Ho raccolto dai social il pensiero della professoressa Paola Milani sui crudeli fatti intorno alla piccola Beatrice e rimando a P.I.P.P.I., perchè c'è chi lavora per salvare i bambini e le loro famiglie.
Vi invito a consultare il sito, ascoltare la presentazione è respirare la speranza di cui c'è bisogno, ma soprattutto di conoscere le azioni di impegno: https://pippi.unipd.it/
"A cosa sto pensando? A Beatrice. A Beatrice di due anni e
alla sua morte inenarrabile. E ai tanti bambini che continuano a morire perché
i genitori attraversano problemi ben più grandi di loro e nessuno vede il
dramma né dei bambini, che indiscutibilmente sono vittime, né dei loro genitori, nessuno
capisce, nessuno riesce a portarli in un percorso di cura e protezione.
Allora il problema è
che i servizi di protezione e tutela a volte agiscono modalità e forme di
allontanamento che possono essere migliorate, ma il problema è soprattutto che
i servizi di protezione e tutela sono presidi di democrazia e giustizia sociale
irrinunciabili, che l’Italia è il terz’ultimo paese europeo per numero di
allontanamenti e che questo dato ha sì molti significati e molte cause, ma vuol
dire comunque una cosa semplice e chiara: troppi bambini restano fuori dalla
rete, invisibili ai servizi e le conseguenze di questa mancata capacità del
sistema di portarsi vicino alle famiglie sono troppo spesso tragiche.
Incomprensibile che non si parli di ciò che accade quando è
evidente che l’allontanamento avrebbe salvato una vita e che si urli quando
l’allontanamento sembra dubbio a chi non può sapere come sono andate davvero le
cose.
Allora forse è più comprensibile perché il LEPS PIPPI è un LEPS. Perché difendiamo il diritto dei bambini di non essere condannati a una doppia invisibilità: quella dei loro genitori e quella dei servizi e di tutti noi.
Perché è necessario un metodo di intervento per rafforzare
la capacità del sistema di portarsi vicino alle famiglie soprattutto, ma non
solo, prima dell’allontanamento, prima che si apra la voragine, quando ci sono
ancora risorse nella famiglia e intorno alla famiglia e la vulnerabilità è
ancora in potenza e non in atto. Perché
la vulnerabilità è un terreno da coltivare, tramite dialogo e
possibilità di costruire fiducia tra famiglie, servizi, ospedali, nidi e
scuole.
Le famiglie che stiamo intercettando attualmente sono oramai
migliaia, ma evidentemente non sono abbastanza e tantissimo lavoro è ancora
davanti a noi per affermare questa cultura dell’andare verso, dell’andare
incontro, del prevenire, dell’andare a cercare piuttosto che dell’attendere.
Dell’affidarsi reciprocamente perché questo è l’allontanamento (e forse questa
parola ‘allontanamento’ possiamo oggi proprio metterla da parte): un affidarsi
reciproco tra due famiglie o tra una famiglia e una comunità. Del parlarsi tra
enti, servizi e soggetti diversi, del costruire équipe, dello stare con le
comunità e le famiglie come servizi. Del dare forma a nuovi mondi possibili
anche nelle vite di famiglie che vivono in mondi totalmente avversi." ( Paola
Milani*)
*Laureata in Pedagogia, Specializzata in Psicoterapia all’Università Salesiana di Roma (IFREP), Dottore di Ricerca in Scienze dell’Educazione nel 1994, dal 2018 Direttrice del Centro Interdipartimentale di Pedagogia e Psicologia dell’Infanzia dell’Università di Padova, dal 2015 Professore ordinario di Pedagogia Generale e Sociale nel Dipartimento FISSPA (Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata) dell’Università di Padova
Pubblicato da Annamaria Gatti
illustrazione di E. Basili (Mirta si fida. La famiglia Bottoni Una famiglia che accoglie, A.Gatti E. Basili. Ed. la meridiana, Molfetta 2020)