Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

mercoledì 31 marzo 2010

"HO BISOGNO DI LUCE, DI PUNTI DI RIFERIMENTO"


Senza regole: come in una stanza buia, insicurezza e angoscia.

Hai condiviso il post precedente, in cui ci si diceva quanto fosse vitale "coltivare" le nostre "pianticelle" fin da subito, perché la fioritura fosse poi adeguata e gioiosa per tutti? Sin dalla nascita ... e anche prima! "Il mio bambino ha 3 anni: devo incominciare ad insegnargli qualche regola di comportamento?" chiede un papà. Diciamo che è già tardi, ma molto si può ancora fare. Con molta decisione e con molto amore. Ma può essere capito anche questo genitore: "Ho voluto che si sentisse libero da imposizioni, mi sembrava di rispettarlo. Io ho sempre fatto i conti con un'educazione autoritaria e soffocante!" Vero, ma forse gli opposti si toccano: di cosa ha davvero bisogno un bambino? Ce lo chiedevamo qualche post fa... E' di questi giorni la pubblicazione di due ricerche americane (Pennsylvania State University): a 9 anni i bambini comandano ai genitori, anzi a 4 anni dettano legge, se si limitano i loro spazi e le loro abitudini e certamente loro, i piccolini, non rispettano le regole. HELP! Non avere regole e punti di riferimento equivale a sperimentare la presenza della persona in una stanza tutta buia, senza spiragli. Prova a chiudere gli occhi per alcuni minuti in un luogo sconosciuto. Buio. E dal buio nasce il terrore. L'idea di abbandono, di inadeguatezza fisica e psicologica. Come nell'esperienza di Pierino. Ne ho conosciuti tanti di questi bambini e ho vissuto con loro la loro pena. Era tutto buio. E Pierino aveva paura, non sapeva dove mettere i piedi. "Non so dove guardare. Che cosa faccio? Dove vado? A che cosa mi appiglio? Qui è buio pesto!" Timidamente prima e poi sempre più deciso aveva urlato il suo disorientamento. Nessuno aveva aperto, nessuno aveva acceso un lume, un bagliore momentaneo magari, che gli avrebbe permesso di capire e di trovare conforto, di vedere una via d'uscita, di sentirsi alla fine....SICURO! 
Ma dov'erano i grandi, quelli che avrebbero dovuto fare luce sul suo cammino? "Ehi, c'è nessuno che mi mostri dove fermarmi e dove camminar? Non c'è nessuno che mi faccia vedere come si fa per avere buoni rapporti con gli altri e come essere contento? 
" Una certa angoscia lo aveva rapito al buon senso di bambino. Non gli restava che piangere. Forse qualcuno lo avrebbe sentito. Fin da piccolo Pierino aveva dovuto lottare contro la sua ...infanzia. "Di chi mi devo fidare" si chiedeva il nostro Pierino "se anche i grandi che mi vogliono bene fanno quello che voglio io e non sanno scegliere neppure loro? Mi danno tutto, ma non quello che mi serve per sentirmi sicuro?" 
In questa stanza buia era finito lui e tanti altri bambini, che cercano attraverso manifestazioni di insicurezza, bassa autostima, falso senso di onnipotenza, disagio e opposizione e talvolta aggressività, di rendere leggibile, palese la loro sofferenza. Piccolo dettaglio. Maria, così chiameremo la nostra bambina, ha deciso che non farà i compiti: troppo faticoso. "Se mi va, li faccio, altrimenti..." Nessun disturbo di apprendimento, nessun' altra problematica apparente, solo un ennesimo richiamo: educatemi, datemi la strada, il riferimento, non lasciatemi sola! Sono confusa. "Ma come!" dicono "lei ha pure tutto quello che desidera!" Già, ma le mancano regole ben motivate, corde a cui appigliarsi per non cadere, esempi, fari che accendano la luce vera nel buio della sua esistenza bambina. Per crescere sicura e fiduciosa. Sbaglieranno questi nostri bambini, ma sapranno riprendersi e ricominciare, se avranno avuto la stella polare a cui rivolgere lo sguardo al momento giusto.

Pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto di Giovanni

lunedì 29 marzo 2010

COME QUANDO VIENE PRIMAVERA...I NOSTRI BAMBINI



magnolia da philou500.
Pare “sboccino” all'improvviso, ma è solo apparenza.

