Benvenuti ai genitori...e ai bambini!

Questo blog nasce dal desiderio di condividere "lievemente" le gioie, le speranze, le sorprese, le favole e i dubbi che...
rallegrano e stimolano le scelte quotidiane dei genitori.

venerdì 24 luglio 2020

FAVOLA PER CHI...NON VORREBBE MAI DORMIRE...




Non voglio dormire
di Annamaria Gatti
Fonte: Città Nuova
Illustrazione di Eleonora Moretti


Fuori c'è il cielo blu.

Mi piace quel colore. Alla mamma ho chiesto di comprarmi una felpa blu come il cielo di questa sera. Mi piacerebbe anche avere sulla felpa le stelle che scintillano: sono belle e le guardo dalla finestra della mia camera.
"Sei a letto Paolo?" chiede il papà.
"No, non ancora!".
"È tardi, domani devi andare a scuola" dice, entrando.
"Cosa guardi qui al buio?". "Le stelle e il cielo"".
"Sono proprio belle queste stelle" "..." pensa a voce alta il papà, con il naso spiccicato sul vetro, vicino al mio.
"Papà, non posso andare a dormire" ".
"Perché?". "Sono una stella"

E di notte le stelle lavorano, perciò anch'io non posso
dormire".


Il papà è rimasto senza parole. 


Mi guarda e sorride: non aveva mai pensato che le stelle avessero un lavoro! Poi dice convinto: "Ma tu sei una stella-bambina.Vedi? Tutte le stelle-bambine dormono".
Nel cielo passa una luce che si accende, si spegne e corre via. "Comunque non posso davvero dormire" Sono un aereo che vola nel cielo blu" . Io e il papà abbiamo alzato il naso per seguire l'aereo che mi dice "ciao-ciao"" con le sue luci intermittenti. Poi non lo vedo più. Perché dovrei mettermi sotto la coperta, mentre l'aereo vola lontano, chissà dove" senza di me?
"Quando ero piccolo come te" - sospira papà -, "volevo diventare grande in fretta per imparare a pilotare gli aerei. Paolo, ora l'aereo non si vede più" si è messo a letto certamente. Anche tu allora"". 


Ma io lo interrompo subito "Guarda papà!" grido, indicando la luce che sorge dalla collina scura scura, più blu del blu. È la luna. "C'è traffico in questo cielo"" penso senza far rumore. Si capisce che non posso proprio
dormire"
Voglio vedere dove va a finire la luna, voglio capire perché la mattina, quando mi sveglio, non c'è mai ad aspettarmi. 


"Non posso andare a dormire, papà" C'è l'omino della luna che mi saluta!". 

"Oh Paolo! Quello è il personaggio fantastico di un bel libro, non una persona reale!" precisa papà. "E allora chi mi sta salutando proprio dalla luna?". "Io non vedo nessuno" spiega il papà. Poi si interrompe e non parla più; guarda di nuovo la luna e aggiunge: "L'omino mi fa un cenno, sta dicendo che se ne va a letto e che puoi andarci anche tu. E anch'io" ho un gran sonno!". 

Papà si sdraia sul mio letto, mentre dico convinto: "Ma no. L'omino della luna mi sta raccontando una storia tutta blu, come piace a me" 

Di un bambino che non vuol dormire. Lui ha un po' paura della notte, ma ci sono le stelle che gli tengono compagnia. Anche lui vuole essere una stella e brillare sopra la coperta blu del cielo. 

Sotto la coperta si sente triste, perché nel buio non succede nulla di interessante e il sonno non serve a niente.Vero papà?". 

""..."". 

"Papà?". 

Papà sta dormendo. L'omino della luna mi dice: "Papà è stanco, per questo si è addormentato. I grandi sono fatti così. Anche se ci sono grandi che non dormono di notte". 

"Grandi che non dormono? Quali?" gli chiedo io. "Chi fa il pane, per esempio. O l'operaio della fabbrica, il macchinista del treno, il vigile del fuoco, il poliziotto, l'infermiere e il dottore dell'ambulanza, il giornalista e il pilota del tuo aereo!"

