

....da "Educazione: ripondiamo all'appello" di Luigia Coletta, Città Nuova Gennaio 2026 Roma

La soluzione c'è. L'educazione è veramente il motore propulsore del cambiamento perchè un giovane sano e consapevole può cambiare il mondo che lo circondae, a catena , quello dei suoi figli. Questa è la convinzione che anima anche Papa Leone XIV, quando nella lettera apostolica "Disegnare nuove mappe di speranza (28/12/2025) afferma di voler raccogliere l'eredità profetica del Patto educativo globale affidatagli da Papa Francesco "E' un invito a fare alleanza e rete per educare alla fraternità universale"...
Elenchiamo i 7 percorsi indicati in questa lettera apostolica:
  • porre al centro la persona
  • ascoltare bambini e giovani
  • promuovere la dignità  e la piena partecipazione delle donne
  • riconoscere la famiglia come prima educatrice
  • aprirsi all'accoglienza e all'inclusione
  • rinnovare l'economia e la politica al servizio dell'uomo
  • custodire la casa comune.
Queste "stelle" hanno ispirato scuole, università e comunità educanti nel mondo, generando processi di umanizzazione.

A queste 7 vie del Patto educativo globale il Papa aggiunge altre è priorità:
  • "La prima riguarda la vita interiore: i giovani chiedono profondità; servono spazio di silenzio, discernimento, dialogo con la coscienza e con Dio.
  • La seconda riguarda il digitale umano: formiamo all'uso sapiente delle tecnologie e dell'IA mettendo la persona prima dell'algoritmo e armonizzando intelligenze tecnica, emotiva e sociale, spirituale ed ecologica. 
  • La terza riguarda la pace disarmata e disarmante: educhiamo a linguaggi non violenti , riconcicliazione, ponti e non muri..."
Ed è tutto per ora.

Pubblicato da Annamaria Gatti

sabato 17 gennaio 2026

L'urlo dei nostri giovani

 




La costernazione e il dolore profondo ci ha di nuovo invaso dopo l'aggressione mortale a un ragazzo da parte di un coetaneo. A scuola.
Non è la prima volta.
Famiglie travolte da dolore e rabbia, disfatte a chiedersi perchè. 
Come gli educatori. 
Siamo a scuola, lì è accaduto ancora qualcosa di insondabile.
Amici e compagni smarriti e angosciati. Distrutti.
Le esistenze, attorno a quel gesto, a tutti gli altri gesti violenti,  sono annichilite davanti al male.
E non è un fatto così isolato.
Sappiamo in fondo quali sono le cause e i rimedi. 

A chi auspica repressioni e controlli polizieschi, ripassiamo questo urlo di dolore collettivo, che si chiede perchè e come aiutarsi a trovare, ora e in questi anni così pesanti, un'alternativa al vuoto esistenziale, ai disvalori imperanti, all'uso crudele di giovani bellissimi e destinati a fiorire per soddisfare sporchi interessi e manovalanza di poteri forti e tragici. 

Urlano... chiedendo attenzione, impegno e testimoni di bene per provare a credere che un mondo e una vita dignitosa e buona sia possibile e che il futuro si può sognare e costruire.

Ancora si ribadisce: servono interventi educativi mirati e autorevoli, sostegno,  seri percorsi formativi, umanità, ascolto, fiducia, condivisioni... ruolo anche dei media per rimandare tanto bene che sempre silenziosamente circola, anche e soprattutto fra i giovani e i giovanissimi, anche attraverso tanti adulti educatori impegnati. Non si risolve tutto ma è indispensabile cominciare...

Inutile fingere di non vedere e non sapere che il bene e la speranza devono e possono essere diffusi e promossi. Ma occorrono decisioni anche politiche coraggiose, che dovrebbero essere ovvie, di cura della famiglie e della scuola, di loro, i bambini e i giovani!