Ed ecco a tradimento, scoppia letteralmente la stagione bella. Piogge e freddo ci avevano ingannato. Ora, come trasognata, mi guardo intorno.
Armata di obiettivo questa volta ho immortalato la magnolia: ogni anno fiorisce inaspettatamente e nel giro di pochissimi tramonti si eleva su un manto che par di neve, lasciandomi solo la nostalgia della candida chioma e nel cuore l'impressione di aver perso un'occasione per contemplare.
Domani sarà all'apparenza spoglia, nuova.

E' la natura che sempre e ovunque ci sorprende, anche se sappiamo che zolla, temperatura, aria e acqua hanno lavorato silenziosamente durante i mesi trascorsi, permettendo quindi il miracolo di questi giorni.
Accade ai bucaneve e poi alle violette, alle primule, alla forsizia e alle camelie, come succede ai nostri bambini: pare sboccino all'improvviso, ma è solo apparenza.
Il lavoro è stato lungo e paziente. E più è stato attento e previdente, più i frutti sono buoni e profumati, gradevoli e rigogliosi.
Pare sboccino all'improvviso. Invece più sarà stato attento e tempestivo, autorevole e coerente l'intervento dei genitori e degli educatori in genere, tanto più il nostro bambino sarà sereno e “attrezzato” ad affrontare le innumerevoli primavere del suo lungo cammino.
E' un paziente “mestiere” quello dei genitori, di preparazione, di progettualità, di grande rispetto per colui che già è altro, ma che è stato affidato.
Una vera avventura. Comunque avvincente. Una missione.
E' un prezioso lavorio di cesello dei tempi e delle stagioni, di allerta per affrontare le bufere, che accompagnano la vicenda umana, di tolleranza, di coerenza, di costanza e di fiducia, di umiltà...
Di vero amore, che dona e comprende, che trasfonde coraggio e tenacia, per collaborare affinchè in ogni bambino si possa realizzare quella meraviglia.
Quindi si fa bene a dare, a incoraggiare, ad indicare la strada, a dare valori e punti di riferimento.
Avete ragione: non si improvvisa una primavera!

Pubblicato da Annamaria
foto philou

martedì 23 marzo 2010

E TU CHE TIPO DI EDUCATORE SEI? 3









Vedono e ascoltano anche con il cuore: hanno bisogno di fatti più che di parole.

I bambini hanno occhi speciali e vedono anche quello che non viene mostrato.
Hanno udito finissimo e percepiscono anche ciò che non viene loro comunicato intenzionalmente.
Sono così attenti, che riescono agevolmente nella lettura della realtà, quella profonda, s'intende. Colgono e imparano.
Si può far loro molto male senza rendersene conto, tanto gli adulti sono abituati alla grossolanità e alla volgarità delle proposte di certa nostra società.
Assorbono ed elaborano.
Nella quotidianità, troppi comportamenti superficiali offendono e turbano il mondo infantile, creando in loro spazi vuoti e desideri.
Ma loro, i bambini, credono molto più in quello che vedono, che nella parole e nei lunghi discorsi, di cui è così ricca talvolta la nostra cultura.
Abbiamo tutti notato con quale acuto interesse i bambini osservino il mondo degli adulti!
Fa storia e lezione il comportamento di coloro che amano, a cui sono legati da rapporto di affetto e di cura, genitori, maestri o nonni che siano.
Le parole si disperdono nel turbinio degli eventi di ogni giorno e sono passate al filtro di una sensibilità disarmante: il viaggio verso la scuola, il saluto attento agli insegnanti, il sorriso al fornaio, la cortesia all'anziana sotto casa, la gentilezza al marito, la tenerezza verso la moglie, il giornale intelligente o solo "bello", che si affloscia sul tavolino di casa, la risposta data in aula, il rispetto paziente della fila allo sportello...
"Una delle cose che mi riesce più difficile è il controllo: spesso mi altero, mi arrabbio insomma e le cose mi sfuggono di mano! Faccio fatica poi a ragionare con Pierino e a fargli cogliere l'importanza e la convenienza di sapersi controllare..."
In effetti "l'esposizione ad un modello adeguato" è una risorsa educativa innegabile. E i modelli preferiti nei primi anni di vita, almeno sono i genitori. Sempre loro! Per fortuna. Poi bisogna aiutarli a scegliere. Certo!