 "Caspiterina! E tu li vedi tutti?". "Certo e ti dirò che al mattino tornano a casa, salutano i loro bambini, li accompagnano a scuola e poi vanno a dormire". 

Guardo il papà e penso rincuorato: "Allora in tutto quel buio là fuori ci sono tanti papà e tante mamme che lavorano"". Guardo verso l'omino della luna, ma un "coso" mi svolazza all'improvviso davanti agli occhi e grido: "Ehi!". 

"È un pipistrello" mi informa l'omino. "Allora, anche lui lavora di notte". "Con tutta questa gente che lavora, io mi sento stanco. Sai cosa ti dico?" sbadiglia l'omino. "Ti saluto e vado a dormire". 

"E la storia?". L'omino gentilmente mi spiega: "La continueremo domani sera. Ormai anche il bambino della mia storia ha abbracciato il sonno e gli occhi gli si stanno chiudendo lentamente, mentre si infila sotto la coperta blu, che è soffice e calda. Il suo mondo aspetta un nuovo giorno e si riposa, mentre tante mamme e tanti papà pensano ai loro bambini che stanno crescendo, fra stelle e luna e aerei luminosi che fanno sognare, mentre solcano il grande cielo

E vorrei che tutti bambini su questa terra potessero sognare sotto una morbida coperta blu e che il loro sonno fosse leggero e luminoso".

 Non sento più l'omino che mi parla, perché anch'io ho abbracciato il sonno leggero e luminoso. Mi sveglierò domani mattina. Lo so, quando tanti papà torneranno a casa. 

MA... caspiterina! Non ho ancora scoperto dove va a finire al mattino la luna!

mercoledì 15 luglio 2020

Ennesimo allarme giovani: morti per abuso di droga. Perchè?

Walt Whitman e il sublime spettacolo di un'aquila nella tempesta ...




Dalla pagina di cittanuova.it un intenso esame dello psicologo  Ezio Aceti
QUALE E' LA CAUSA DELLA TRASGRESSIONE?
Flavio e Gianluca, 15 e 16 anni, due ragazzi adolescenti morti per abuso di droga venduta loro da un 41enne, a sua volta facente uso di metadone. È l’ennesima tragedia che porta con se ragazzi pieni di vita, considerati perfettamente normali, brave persone, impegnate anche nel volontariato. Sale allora un grido: perché?
Il fatto è che la schiera di ragazzi che compiono gesti irrazionali e tragici è molto lunga. Se molti anni fa trasgredire era un tentativo di entrare nel mondo dei grandi, e per lo più si trattava di sfidare l’autorità, la famiglia, gli insegnanti perché troppo oppressivi, oggi non è più così.
Oggi non è l’oppressione la causa della trasgressione adolescenziale
Oggi più che trasgredire i ragazzi sono alle prese con le mille emozioni 
provenienti dal benessere, 
e tendono a vivere senza limiti, senza freni, 
ritenendosi spesso onnipotenti, e protesi verso una vita senza ostacoli. 
Anzi oggigiorno le difficoltà, i limiti, vengono ritenute facenti parte di un altro mondo, 
il mondo dei perdenti e degli sfigati.
Eppure, noi adulti sappiamo che le difficoltà sono un ingrediente fondamentale per vivere. Infatti le difficoltà e i limiti non sono negativi, perché aiutano i ragazzi a:
  • misurarsi con le risorse presenti in loro per cercare di svilupparle.
  • comprendere le difficoltà, personali e degli altri.
  • scoprire che le emozioni sono energia da vivere non necessariamente contro la propria persona, pensando che tanto non succede niente.

