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Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

martedì 14 febbraio 2023

Plusdotazione: quando i genitori fanno la differenza

 


In questo blog sono stati illustrati in precedenza alcuni aspetti del funzionamento che caratterizza bambini con plusdotazione. In questo appuntamento si riporta un’esperienza che sottolinea l’importanza delle scelte dei genitori
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Rispondere sempre

Notte fonda. Francesco, tre anni, si sveglia e chiede: “Mamma, come si scrive il mio nome?”

E’ notte Francesco, lo facciamo domani.”

Vorrei tanto vedere il mio nome scritto adesso.”

Mamma Laura risponde sempre alle domande di suo figlio, solitamente non rimanda, sa che Francesco apprezza questo interesse e quindi anche quella notte scende in cucina e su un foglio scrive il nome. Gli spiega come avviene il miracolo della lettura e della scrittura di quelle nove lettere,  in modo semplice. Francesco è soddisfatto e si rimette a dormire. A tre anni sa leggere, senza che nessuno l’abbia stimolato. La maestra della materna esprimerà il suo disappunto, perché, sostiene, Francesco si annoierà alla scuola elementare, la stessa cosa che alcuni insegnanti ripetono dal secolo scorso.  Non tutti gli insegnanti.

E’ uno dei tanti aneddoti che mamma Laura racconta per tracciare una storia bellissima, quanto difficile, quando ricorda gli anni della scuola, dalla materna, alla secondaria di primo grado.

 

La plusdotazione va a scuola, o no?

Francesco è uno dei numerosissimi ragazzi plusdotati che la nostra scuola spesso spegne o stigmatizza, a causa di una formazione che non viene offerta o, se succede, talvolta non viene applicata da insegnanti inadeguati o che si ritengono non all’altezza. Non è un’accusa, ma una constatazione, a fronte invece di avvincenti esperienze di docenti illuminati ed entusiasti, che sanno ben gestire questo bisogno educativo speciale… specialissimo.

Si racconta qui di Francesco per sottolineare quanto lo stile educativo sia fondamentale, quanto facciano la differenza  l’attenzione, la determinazione e spesso il coraggio di genitori responsabili. Francesco quest’anno  frequenta un liceo che risponde alle sue richieste, con un team insegnante capace di farne una risorsa per tutti, ma la storia narra di fatiche e di delusioni profonde.

La scuola primaria e la scuola secondaria hanno spento Francesco, la sua vitalità e il desiderio di conoscere e di giocarsi nel condividere scoperte e curiosità. Il bambino gioioso consegnato alla scuola, è tornato a casa senza colore. Allora mamma Laura comincia a cercare di conoscere perché questo figlio splendido non funziona per questa scuola, anzi perché la scuola non funziona per lui e come si possa ottimizzare la prassi didattica per rendere Francesco operativo,  partecipe, felice…

 

Consapevolezza del proprio funzionamento ad alto potenziale

I genitori approdano in luoghi dedicati, anche lontani da casa ma, per andare oltre a questo innaturale situazione,  non si fermano certo. Propongono anche una formazione mirata al preside per i docenti del figlio, con la necessaria umiltà, ma anche con la certezza di fare un servizio per altri studenti.  Le cose non vanno come avevano sperato, il team docente non accetta aiuti, ma intanto il passo importante è stato fatto, la consapevolezza è diventata una compagna della famiglia e anche di Francesco, che dopo la valutazione diagnostica comincia a conoscersi meglio,  fa i conti  con dubbi e delusioni scolastiche, e ora sa come funziona e perché.

Non è una meta il riconoscimento delle proprie caratteristiche, ma un trampolino di lancio per imparare a capirsi e a relazionarsi correttamente con i desideri e gli interessi, per scegliere appunto consapevolmente, valutando e scoprendo gradualmente punti di forza e di debolezza in sé, ma anche nella scuola.

Un capolavoro

A questo traguardo intermedio Francesco non sarebbe giunto senza la determinazione e la cura di due genitori attenti, capaci soprattutto di accoglienza, di sguardo vero e di rispetto verso l’alterità di un figlio. Mamma Laura è sempre preoccupata che questo figlio sbocci e cerca conferme: vuol capire se ha fatto proprio tutto quel che doveva fare. E la conferma arriva da Francesco che intercetta l’ansia materna: “Mamma, tu non preoccuparti, perché la mia diversità per me non è un problema. Tu mi hai accompagnato fin qui, adesso devo trovare io il mio percorso.” Un capolavoro.

Ai genitori da questo blog  giunga un incoraggiamento a conoscere e a non fermarsi di fronte alle necessità dei figli che mostrano caratteristiche di plusdotazione o alto potenziale, così vario nelle manifestazioni, ma che mantiene sempre alta l’attenzione sugli aspetti affettivi e psicologici. Bambini che non si sentono riconosciuti nei loro talenti e soffrono per questo infatti sviluppano comportamenti che rischiano di essere classificati e diagnosticati erroneamente come patologie del comportamento, mentre hanno solo la necessità di avviare interventi adeguati e già sperimentati. Basta aggiornarsi,  agire propriamente,  mettersi in ascolto e dialogare.

Alla scuola un appello, come da più parti viene inoltrato,  alla formazione, allo studio e alla serietà e alla correttezza intellettuale e professionale. Conoscere gli aspetti molteplici dell’alto potenziale e delle buone pratiche didattiche e pedagogiche, renderà anche i docenti più competenti e più realizzati nella loro professione e i bambini e i ragazzi diventeranno grandi risorse per tutti. E questa è inclusione vera.


pubblicato da Annamaria Gatti

Foto: greenworld.it

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