pubblicato da Annamaria
gatti54@yahoo.it
foto biaxleon

venerdì 19 marzo 2010

Dalla parte dei bambini











TRE LEONI E UNA BAMBINA

di Annamaria Gatti
Fonte:
www.educare.it

Un paese africano. Qualche tempo fa. Un rapimento.
La rapita è una bambina di quasi dodici anni e piange disperata. Un lamento però sottile e continuo, che si diffonde placido e inquietante d’intorno, come a ricoprire d’angoscia le dune e la notte scintillante.
Sembra una favola dal sapore orientale e invece è una verità tragica, quanto comune a tutte le latitudini.
Ma questi fatti non godono, come invece accade nelle favole, del lieto fine, quello che fa sospirare i bambini e li rassicura che il cavaliere senza macchia e senza paura renderà dolci e sicuri i loro sonni, al riparo degli occhi vigili di mamma e papà.
La bambina continua a lamentarsi, sa che il suo futuro è segnato, forse come quello delle sorelle, ormai cresciute. Nessuno verrà in suo soccorso. E l’infanzia violata vedrà perpetuarsi i macabri rituali di offesa della violenza.
Nessuno arriverà in suo soccorso?
Nessuno, nonostante qualcuno sappia.
Pochi, sono ancora pochi quelli che accorrono, anche nelle nostre foreste di cemento, percorse da giganteschi insetti rombanti…
Ma là, in quel paese africano qualcosa accade. Qualcuno accorre a quel lamento bambino: sono tre leoni.
Hanno sentito il lamento. Forse, osservano gli esperti, è analogo al pianto dei loro cuccioli.
E loro, i re indiscussi, si sono scomodati.
Si sono disposti attorno a lei. Di solito dei leoni si dovrebbe avere paura.
Ma forse esiste qualcuno da temere ancora di più.
I leoni le fanno da scudo di protezione e quando i rapitori tornano a reclamare la loro preda, i leoni la difendono e li costringono alla fuga.
Poi la scortano presso il villaggio.
Possibile che l’uomo sia più insensibile di un leone?
Ci si chiede : è possibile che per istinto il leone difenda un cucciolo in pericolo e nell’animo umano la depravazione e la malvagità abbiano, per alcuni, sopito a tal punto i valori fondamentali, la ragione e l’istinto di sopravvivenza, da diventare carnefici dell’infanzia?
Per quanti bambini ancora non sono rispettati i fondamentali diritti sanciti e sottofirmati?
Non è ancora così capillarmente diffusa la coscienza della difesa del bambino, chiunque esso sia, quello che abita vicino, che vediamo correre sui nostri marciapiedi, entrare nei nostri supermercati, recarsi alle nostre scuole… Non c’è ovunque una coscienza di dover fare quadrato sempre, adulti, giovani, anziani… per difendere i nostri bambini, per spaventare il lupo cattivo (come sempre mi scuso con i lupi), per tessere una ragnatela di rapporti di sostegno, piccoli, ma diffusissimi specchi di verità e di libertà.

martedì 16 marzo 2010

I BAMBINI AMANO LA PACE

Storia vera verissima. Dov'è nata Somaya?
di Annamaria Gatti
Fonte:
Città nuova
E le poetiche e creative illustrazioni sono sempre di Eleonora Moretti,
una vera amica dei bambini!