Tutto questo succede perché manca l’adulto all’altezza del compito educativo che le esigenze moderne richiedono, e cioè un adulto:
  • in grado di dire “no” ai ragazzi, per tutelarli da esperienze contro se stessi,
  • che per primo impara a vivere le frustrazioni come energia per la crescita, e aiuta i ragazzi a comprendere la fatica di vivere.
  • che si interessa ai ragazzi per sostenerli, ammonirli, riprenderli, incoraggiarli, deciso ad opporsi contro ogni pericolo e violenza.
  • disposto a perder tempo con loro per dare testimonianza della vita, che necessita sempre di essere vissuta al meglio.

Insomma un adulto che testimoni quanto sia tragico buttar via il dono della vita, che è unica e irripetibile per ciascuno.
pubblicato da Annamaria Gatti
foto da La rivista della natura

venerdì 3 luglio 2020

Nonni CV19



Per nonni e nipoti gli amici a quattro zampe fanno bene alla ...

E poi ci sono stati e ci sono loro. I Nonni.
Non ne ho sentito parlare, se non per coloro che ci hanno lasciato.
Dolore grande.
Nonni al tempo del coronavirus.
Nonni da preservare dal contagio.
Nonni vicini e nonni lontani.
Nonni presenti.  Di cuore.
Nonni assenti sempre, peccato! perdono un dono grande che la vita fa e non a tutti.
Ma si può recuperare, che nella vita l'amore può sempre tutto.

Nonni che hanno inventato di tutto durante la lontananza e il "resto a casa" di tutti.
Nonni che ascoltano nipoti e figli.
Nonni che entrano in punta di piedi, nelle case e nei cuori.
Nonni musicisti e cantanti.
Nonni scrittori, nonni che giocano a ...distanza.
Nonni cuochi e pasticceri.
Nonni insegnanti... DAD!
Nonni lettori...
Nonni giardinieri, contadini, ortolani, sarti, fabbri, falegnami, inventori, meccanici, piloti, giocolieri, equilibristi...

Nonni che hanno imparato a gestire il web, pur di restare in contatto visivo.
Nonni trasportati da un amore silente e forte.
Nonni rispettosi e attenti ai ruoli.
Nonni pasticcioni, che i figli sanno dirigere al meglio.
Nonni in gamba che sanno rispettare le regole che fanno bene a tutti.
Nonni confusi.
Nonni che ci sono quando si può e si deve.
Nonni che tengono sul comò i fiori regalati dal nipotino, i sassi trovati insieme, le foglie belle del ginkgo biloba...
Nonni... che restano nel cuore e negli occhi per sempre.

Quali nonni siamo stati in questo tempo complesso?


pubblicato da Annamaria Gatti
illustrazione di Enea
foto: da altraeta

giovedì 25 giugno 2020

Alberto Pellai in video: superare questa criticità con i bambini, collaborando

Come funziona il cervello emotivo dei bambini? Alberto Pellai

In questa video intervista in Percorsi Formativi 0/6,  il dott. Pellai ci permette di fare una bella riflessione sul nostro essere adulti, e quindi invitati a rappresentare coloro che prendono per mano i bambini in questo periodo difficile e  cercano di far fronte alla difficoltà con prassi di protezione, senza delegare a nessuno la responsabilità. 

L'adulto non si tira indietro, dà risposte, non nega il problema, ma rassicura, dà le risposte che trova nella collaborazione con tutti gli altri e supera stili  che generano da insicurezza e omertà, per condurre il bambino o il ragazzo in un percorso condiviso, in un gioco di squadra, che rifiuta l'antagonismo e abbraccia la cooperazione.
"Ci sarà sempre qualcuno che ti sta vicino, che risponde alle tue domande, noi siamo qui con te!"


https://www.facebook.com/percorsiformativi06/videos/3179631742261957/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARA839AXs2AYy2f9q4G5BELGO42EV3uBhQVZeip_MsMMf3HCNYtgAa3i6l1P-8dAsSi9LKz_HdZncYWs