Ripetiamo sempre ancora a voce alta: occorrono scelte di valore per sostenere scuola e famiglie nell'impegno ad accompagnare bambini e  giovani. Non si può e non si deve più procastinare. 
Ma intanto continuiamo a fare la nostra parte. Qui. Subito.


pubblicato da Annamaria Gatti
foto:  Soccorso Alpino

domenica 11 gennaio 2026

Parlare d'amore al mio bambino

 

Amore...
di Emma Dodd
Editrice L'Ippocampo
Recensione di Annamaria Gatti

Emma Dodd è apprezzata illustratrice inglese, di cui consiglio di conoscere la felice produzione, almeno quella  tradotta in Italia. 
Facilmente comprensibili però sono anche gli albi in lingua, poichè ritengo sia felice  abitudine raccontare in lingua inglese, per esempio, così come si fa in nidi e scuole. 

Certo, per comporre un libro occorre avere qualcosa da raccontare. E se questo qualcosa è un contenuto rilevante allora le illustrazioni possono raggiungere molte sfere emozionali che trasformano un progetto editoriale in un dono per chi ne usufruisce. 

Emma Dodd lo ammette: la passione per l'illustrazione nata dall'infanzia e successivamente esercitata con successo, si è "specializzata" poi nel vivere l'esperienza genitorale con i suoi  figli.
E in effetti i suoi libri sono permeati da pennellate di vita, ma soprattutto da brevi ma intensi percorsi, che incontrano i bisogni psicologici dei bambini. 

AMORE... 
è una proposta datata, ma sempre attuale. Si immedesima nella relazione madre figlio, prendendo spunto dal bisogno di sicurezza e di presenza emotiva attenta di cui ogni bambina e ogni bambino hanno necessità per crescere. 
Infatti l'amore materno (e paterno) accompagna, sostiene, condivide, scopre, sa so-stare e abbracciare. 
Un' occasione per vedersi con occhi nuovi e consapevoli, per essere grati di una esperienza unica e salvifica per l'autonomia e l'autostima di un bambino. E forse anche di un genitore.
 
Da che età è possibile presentare il libro Amore? 
Ho visto una bimba di 15 mesi essere attirata non solo dalle forme di mamma coniglio e del piccino, ma anche dai colori, dalle originali pagine colorate con "vernice selettiva dorata", così recita L'ippocampo..., che siano le spighe, la pioggia, la luna o il sole a brillare, piace questa cura editoriale. 

Pubblicato da Annamaria Gatti



giovedì 8 gennaio 2026

Lo chiedo a ChatGPT…

 


Interessante contributo di Gaia Bonafiglia e un invito ad approfondire per essere consapevoli e restare vigili su un dramma così vicino e vissuto dai nostri giovani.

LA SCORCIATOIA EMOTIVA DEGLI ADOLESCENTI PER DUBBI, ANSIE E DECISIONI. SENZA PIÙ CONFRONTO CON UN AMICO O UN ADULTO

di Gaia Bonafglia

fonte: Città Nuova 5 gennaio 2025

«Aspetta, lo chiedo a ChatGPT». 

La frase si infiltra ovunque: nelle scuole, nei gruppi WhatsApp, nelle conversazioni familiari. Non è più una novità: è diventata un gesto automatico, un modo veloce per togliersi un dubbio, una curiosità, un peso. 

Non si cercano più articoli, fonti o pagine web: si va direttamente alla chat. Tutto arriva filtrato, ordinato, già digerito. Perfino nei momenti di incertezza, l’IA diventa il canale più rapido, per alcuni persino il più sicuro.

Quella che nasce come scorciatoia cognitiva diventa presto scorciatoia emotiva. Gli adolescenti, che dovrebbero imparare a gestire la complessità delle emozioni, trovano nell’IA un interlocutore sempre presente, mai giudicante, capace di restituire frasi pacate e comprensive. Proprio qui si apre la questione delicata. Negli ultimi mesi, l’argomento ha assunto una dimensione drammatica. 

Diversi casi di suicidio o tentato suicidio sono al centro di atti giudiziari negli Stati Uniti. Nel caso Raine v. OpenAI, presentato presso l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito e depositato anche negli Usa dal padre di Adam Raine, 16 anni, la famiglia sostiene che la chatbot abbia fornito istruzioni su come realizzare un cappio e per quanto tempo si può restare senza respirare. Il documento legale – citato nel ricorso – riporta che il ragazzo avrebbe ricevuto dall’IA frasi come «questo metodo è considerato efficace», formulazione che, secondo la famiglia, avrebbe contribuito a normalizzare l’idea del gesto.