Fermati… e ascolta.
Voglio raccontarti una storia vera, ma così vera… che ti stupirà persino.
Anche tu avrai sentito le brutte notizie sulla guerra che infuocava due popoli che ancora adesso faticano proprio a convivere: il popolo israeliano e quello palestinese. Forse qualcuno ti potrà spiegare dove vivono e perché combattono fra loro.
Ebbene, come può nascere una storia verissima proprio là, lo sanno solo i bambini! E non interessa che siano palestinesi o israeliani: sono bambini!
Forse anche tu, i tuoi genitori, i tuoi amici o i tuoi insegnanti la pensate così: che tutti i bambini sono uguali perché sentono e hanno gli stessi pensieri nella testa e nel cuore, provano le stesse gioie, desiderano le stesse cose e hanno le stesse paure.
È un po’ la storia di Somaya, bambina appena nata, dove molti invece sono morti e muoiono. O forse è la storia vera, verissima, del suo papà, appena diventato papà Fares.
Fares un po’ di dispiacere ce l’ha nel cuore, perché suo padre è morto, nella striscia di Gaza.
Poi i giorni sono passati e sua moglie Alaa ha partorito nell’ospedale di Gaza, dove arrivavano anche i feriti dalle bombe e dai razzi lanciati da questi adulti che si facevano la guerra l’un contro l’altro. E viceversa.
Era una giornata speciale, proprio perché Somaya aveva deciso che poteva portare un largo sorriso in quell’ospedale terribilmente toccato dalla guerra! E l’orgoglio e la felicità negli occhi di papà Fares si vedono nella foto che ha fatto il giro del mondo. Quella foto è il regalo più bello che una neonata può fare a tutti. E le parole di papà Fares sono una luce nel gran buio della violenza: «Probabilmente la nostra bambina e la pace potrebbero arrivare insieme!».
Lei con gli occhi neri neri, emerge da una copertina bianca e apre la bocca, forse per succhiare, o forse per dire qualcosa. Qualche parolina… Qualcosa che tutti i bambini direbbero, forse le parole che Dio le ha affidato prima di lasciare il suo nido, perché le ripetesse agli uomini sulla terra.
Secondo te cosa avrebbe potuto raccontare Somaya?
Somaya potrebbe raccontare la storia della sua vita beata, dell’attesa della nascita per vedere il viso bello della mamma e il sorriso del papà. O di quando sentiva i rumori di guerra nella pancia della mamma, o forse del suo desiderio di nascere e vedere subito finire quella violenza, da una parte e dall’altra!
Per poter giocare, fra un annetto finalmente, con gli altri bambini, palestinesi o israeliani che siano! Che diamine, per lei non ci sono certamente differenze!
I bambini sono una grande ricchezza per il nostro mondo, sono un vero tesoro, perché riescono a rendere vero ogni posto dove respirano e sorridono, o piangono. Là dove vivono i bambini nasce sempre un’alba di speranza.
E bisogna crederci. .........

lunedì 15 marzo 2010

E TU CHE TIPO DI EDUCATORE SEI? 2.

Genitore coerente: si può?
PER UN FIGLIO FELICE: EDUCARE ALLA PACE

PER UN FIGLIO FELICE: EDUCARE ALLA PACE

(...io, tu, lei, lui: tutti i momenti della giornata?)
di Annamaria Gatti
Fonte: www.educare.it

Pace, due vocali, due consonanti...
Parola un po’ magica. Desiderio e progetto. E' un Premio Nobel.
Volontà e speranza per noi che apriamo le pagine dei quotidiani e ascoltiamo corrucciati i notiziari ricordandoci quanto ci manchi la pace: guerre in atto, minacciosi tramonti su terre devastate da sempre dagli interessi mondiali, soprusi e attentati, ingiustizie e disarmonie, focolai irrisolti e minacciosi di casa nostra... E, tutti pacifisti convinti, siamo pronti a condannare i politici e gli industriali della morte, ma...
Ma si sa, la pace incomincia da noi, da ciascuno di noi. Ed educare alla pace è uno dei massimi doveri degli adulti di questo tempo, impegno pressante, non solo realizzato da bellissimi progetti, ma innanzitutto vissuto ora per ora con i nostri bambini e i nostri ragazzi, gomito a gomito.
Ecco allora trasformare in scuola di pace ogni momento della giornata: dall’autocontrollo mentre guidiamo nel traffico galeotto, al racconto obiettivo e non guerrafondaio delle vicissitudini della vita lavorativa.
Scuola di pace diventa anche il momento del gioco al parco pubblico quando il bambino, ancora piccolo, impara a condividere il proprio giocattolo o quando viene aiutato a chiedere di giocare con... superando l’innato moto di appropriazione di ciò che attira l’attenzione. O quando un po’ più grandicello gli si insegna a gestire un piccolo conflitto, preludio di altri ben più importanti, con soddisfazione sua e dell’altro, forse un fratellino ingombrante... O addirittura quando impara a perdonare, evento forse non così raro, anche se guardato con sospetto da alcuni genitori, nel timore che la capacità di perdonare possa essere scambiata con debolezza o paura...(... Ma poi escono libri dai titoli intriganti come “Chi perdona vince”)
“Mi perdoni - chiede Marco alla mamma - come ha fatto la fata Turchina con Pinocchio? Ti prometto che non pizzicherò più la sorellina...” e se Marco fa l’esperienza del perdono, saprà a sua volta perdonare. E ricominciare dalla pace. La sua prima di tutto.
Educare alla pace è invitare un figlio a diventare grande nell’accoglienza, anche di chi è diverso per carattere, per sensibilità, lingua o gioco:
“Invita anche lui alla tua festa, perché è bello scoprire le cose buone di tutti... Poi sei più contento anche tu.” osserva un papà.
Ma... c’è un altro “ma” in questa sfida, in questo compito educativo avversato minuto per minuto da una miriade di costellazioni di messaggi contrastanti. Provengono dalla realtà sociale in cui siamo immersi: rapporti violenti e messaggi arroganti e offensivi di TV e videogiochi, arrivismo e competitività dannosi di cui si servono anche le agenzie educative, distrazione e indifferenza, cinismo e derisione anche nelle relazioni familiari...
Allora si pongono scelte decise, scelte di progetto: di cosa ha bisogno mio figlio per vivere sereno, quindi quali abilità devo potenziare in lui per farne un uomo capace di felicità?
... Ha bisogno di essere educato anche alla pace, di vivere la pace dentro e fuori di sé.
Ma... la prima vera educazione è la coerenza dell’adulto, genitore o insegnante che sia. Quella coerenza che si respira, come un nutrimento essenziale, qualche volta come una medicina... Allora è “facile insegnare la pace” perché l’adulto è questo insegnamento vivente, è il progetto e per l’adulto coerente pace significa rispettare l’ambiente, vivere sobriamente, non essere volgari, non sfruttare il più debole, non deridere l’altro, compiere il proprio dovere sempre, rispettare i familiari, essere benevolenti e aperti, saper ascoltare e saper accogliere.
E saper perdonare, perché “chi perdona, vince”.
E Chiara Lubich ancora osservava: "...Ma che tipo di educatore era Gesù? In Gesù, come maestro, emergono alcune caratteristiche importanti. Egli anzitutto dà l'esempio, incarna egli stesso la sua dottrina. Non impone oneri che non porti egli per primo: "Guai a voi - dice - che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!" (Lc. 11,46). Gesù mette in pratica quanto poi chiede agli altri. Guardando a lui si può dedurre che il primo modo d'educare anche per i genitori, non deve essere impegnarsi ad istruire o correggere, ma a vivere con totalità la propria vita cristiana. I genitori devono mettere in pratica essi stessi quanto poi chiedono ai figli..."
Foto di Cristina 63