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da giunti.it

venerdì 19 giugno 2020

IL DISTANZIAMENTO FISICO PER I BAMBINI IN ETA’ PRESCOLARE: SFIDE EDUCATIVE, SFIDE EVOLUTIVE



Le informazioni e le riflessioni di Alberto Pellai, conosciuto esperto del mondo dell'educazione, sul distanziamento nelle condizioni delle realtà educative, sono un contributo utile, con cui confrontarsi. (dalla pagina fb:  Percorsi formativi 0-6)


di Alberto Pellai – Dipartimento di Scienze Biomediche, Università degli Studi di Milano

“Stammi vicino”; “Vieni qui”; “Non andare di là”: i bambini infinite volte ci dicono con le parole, ma non solo, che per loro la prossimità fisica è fondamentale. Ci vogliono vicini, vogliono sentire che noi stiamo al loro fianco in modo concreto. Non bastano le parole: ci vuole anche la vicinanza dei corpi. Serve a conferire una sensazione di protezione e sicurezza. Serve a sentirsi contenuti quando le emozioni sono esondanti e loro da soli non ce la fanno ad entrare in modo adeguato nei processi autoregolativi. Quante volte per calmare un bambino non bastano sguardi e parole, ma bisogna prenderlo in braccio e stringerlo? E quante volte, i genitori stessi, per gestire una crisi di rabbia, stringono le braccia intorno al loro figlio per fargli sentire che tutto ciò che sembra incontenibile, dentro a quella stretta, può essere tenuto?
La vicinanza fisica non funziona solo come elemento di protezione, nella relazione con un bambino. Essa è anche strumento di relazione. I bambini hanno un linguaggio del corpo che parla più delle parole e si serve di gesti concreti.  “Per farti sentire che io con te sto bene, mi avvicino a te e ti stringo la mano”. “Per farti capire che ti stavo aspettando e avevo tanta voglia di incontrarti, quando ti vedo a distanza, ti corro incontro per abbracciarti”. “E se mi hai fatto qualcosa di brutto o che non mi è piaciuto, mi ritiro e mi allontano da te”.
Infine, la vicinanza dei corpi per i bambini è l’elemento che sostiene tutte le funzioni esplorative. Non solo perché se ho vicino qualcun altro, mi è più facile entrare in una nuova esperienza e farla mia, “assimilarla” e “accomodarla” dentro di me (proprio come affermava Piaget). Ma anche perché se io posso appoggiarmi a te, mio compagno di giochi, se posso seguirti, se posso confondere i miei confini con i tuoi, sento davvero che “io più te fa noi” e dentro quel noi io divento parte di un gruppo, di una squadra. Non sono più solo e ho più voglia di scoprirmi, di scoprirti, di scoprire il mondo che ci circonda. L’esperienza del gruppo, proprio nella sua interazione continua, nel suo contatto diretto attraverso la dimensione del gioco, è e rimane la più grande spinta alla crescita e all’apprendimento che un bambino può vivere fuori dal contesto di protezione e sicurezza che gli forniscono le sue relazioni famigliari, all’interno delle quali vive i bisogni di attaccamento.
Non si può immaginare, perciò, un mondo di bambini in cui i loro corpi devono stare nel distanziamento e nell’isolamento. E’ questa la sofferenza grande degli ultimi mesi, in cui l’emergenza dovuta alla pandemia da Covid 19, ci ha obbligato al non avvicinamento, al non toccarci, alla deprivazione relazionale in un modo che va contro ogni bisogno di chi è in età evolutiva.
Penso che le conseguenze del distanziamento fisico incidano sui bambini su due livelli. Da una parte li privano di un linguaggio del corpo che, nelle relazioni con gli altri, parla più delle parole. Un linguaggio che, nella sua immediatezza e spontaneità, traduce in azioni (e a volte in agiti) vissuti emotivi, bisogni profondi, elementi relazionali che possono solo essere comunicati attraverso l’immediatezza del corpo che si muove e si incontra (e scontra) con l’altro. Potremmo quasi affermare che un bambino obbligato al distanziamento e all’isolamento si trova nelle stesse condizioni di un minore che soffre di “mutismo selettivo”, ovvero che sa parlare, ma non lo fa quando è in presenza degli altri. Obbligare al distanziamento fisico dai propri amici, significa, in concreto chiedere al bambino di rimanere muto rispetto al linguaggio del corpo. Condizione così innaturale da generare di sicuro uno squilibrio nell’assetto psicofisico del minore. In effetti, in queste settimane, da più parti abbiamo avvertito l’allarme che questa deprivazione così prolungata ha generato una miriade di sintomi che sono stati comunicati attraverso un’iperattività e irrequietezza corporea (da una parte) oppure un disinvestimento dalle attività di gioco e movimento, con comparsa di abulia, stanchezza e disturbi del sonno.
