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mercoledì 23 settembre 2026

Io amo la scuola. E voi?

 

da google maps

Questa era la mia scuola dal 1960 al 1965 a Lodi, città lombarda della Bassa milanese, che sarebbe divenuta provincia più in là...   47, sì 47,  bambini e bambine in una grande aula. Una sola maestra, che a casa aveva 7 figli, per 5 giorni mattino e pomeriggio, mensa inclusa, giovedì vacanza. 

Ho sempre amato "fare" la maestra e l'ho imparato da lei,  Jolanda. Era giusta, paziente, competente. La mia aula non aveva inferriate alle finestre, c'erano vasi di gerani che le mamme portavano. Si vedeva il giardino fuori e la strada, anzi, non si vedeva nulla, perchè erano alte, ma lo si immaginava. Per questo forse  il mio personaggio più famoso, la strega/fata  controcorrente Uffabaruffa, quando trasforma la scuola dei suoi amici con una bella magia, le abbassa le finestre... 

Sono trascorsi decenni,  in cui in tantissimi abbiamo lavorato bene per fare della scuola una esperienza felice e giusta per tanti bambini e bambine. Ho fatto la maestra e quando (l'ho raccontato di recente in una sezione di un libro che racconta di insegnanti con la passione per la loro professione...) ad appena 20 anni mi hanno chiesto di aggiornare i miei colleghi su una metodologia innovativa su cui mi ero formata a Milano... e mi sono incrociata con gli con lo sguardo commosso e sempre fermo della mia maestra Jolanda, alle soglie della pensione, lì ho capito quanto le dovevo e le devo.


Ebbene, io amo la scuola, perchè ci credo sia davvero quello che l'articolo 34 della costituzione descrive e che il Presidente Mattarella ha ricordato un giorno fa, opponendo a scellerati progetti, la verità, l'unica: la scuola è scuola se è inclusiva e che proprio lui che tanti anni fa (Circolari 1989 e 1990) ha contribuito a rendere accogliente per il bene di tutti. 

E quando qualcuno indegnamente mette in pericolo il ruolo dell'insegnamento e sfregia gli ideali pedagogici che lo accompagnano, credo dobbiamo avere il coraggio di opporre la testimonianza di chi salva la scuola e intere generazioni dal baratro dell'esclusione, perchè impedito a dare il meglio di sè. Di chi difende il diritto e il rispetto, i valori alti che caratterizzano una società democratica, dove certo non tutto va bene, ma dove si cerca di fare il meglio da parte di tanti e per cui tanti hanno dato la vita.

E non parliamo solo degli alunni "stranieri" che non si vorrebbero, e che sono risorse di cui nei decenni  ho conosciuto e seguito tanti percorsi scolastici vincenti! Sono spesso proprio  molti alunni e studenti  italiani che soffrono non vedono applicato il loro diritto di accoglienza vera, di conoscere, di imparare, di capire, di crescere con strumenti giusti e adeguati in ambienti motivanti, protetti e curati. Anche Don Milani insegna, ma è davvero poco conosciuto dai nostri ministri e dalla presidente del consiglio, che ignorano, o fingono di ignorare, i veri bisogni della scuola, fatta da bambini, ragazzi e docenti. Anzi invitano all'odio, sapendo che proprio sull'odio e sull'ignoranza  costruiscono il loro potere. 
Lo spiega bene Lina di 12 anni in questo messaggio alla Presidente Meloni:


Le parole della presidente di questi ultimi giorni scateneranno, speriamo di no, reazioni inconsulte in chi fragile e debole avrà da scaricare una rabbia repressa e la responsabilità sarà di chi non lavora per il benessere della propria gente, intendendo tutta la gente che abita, studia e lavora in Italia. Così come per esempio è accaduto proprio alla professoressa, che molti denunciano non dovrebbe più insegnare, che salvata da un ragazzo congolese dall'aggressione di un sofferente ragazzo italiano, ha trovato incredibilmente il tempo di ricordare la sua fede politica con la remigrazione. Non ci riconosciamo in tale docente, che viola la Costituzione e le auguriamo di percorrere un sereno cammino di revisione dei principi su cui ha promesso di esercitare una delicatissima professione.


Certo, e qui spostiamo l'attenzione su una delle problematicità: vi sono tanti insegnanti in gamba e capaci, ma troppi genitori ancora si affidano alla fortuna di poter trovare i bravi docenti per i loro figli. Se non si investe in docenti preparati, se reclutando mandiamo alla sbando nelle classi  insegnanti che non sono nati per questa professione e non sono motivati a  migliorare la loro qualità di insegnamento e di conseguenza la loro vita, ecco allora avremo rovinato quei bambini, quei ragazzi... spesso per tante generazioni.
Insegnante si diventa con la passione, la fatica, lo studio continuo, la collaborazione, l'apertura e la consapevolezza del significato di ogni silenzio, di ogni espressione, di ogni gesto e valutazione, di ogni richiamo e di ogni ascolto. Non tutto andrà bene, certo, gli errori saranno tanti, ma saranno occasioni per migliorarsi e migliorare.
Difendiamo la buona scuola e tutto ciò che serve davvero, al di là di slogan superficiali e menzonieri.
Io amo la scuola e voi? 

Pubblicato da Annmaria Gatti


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