Nel deposito giudiziario relativo al caso Lacey v. OpenAI, la madre di Amaurie, 17 anni, afferma che la chatbot avrebbe descritto nodi e tecniche di strangolamento, inducendo il ragazzo a percepire l’interazione come una forma di guida. Anche nel caso Shamblin v. OpenAI, avviato dalla famiglia di Zane, 23 anni, gli atti riportano frasi attribuite alla chatbot mentre il giovane mostrava un’arma in camera: «Sono con te fino in fondo» e «Non stai andando di fretta, sei solo pronto». 

Tutte citazioni incluse nei documenti giudiziari ufficiali presentati presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti.

Esistono poi casi non legati alla mortalità, ma che mostrano un attaccamento emotivo problematico. Nel procedimento avviato dalla famiglia di Joe Ceccanti, 48 anni, viene descritto un quadro di «dipendenza relazionale» dalla chatbot, dopo mesi di conversazioni quotidiane in cui l’IA avrebbe alimentato la sensazione di essere un’entità senziente. Nel fascicolo è riportato che Ceccanti avrebbe iniziato a credere che «l’IA provasse sentimenti per lui», una dinamica riconosciuta come rischio clinico da diverse associazioni di salute mentale.

Di fronte a questi segnali, OpenAI ha reso pubblici alcuni dati attraverso il proprio Safety Report interno, documento citato nei procedimenti: circa lo 0,15% degli utenti settimanali mostra indicatori di «pianificazione suicidaria» o «intenzione esplicita». Su circa 800 milioni di utenti attivi a settimana, significa che oltre un milione di persone potrebbe parlare all’IA di pensieri suicidi o autolesivi. Per affrontare il fenomeno, l’azienda dichiara di aver coinvolto più di 170 professionisti di salute mentale nella revisione dei modelli e di aver introdotto protocolli specifici per riconoscere e interrompere conversazioni ad alto rischio. 

In Italia, il quadro di vulnerabilità degli adolescenti aggiunge complessità.

Secondo l’indagine CSA Research contenuta nell’Atlante dell’Infanzia Senza filtri di Save the Children, oltre il 41% dei ragazzi ha chiesto aiuto all’IA in momenti di tristezza, ansia o solitudine, e più del 42% l’ha consultata per scelte personali difficili. Il 63,5% afferma di trovare «più soddisfacente» parlare con una chatbot che con una persona reale. Numeri che si inseriscono in un contesto dove solo il 49,6% degli adolescenti riferisce un equilibrio psicologico soddisfacente, percentuale che scende al 34% tra le ragazze.

Un ecosistema di fragilità – tra dipendenze digitali, phubbing, cyberbullismo e ansia sociale – rende l’IA un rifugio apparentemente sicuro: una voce calma, che non giudica, che non chiede nulla in cambio. Ma questa disponibilità rischia di sottrarre ai giovani il confronto reale, con i suoi tempi, le sue incertezze, la sua reciprocità. 

L’IA può accogliere, ma non può condividere; può rispondere, ma non può partecipare; può rassicurare, ma non può costruire. Il pericolo non è che i ragazzi usino questi strumenti: è che inizino a preferirli a tutto il resto. Come ricorda Save the Children, oggi la vera urgenza è «rafforzare il benessere psicologico degli adolescenti e riaprire un dialogo intergenerazionale autentico». Non per contrastare la tecnologia, ma per restituire valore a ciò che nessun algoritmo può offrire: una presenza reale, imperfetta, ma viva.

Gli adolescenti continueranno a dire «lo chiedo a ChatGPT»: è parte del loro linguaggio e modo di orientarsi nel mondo. La sfida è fare in modo che trovino anche lo spazio – e il coraggio – di dirlo a un amico, a un adulto di riferimento, a qualcuno che non offra solo una risposta ma anche un punto di vista diverso, un dissenso. 

Perché confrontarsi con il limite, soprattutto in adolescenza, non è un ostacolo: è ciò che forma, che fa crescere, che costruisce la realtà. 

Perché nessun sistema, per quanto intelligente, potrà mai sostituire l’esperienza di una relazione vera.


pubblicato da Annamaria Gatti

foto: Open