Il secondo problema che vedo è quello relativo alla percezione che il bambino può avere dell’adulto che deve condurre attività in regime di distanziamento e che costantemente deve monitorare e riprendere un minore che si avvicini troppo ad un suo compagno. Penso che questo ruolo dell’adulto, costantemente concentrato sul tenere le distanze (che è l’esatto opposto di tutto ciò che vorremmo fare, quando ci proponiamo come educatori e quindi facilitatori della socializzazione in età evolutiva) alla lunga rischi di snaturarne funzione e ruolo. I bambini possono infatti percepire come confusiva la funzione dell’educatore che costantemente li allerta a non fare qualcosa che invece devono e vogliono fare, perché è nella natura dell’essere umano andare verso l’altro e incontrarlo nel contatto e non nella distanza. Inoltre, penso che sia molto debilitante, sperimentare una relazione con un educatore che in modo ossessivo e nevrotizzante continua a lanciare messaggi del tipo: “Stai lontano”, “Non avvicinarti” “Sei troppo vicino”, “Non toccarlo”, “Non sfiorarlo”. Questa raffica di messaggi che arriva con le parole, con gli sguardi e con la percezione di uno stato d’ansia e preoccupazione potrebbe – alla lunga – far percepire l’ambito educativo alla stregua di un luogo ansiogeno che fa sentire “dislocato” e sempre “fuori posto” chi lo frequenta.
La sfida che attende noi educatori in questo tempo di distanziamento fisico è davvero enorme: generare protezione, relazione, esplorazione e comunicazione in un tempo che vede la vicinanza dei corpi come problematica è davvero impegnativo.
Gli educatori della fascia 0-6 hanno però un vantaggio rispetto a quanto affermato al punto 3  del capoverso 2.4 nell’allegato 8 al DPCM dell’11 giugno, nel quale si invita a “mantenere quanto più possibile il distanziamento fisico di almeno un metro dalle altre persone, seppur con i limiti di applicabilità per le caratteristiche evolutive degli utenti e le metodologie educative di un contesto estremamente dinamico”. Ogni educatore può trovare in questa indicazione la bussola per orientare il proprio lavoro con i bambini della fascia 0-6: possiamo dire che implicitamente il legislatore ammette che, così come l’obbligo delle mascherine è sospeso per la fascia 0-6 anni, anche il distanziamento fisico resta un’indicazione, ma non una prescrizione assoluta con i bambini in età prescolare, i quali, per definizione, hanno caratteristiche evolutive che rendono per i più impossibile la comprensione del concetto di distanziamento e perciò ne precludono la sua applicabilità nei relativi contesti educativi. Ciò consente a tutti gli educatori dei nidi e della scuola dell’infanzia di non sentirsi “troppo intrappolati” da norme che, se prese alla lettera,  impedirebbero ogni forma di contatto tra bambini, anche all’interno dei gruppi “bolla”. Educatori e docenti della fascia 0-6 possono perciò mostrare una flessibilità di fronte a norme che in questa fascia d’età non precludono in modo assoluto il contatto tra bambini e tra bambini e adulti. Cosa che tra l’altro rappresenta anche una tutela del diritto che i bambini hanno di socializzare in un contesto che ne sa leggere i bisogni e sa evitare estremizzazioni che possono rivelarsi addirittura controproducenti.
Del resto, di fronte alla deprivazione che i bambini hanno vissuto durante il lockdown, non possiamo sottrarci al compito insito nel nostro ruolo che ci chiede di sostenere la crescita in modo adeguato in questo tempo così complesso e così diverso che ha impattato in modo potente la nostra vita e la nostra società, generando non poche fatiche tra i più piccoli.
E’ questa la sfida che ci attende nei prossimi mesi. Dovremo, in un modo o nell’altro, cercare di vincerla.

pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Alberto Pellai Facebook


sabato 13 giugno 2020

Crisanti: «I bambini quelli meno a rischio. Riapriamo le scuole, senza barriere»

Coronavirus, virologo Crisanti: «È follia dire che non c'è più»


Crisanti: «I bambini quelli meno a rischio. Riapriamo le scuole, senza barriere»

Vogliamo provare ad ascoltare  una voce autorevolissima per ripartire in sicurezza sanitaria e psicologica.
Crisanti: «I bambini quelli meno a rischio. Riapriamo le scuole, senza barriere»
Vogliamo ascoltare le parole di chi ha salvato il Veneto dal COVID19 e provare a percorrere strade ragionevolmente e pedagogicamente sicure.
«Una certezza c’è: i bambini sono molto più resistenti al virus rispetto agli adolescenti e agli adulti. Se si possono fare le elezioni, che problema ci può essere con le lezioni?! Sono certo più rischiose per il contagio»

Sgombra subito il campo e spiega che quello che sta esponendo è il suo punto di vista da scienziato, ma non sono linee guida: «Non mi permetterei mai», chiarisce il virologo Andrea Crisanti. E' ospite in sala giunta del vice sindaco, Arturo Lorenzoni, dell' assessore Cristina Piva e Francesca Benciolini e alcuni consiglieri comunali. Il tema dell'incontro è il ritorno a scuola, con particolare attenzione per i bambini più piccoli. «Partiamo da una certezza, i bambini sono molto più resistenti al virus rispetto agli adulti. Rispetto agli adolescenti il discorso è un po’ diverso, dai quattordici anni in poi». 
Bambini: i consigli dei pediatri per il ritorno a scuola - Tgcom24Per gestire il ritorno a scuola, fa intendere il professore, bisogna partire da quelli che sono i dati scientifici raccolti e a questi applicare senso pratico e buonsenso: «La sicurezza aumenta anche con i ricambi d’aria, ma questo vale non solo per il Covid. Ripristinare dei concetti che c’erano già quando andavo io a scuola, è una opportunità per ribadire quali buone pratiche hanno efficacia anche contro altre malattie: arieggiare il più possibile, pulire a fondo sempre e costantemente aule, bagni e tutti gli spazi degli istituti. Comprese maniglie e tutto ciò che si tocca. Quando parliamo di bambini è decisivo perché si sa, è molto difficile arginarne i comportamenti spontanei e non è neanche giusto».
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Il Plexiglas e le barriere paventate da mettere nelle aule sono invece una soluzione che giudica non solo inutile ma deleteria: «Impediscono il ricambio d'aria, il contrario di quanto invece indica la comunità scientifica. Parliamoci chiaro, che logica c'è nel riaprire le discoteche e magari gli stadi se poi teniamo chiuse le scuole?». Il concetto lo ribadisce più volte. I bambini sono i meno a rischio, perché impedire loro didattica e socialità? «I bambini sono molto più resistenti, solo in rari casi si ammalano. Non sappiamo il perché ma sappiamo che sono quelli meno a rischio. Poi certo, ci sono anche casi di bambini più vulnerabili alle malattie e per quelli bisognerà attenzioni in più».

Ritorno della pandemia?