sabato 13 marzo 2010

E TU CHE TIPO DI EDUCATORE SEI? 1.


Genitore ottimista: conviene?
Un misto di soddisfazione, timore, ansia, dubbio, sicurezza, delusione...alberga nei cuori dei genitori che si guardano dentro e fuori...
Spesso lo fanno in due, talvolta ci si trova soli a fare il punto della situazione educativa familiare.
I più fortunati hanno alla spalle la collaborazione di insegnanti ed educato
Altri sono soletti, ma ben attrezzati, quanto a desiderio di farcela, alcuni ancora possono condividere con altri genitori il cammino.
Quello che li accomuna è la capacità di “vedere il bicchiere mezzo pieno” anziché  il bicchiere mezzo vuoto: insomma la chiave vincente spesso è quella dose di ottimismo.
Esso non si identifica però con la superficialità o con le connotazioni vagamente “americaneggianti” del termine. I risultati della ricerca, che ci conferma l'utilità dell'atteggiamento ottimistico, ci è pervenuta proprio dal continente americano: educatori e genitori positivi e fiduciosi ottengono i migliori risultati nei loro rapporti educativi con i bambini o con i loro allievi!
E' come se i bambini, coscienti dell'attenzione di cui sono oggetto, ricevessero una dose di positività, di fiducia, capace di potenziare e sviluppare le loro abilità, facendo leva sulla loro autostima. E' come se fossero investiti della consapevolezza che non sono “nostri”, ma liberamente accolti e seguiti con l'amore di chi non possiede, ma ha veramente a cuore tutto di loro.
Un buona piattaforma su cui costruire il rapporto con i futuri adolescenti!
E, proprio alla vigilia del ricordo di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, ci viene incontro un passo del suo intervento al Congresso Famiglia- Educazione nel 1987 “Uno solo è il maestro”:

...Le parole dei genitori devono sempre incoraggiare, essere cariche di speranza,
positive, devono manifestare tutta la loro certezza nella ripresa dei propri figli.
Gesù lascia libertà e responsabilità di decisione, come fa quando incontra il giovane ricco (cf. Mt. 19,16 ss). Non si devono mai imporre le proprie idee, ma offrirle con amore, come espressione d'amore. I figli sono prima di tutto figli di Dio e non nostri. Non vanno trattati quindi come proprio possesso, ma come persone a noi affidate.”

pubblicato da Annamaria