Il professor Andrea Crisanti, dopo l'incontro è atteso a Vo'. La rivista scientifica Nature la prossima settimana pubblicherà il lavoro fatto presso la piccola comunità dei colli, prima con la chiusura e poi con le varie fasi di test che ha permesso di tracciare un profilo del virus e della sua diffusione. Inevitabile la domanda su cosa ci aspetta il prossimo autunno/inverno: «Anche se è sempre difficile fare previsioni, è possibile che si verifichino dei piccoli focolai e di conseguenza delle micro zone rosse. Ma non chiusure o lockdown come quelle che abbiamo vissuto i mesi scorsi», spiega. 
«Per questo ci vorrà gran senso di responsabilità. Mi riferisco soprattutto agli adulti: sintomi febbrili, persone infettate con cui si entra a contatto. Bisogna essere prudenti, non si va a scuola se ci sono queste condizioni. Anche questo è un principio che va al di là del Covid, dovrebbe valere sempre, al pari di lavare e tenere igienizzato tutto». 

Elezioni

All'uscita della conferenza, alla quale erano in tanti collegati, tra giornalisti e dirigenti scolastici, al virologo è stato chiesto un parere sulla data delle elezioni: «Sono certo più veicolo di contagio le elezioni che le lezioni. Per questo non c'è logica nell'impedire ai bambini di andare a scuola». Non saranno linee guida, ma le parole del Professore come sempre avranno una eco che per forza condizionerà la discussione sulle decisioni da prendere. La palla, ora, passa alla politica. 


Potrebbe interessarti: http://www.padovaoggi.it/attualita/crisanti-riapriamo-scuole-senza-barriere-plexiglas-deleterio-padova-12-giugno-2020.html?fbclid=IwAR2AKL5lZsyTfoMW9HWv9kE-aSx_CD_kRbweI-Ud_Opj5VP9SrYsyBmyTto
pubblicato da Annamaria Gatti
foto da Il Messaggero

venerdì 12 giugno 2020

Daniela Lucangeli: emozioni nel tempo incerto

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La professoressa Lucangeli ha offerto in questo tempo occasioni di supporto delle varie figure  educative, soprattutto genitori e insegnanti.
In un appuntamento recente conversa, come lei sa fare con grande empatia e autorevolezza, sulle emozioni che ci hanno caratterizzato e ci accompagnano in questo tempo.

E' stato ed è un momento difficile, per noi e loro i bimbi, un tempo di paura e allarme, anche di rabbia ed emozioni forti, ma è giugno, possiamo farcela, possiamo rimettere in circuito emozioni positive che ci fanno star bene:
  • tutti abbiamo bisogno ora di un pensiero nuovo che ci consenta di far vivere ai bambini la vicinanza:  io sono tuo alleato, non giudice NON TI LASCIO,  TU  MI  SEI MANCATO TANTO.
  • l'importante è quello che vivono e sentono e che possano esprimerlo, 
  • Il pensiero nuovo è una  nuova interpretazione educativa anche delle norme: QUESTO TI PROTEGGE, NON TI LIMITA MA TI AIUTA,   allora capiscono e si rassicurano e accettano ciò che NON è IMPEDIMENTO O LIMITE MA AIUTO A PROTEGGERTI.
  • Se manifestiamo le nostre emozioni,   la connessione con il loro animo regge: diciamo la loro piacevolezza, competenza, positività, abilità, comprensione, empatia, aiuto... lasciamo i rimproveri, le osservazioni umilianti, svalorizzanti.
  • E' la voce e lo sguardo, il tono il gesto che comunicano  queste emozioni, (anche con mascherina i bambini sentono e vivono le sensazioni) per ammorbidire le tensioni e accendere gli interruttori del benessere

Per ascoltarla:
https://www.facebook.com/visitfeltre/videos/785701931966010/UzpfSTE1NzIwMzMxMTE6Vks6MzMxNTc1NDg0MTc2ODg0Ng/


Segnalazione: servizio gratuito di MIND4CHILDREN per il supporto e accompagnamento educativo alle famiglie.
Scrivere a sos.emozioni.m4c@gmail.com vi risponderanno i nostri esperti.


Pubblicato da Annamaria Gatti,



foto dalla pagina facebook di Daniela Lucangeli